E infine arriva Warhol: a Palazzo Reale inaugura la quarta grande mostra in un mese, con i tesori della collezione di Peter Brant. Spazi esauriti? Macché, a metà dicembre sarà Kandinsky a fare cinquina…

C’è chi le mostre le chiude – leggi MACRO Testaccio, nel caos dopo i fattacci che hanno coinvolto Digital Life – e chi invece continua ad inaugurane. Leggi Palazzo Reale e dunque per estensione Milano, attraversata da una bulimica frenesia che fa a pugni con la crisi e sembra semmai rinverdire i fasti degli Anni […]

Marilyn by Warhol

C’è chi le mostre le chiude – leggi MACRO Testaccio, nel caos dopo i fattacci che hanno coinvolto Digital Life – e chi invece continua ad inaugurane. Leggi Palazzo Reale e dunque per estensione Milano, attraversata da una bulimica frenesia che fa a pugni con la crisi e sembra semmai rinverdire i fasti degli Anni Ottanta. Il 23 settembre inaugurava a Jackson Pollock: ad un mese esatto da quella data il principale spazio espositivo pubblico della città piazza il poker. Presentando oggi, dopo Auguste Rodin e i ritratti novecenteschi del Centre Pompidou, pure un immancabile Andy Warhol. Sono oltre centocinquanta i pezzi in prestito dalla collezione di Peter Brant, fan di vecchia data del re della Pop Art ed egli stesso curatore di un evento al quale ha contribuito in maniera costruttiva, uscendo dal ruolo del puro e semplice mecenate. Produzione 24 Ore Cultura, supporto esterno – a livello critico – di Francesco Bonami: si va sul sicuro, insomma, per un evento destinato a solleticare il grande pubblico. La solita infilata di serigrafie? Beh sì, senza sarebbe come una retrospettiva su Monet senza nemmeno uno straccio di ninfea; ma il buon Brant si porta dietro anche una ricca serie di disegni che partono dalla metà degli Anni Cinquanta, a ricostruire la primigenia passione di Warhol per la moda. E a dare un senso compiuto e non banale all’idea di ricerca dell’artista: per cui la riflessione sul modello della lattina di zuppa Campbell, ad esempio, non si limita alla reiterata riproposizione della sua immagine più iconica ma parte dal disegno e si chiude nel tridimensionale.
Ok le opere, dunque: ma dal punto di vista della confezione non si può dire si siano spremuti le meningi. Il set ricorda molto da vicino quello della passata esposizione su Modigliani, Soutine e la Parigi di inizio Novecento; la stessa immagine coordinata scelta per promuovere l’evento, al pari del lettering, richiama in modo molto marcato quella usata per la mostra su Warhol inaugurata solo dieci giorni fa a Pisa. Già, pure lì Warhol; come fu Warhol al Museo del ‘900 solo pochi mesi fa. Con la Goldin Age – pardon: golden age! – dell’Impressionismo ormai in fase di stanca, che sia dunque la Pop Art la nuova frontiera del blockbuster? Intanto, per chi si stesse chiedendo se a Palazzo Reale abbiano ancora un buco libero, la risposta è sì, eccome: arriva a metà dicembre pure Kandinsky. E sono cinque. Ma chi ci andrà a vedere tutte ‘ste mostre? Riflessioni da rimandare a primavera. All’apertura dei cassetti delle biglietterie…

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.