Bob Wilson non solo regista, ma anche attore, porta Beckett a Milano. Parte col botto, in Triennale, la stagione del Teatro dell’Arte: aspettando i colori del Mediterraneo raccontati da Studio Azzurro

Regista, scultore, coreografo, pittore, video-artista, light designer. E infine attore, ora: perché no? Nuovo giro nuova vaeste per Bob Wilson, che dopo aver portato al Piccolo – la scorsa primavera – la sua sagace e onirica versione dell’Odissea, torna a Milano mettendosi in gioco in prima persona. È il suo L’ultimo nastro di Krapp, amaro […]

Bob Wilson interpreta Krapp - foto Lucie Jansch

Regista, scultore, coreografo, pittore, video-artista, light designer. E infine attore, ora: perché no? Nuovo giro nuova vaeste per Bob Wilson, che dopo aver portato al Piccolo – la scorsa primavera – la sua sagace e onirica versione dell’Odissea, torna a Milano mettendosi in gioco in prima persona. È il suo L’ultimo nastro di Krapp, amaro dramma firmato Samuel Beckett, ad aprire domenica 20 ottobre la nuova stagione del Teatro dell’Arte, lo spazio per le arti performative della Triennale. Uno spettacolo al debutto in quel di Milano, ma già transitato nei mesi passati a Reggio Emilia, nel 2010 al Teatro Valle e ancora prima a Spoleto; una scelta che traccia la rotta di una stagione mai così sperimentale e multidisciplinare. Perché la prova di Wilson, istrionico trasformista e splendido interprete di uno tra i più dolenti personaggi beckettiani, apre la strada ai laboratori attivi di Housemates, che trasformano gli spazi del teatro in piattaforme per creazioni condivise e partecipate. Tre le compagnie ospitate in contemporanea, all’insegna di un esperimento di cohousing artistica, per dieci giorni che vedono i diversi linguaggi specchiarsi tra loro, fondersi, immergendo il pubblico in dimensioni tra loro divergenti ma complementari. Si apre mercoledì 23 ottobre con la convivenza tra le suggestioni del misticismo sufi tradotte in musica e azione dal collettivo Santasangre e una mai banale riedizione del mito di Faust condotta dal Quiet Ensemble; il tutto accompagnato dalle ambientazioni minimal del Gruppo nanou, struggente nel ridefinire i colori, i suoni e gli spazi della più intima solitudine.
Se la cifra è quella della commistione tra più generi diventa imprescindibile segnare in agenda – tra le performance acrobatiche di Aurelia Thierrée e le eccentriche riletture dei classici proposte da Irina Brooks – il doveroso appuntamento con Studio Azzurro.  Apre a fine novembre ed è visitabile fino a gennaio Il colore dei gesti – sinfonia Mediterrano, installazione poetica che trova nella manualità, nei lavori più nobili e antichi, una cifra capace di unificare culture solo apparentemente distanti. Trovando nelle mani di pescatori, liutai, vasai, conciatori, fabbri e maniscalchi fili indissolubili che tracciano un senso di ancestrale comunità.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.