Banksy update: falso allarme polizia, riprende la residenza artistica. Ancora per una settimana New York alla caccia di nuove “incursioni”

Falso allarme. Giusto ieri anche noi di Artribune rilanciavamo la notizia dello stop imposto dalla polizia alle scorribande newyorkesi di Banksy: ora lo stop si è rivelato essere solo una pausa (artifizio comunicativo?), e lo streetartista torna sulle strade per regalarci un’altra delle sue immagini. Waiting in vain at the door of the club si […]

La location dove è comparsa la nuova opera di Banksy

Falso allarme. Giusto ieri anche noi di Artribune rilanciavamo la notizia dello stop imposto dalla polizia alle scorribande newyorkesi di Banksy: ora lo stop si è rivelato essere solo una pausa (artifizio comunicativo?), e lo streetartista torna sulle strade per regalarci un’altra delle sue immagini. Waiting in vain at the door of the club si trova stavolta in Hell’s Kitchen, sulla 51 esima strada, e per la precisione sul bandone del Club Hustler, ossia uno storico strip-bar collegato al magazine di Larry Flynt (molto simile a Playboy). Data l’inquadratura estremamente chiara dell’immagine postata dall’artista, stavolta nessuna caccia al tesoro, dal momento che si tratta di un luogo pubblicamente conosciuto dai newyorkesi (la domanda a questo punto è: chissà quanto durerà prima di essere distrutta da taggers invidiosi).

Waiting in vain at the door of the club, il nuovo Banksy post-STOP
Waiting in vain at the door of the club, il nuovo Banksy post-STOP

L’immagine ritrae un uomo in giacca che ha in mano un mazzo di fiori in via di disfacimento, forse per la lunga attesa di una donna per l’appunto, che non si sa se mai arriverà. Il pubblico online si domanda quale sia il significato nascosto dietro questa malinconica figura, e nel frattanto tirano un sospiro di sollievo tutti coloro che pensavano che si trattasse di una fine di residenza artistica anticipata (probabilmente il giorno di riposo è stato un messaggio per denunciare l’attività di interferenza della polizia con il suo operato, di recente infatti i poliziotti hanno infastidito i collaboratori che hanno partecipato alle opere “viventi” che circolavano in città, come il ragazzo che lucidava le scarpe della statua di Ronald Mc Donald).
Qualunque sia stato il peso artistico delle opere presentate in questi 24 giorni nelle strade, non si può negare il grande successo di pubblico che l’operazione ha avuto, attirando in massa, puntualmente, curiosi, aficionados e giornalisti da tutti i quartieri della Big Apple…

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.