Venti sculture per rilanciare l’Idroscalo: il “mare di Milano” di trasforma in Parco dell’Arte. Con le opere dei vari Staccioli, Varisco, Perez e Manzù; in attesa si trovino i soldi per produrre site-specific

Al momento ne sono arrivate venti, frutto della generosità e disponibilità di artisti e collezioni, selezionate da un comitato scientifico che non ha visto il becco di un quattrino. L’importante però era partire, creare un precedente, nella speranza che in ottica Expo si trovino coraggio e risorse per “arrivare a produrre, ampliare la raccolta con […]

La statua di Manzù all'Idroscalo

Al momento ne sono arrivate venti, frutto della generosità e disponibilità di artisti e collezioni, selezionate da un comitato scientifico che non ha visto il becco di un quattrino. L’importante però era partire, creare un precedente, nella speranza che in ottica Expo si trovino coraggio e risorse per “arrivare a produrre, ampliare la raccolta con site-specific, anche di giovani artisti”. Così Flavio Arensi, che insieme al direttore del MAC di Lissone Alberto Zanchetta e a Lorenzo Respi ha scelto le sculture destinate a trasformare l’Idroscalo di Milano in un Parco dell’Arte. La volontà politica è dell’ente provinciale, i soldi sono della Fondazione Banca del Monte, lo spazio individuato segue per circa un chilometro la sponda orientale di quello che i nostalgici si ostinano a chiamare “il mare dei milanesi”. Ma che attende il 2015 per riscoprirsi piattaforma attrattiva: da un lato come location d’appoggio per un evento che, considerato il tema, dovrà fare i conti con una delle aree verdi attrezzate più importanti della città; dall’altro come ospite dei Mondiali di Canoa. Non una finale di Champions League, quanto ad appeal mediatico, ma certo capace di creare più movimento del torneo di burraco in parrocchia.
Il processo di restyling comincia, allora, guardando all’arte. Quella dei vari Alberto Ghinzani e Grazia Varisco, Augusto Perez e Giacomo Manzù. Opere che si fondono e confondono con il paesaggio, a tratti incidendolo in modo potente e spettacolare (è il caso dell’Arco di Giuseppe Maraniello); a volte invece agendo con rispettoso ed elegante gusto mimetico: come nel sensuale abbraccio bronzeo dell’Idroscalo di Mauro Staccioli, ballo metallico tra albero e scultura.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.