Un condonimio dedicato alla Street Art? Accade a Parigi, 13° arrondissement: con tanta Italia, fra gli artisti e anche fra i curatori…

Finalmente cala il sipario su La Tour 13, uno dei progetti dedicati all’arte urbana più grandi d’Europa. Un edificio di nove piani (4500 mq), situato in uno dei quartieri più dinamici della capitale francese, tra la Bibliothèque Nationale de France e la nuova Cité de la Mode et du Design ospita un museo temporaneo. Una […]

Finalmente cala il sipario su La Tour 13, uno dei progetti dedicati all’arte urbana più grandi d’Europa. Un edificio di nove piani (4500 mq), situato in uno dei quartieri più dinamici della capitale francese, tra la Bibliothèque Nationale de France e la nuova Cité de la Mode et du Design ospita un museo temporaneo. Una selezione di un centinaio di artisti che ha inteso privilegiare scenari emergenti come l’America Latina, il Medio Oriente, Portogallo e anche l’Italia.
Il coordinamento generale è affidato a Galerie Itinerrance, che ha dato spazio ad artisti come C215, Ethos, Inti ed eL Seed. Un intero piano, anzi “Il Piano” (questo il titolo dell’esposizione) è occupato dal meglio del Writing e della Street Art nostrana, sotto la cura dell’agenzia Le Grand Jeu. Da 108 a Dado, da Moneyless a Joys, e ancora a Hogre, MP5, Peeta e Tellas: una serie di stanze ospitano lavori site specific che dialogano con porte, finestre e carta da parati. Artribune vi offre una prima galleria di immagini in anteprima, e nei prossimi giorni un’intervista esclusiva a Christian Omodeo, ricercatore e responsabile del settore italiano…

– Claudio Musso


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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente. La sua attività curatoriale e di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Attualmente è Dottorando presso il Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di Bologna, dove ha precedentemente conseguito la laurea specialistica in Storia dell'Arte. Collabora con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Scrive per Artribune e Digicult. Di recente ha curato la sezione Urban Art Media Drifts del LPM - Live Performers Meeting (Roma - Minsk). Nel 2010 è stato invitato come lecturer alla AVANCA | CINEMA International Conference Cinema– Art, Technology, Communication (Avanca, Portogallo) e alla VIII MAGIS – International Film Studies Spring School (Gorizia, Italia).
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  • AlfredoArt

    Magari un progetto del genere nel quartiere Scampia di Napoli, visto che la città non è solo quello che le TV (pilotate) fanno vedere monnezza, scippi, camorra e disoccupazione, ma l’unione Italica di fine 800 volle che Napoli restasse un pattumiera a cielo aperto (metaforicamente parlano) alle angherie politiche dell’Italia post-Borbonica…L’Arte ci salverà!

  • Antonio Giordano

    La Street Art potrebbe conferire una nuova dignita’ a quartieri dormitorio di edilizia popolare periferici e anonimi (privi del pregio del “barocchetto romano” dato al bellissimo edificio IACP progettato dall’arch. De Renzi a Piazza Perin del Vaga nel quartiere romano Flaminio), venendo a costituire una opportunita’ di commissioni per giovani artisti. Il Comune di Roma e di citta’ come Napoli o Palermo dovrebbero essere stimolati a bandire concorsi e nominare critici esperti di provato valore e serieta’ in apposite commissioni deputate alla selezione, coinvolgendo i privati nel finanziamento di tali progetti.

  • lucy

    peccato che nessuno scriva che l edificio e´stracolmo di amianto.

  • Christian Omodeo

    Cara Lucy, mi scuso ma da un paio di anni ho smesso di rispondere a polemiche sterili e per di più non firmate.

  • Angelov

    M’ha sempre interessato il graffitismo, ma ultimamente la cosa non mi convince più di tanto.
    Un tecnicismo portato a conseguenze estreme, che vive solo a livello sensoriale, tende a spersonalizzare ed a disumanizzare; ed anche se la triste alternativa a tutto questo è un muro grigio, c’è comunque molta dispersione creativa che potrebbe essere meglio canalizzata in modalità meno aggressive e rampanti.
    Il fatto poi che quest’arte pantagruelica e gigiona incominci addirittura ad essere imposta come un modello, vuol dire forse che un’altro ghetto è stato sdoganato, ma non mi sembra certo per il meglio.

  • Angelov

    P.S.
    L’edificio è destinato alla demolizione entro un anno.
    Questa è probabilmente la ragione per la quale è stato concesso a questi artisti di poterne disporre in piena libertà.