Ma è Monet o Bill Viola? Video poetici alle Scuderie del Castello di Pavia per accompagnare una nuova (ennesima) mostra sul papà dell’Impressionismo. Della serie: quando l’allestimento conta…

I maligni potranno dire che a fronte di un catalogo tanto risicato – una quarantina le opere, solo venti quelle del maestro – era doveroso inventarsi almeno qualche effetto speciale. Quelli ancora più cattivi potranno obiettare che la nuova ennesima mostra su un impressionista potevano anche risparmiarcela, e che va giusto bene per il pubblico […]

Video per Monet a Pavia

I maligni potranno dire che a fronte di un catalogo tanto risicato – una quarantina le opere, solo venti quelle del maestro – era doveroso inventarsi almeno qualche effetto speciale. Quelli ancora più cattivi potranno obiettare che la nuova ennesima mostra su un impressionista potevano anche risparmiarcela, e che va giusto bene per il pubblico di una città di provincia. Obiezioni che ci stanno tutte: Claude Monet alle Scuderie del Castello di Pavia non è l’evento del secolo, ma tolto che la curatela di Philippe Cros offre spunti mai banali a rendere davvero interessante la faccenda è la trovata di un accompagnamento emotivo, filo conduttore che cuce le diverse sezioni del percorso espositivo.

Andiamo: in quanti si fermano a leggere i pannelloni a inizio sala? Per sottolineare i momenti cruciali meglio l’esperienza immersiva: video muti con attori che scrutano, si muovono in una lenta tensione poetica alla Bill Viola, diafani nei bianchi bruciati che sospendono tempo e spazio. In quadrifonia brani recitati ispirati ai carteggi del pittore, ricostruzioni volutamente romanzate ma veritiere: infotainment fatto bene, insomma, ben lontano dalla patetica ricostruzione storica in costume. Più che la mostra, insomma, poté l’allestimento…

 – Francesco Sala 


CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.