I soliti noti? Alcuni sì, altri no: ecco i quaranta finalisti del Premio Celeste 2013, che a ottobre si contenderanno i 20mila euro di premi

L’ultimo atto si avvicina: mostra finale e premiazione sono in calendario dal 5 al 13 ottobre al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli. Parliamo – qualcuno lo avrà capito – dell’edizione 2013 del Premio Celeste, che anche nell’edizione curata da Andrea Bruciati, quella del decennale, mantiene il format che prevede che i vincitori siano […]

La mostra finale del Premio Celeste 2012

L’ultimo atto si avvicina: mostra finale e premiazione sono in calendario dal 5 al 13 ottobre al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli. Parliamo – qualcuno lo avrà capito – dell’edizione 2013 del Premio Celeste, che anche nell’edizione curata da Andrea Bruciati, quella del decennale, mantiene il format che prevede che i vincitori siano decretati dal voto degli stessi artisti finalisti.
Ora arriva la composizione, delle pattuglie dei finalisti, suddivisi per le diverse categorie. Per la sezione Pittura & Grafica in lizza ci sono Lorenzo Aceto, Paola Angelini, Nicolo Bruno, Cosimo Casoni, Luca De Angelis, Ping Li, Pietro Manzo, Tiziano Martini, Dario Pecoraro, Simone Zaccagnini, mentre per Fotografia & Grafica digitale i prescelti sono Filippo Armellin, Matteo Cirenei, Carlo Fiele, Foto Marvellini, Michele Lombardo, Elisa Maccioni, Silvia Mariotti, Francesco Radici, Jaqueline Tune, Oskar Verant.
Dieci i selezionati anche per Video & Animazione: Erica Bellan, Andrea Bianconi, Nicolò De Napoli, Riccardo Giacconi, Nicola Gobbetto, Nicola Ruben Montini, Lorenzo Morri, Elisa Strinna, Thunderground Production, Xu Wang. Per Installazione, Scultura & Performance, infine, in corsa ci sono Francesco Cagnin, Sebastian Contreras, Christian Fogarolli, Giorgio Guidi, Adriana Iaconcig, Dario Lazzaretto, Elena Mazzi, Yari Miele, Ryts Monet, Davide Spillari.

www.premioceleste.it

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Marco

    Ma la Paola Angelini è presente in ogni premio? qualcosa non torna

  • Maria

    in quale altro premio ?

    • Marco

      Paola Angelini : premio Miccheti 2013, premio Combat, premio Cairo,premio celeste sicuramente anche in altri

  • artista anonimo

    So di colleghi invitati a partecipare al concorso da Bruciati con la quasi certezza di essere in finale. Ma conviene star zitti con la speranza di vincere un premio…

  • Inutile stupirsi di tali pratiche per così dire “amicali”.
    Anche ai tempi di Marziani si usava la partecipazione “a chiamata diretta”.
    Altrimenti i nomi noti del giro italiano non parteciperebbero affatto. Premio Celeste dovrebbe essere ad invito.

    • Thorvaldsen

      Seh, e poi chi paga fior fiore di 50 euro a botta?

      • sandra

        i poveracci che hanno pagato per mandare in finale i soliti noti, come dice artribune, se la prendono in quel posto e se ne stanno pure zitti, siamo nel paese dei pecoroni, mica in Francia o in Germania che sarebbe scoppiata una rivolta al solo sospetto di inciuci

  • Marco

    Paola Angelini : premio Miccheti 2013, premio Combat, premio Cairo,premio celeste

  • Paola Angelini

    Scusami Marco il Premio Michetti non l’ho mai fatto. Al Premio Cairo sono stata invitata. Quindi cos’ è che non torna?

    • Marco

      mi scusi il michetti no
      anche il celeste a quanto pare è su invito , da quel che si mormora ,
      la sua coscienza sa la verità,si ricordi non può piovere per sempre la furbizia non premia

    • Marco

      lei è una furba

  • Nelle sue motivazioni per le selezioni, pubblicate sul sito del Premio Celeste, Andrea Bruciati afferma: “Le istanze demagogiche che vogliono standardizzare dal basso la pretesa artisticità delle proposte (voce spesso insistente sul web) non bastano o non sono sufficienti a decretare la qualità, se non il successo di un’opera”. Sono in parte d’accordo, in parte vorrei comprendere meglio. Ritengo che proprio questa tipologia di premi rappresenti un laboratorio prezioso per elaborare una teoria del valore che sia fondata su criteri estetici innovativi rispetto a quelli rappresentativi ormai obsoleti, oltre che per riflettere sul ruolo dell’artista e sulle finalità del suo operare. Penso inoltre sia doveroso, in simili contesti, porsi il problema dell’adozione di criteri docimologici condivisi e il più possibile espliciti nella valutazione del lavoro artistico. Pur nella consapevolezza dell’impossibilità di un giudizio oggettivo, sarebbe auspicabile impiegare strumenti di selezione limpidi e ormai ampiamente diffusi in tutti i settori. Ho fatto in altra sede l’esempio più banale: una semplice griglia di valutazione, con criteri espliciti e chiari descrittori, a cui attenersi in maniera uniforme.
    Su questi temi ho cercato di interpellare Andrea Bruciati, proponendogli un’intervista da pubblicare sul mio blog nella rubrica “Tre domande”. Al momento non ho ricevuto risposta.

    • andrea

      Gentile Vincenzo Merola,
      mi spiace ma non ho ricevuto nulla da lei, potrebbe cortesemente rispedirmi la comunicazione? Anzi, visto che l’argomento merita un approfondimento, le propongo di incontrarci ad ArtVerona, dove forse avremo maggior tempo e modo per confrontarci.
      Mi inoltri nuovamente l’email con il suo cellulare per un contatto immediato e,
      se anche questa volta non dovesse giungere, mi giri il link del suo blog.
      Cordialmente,
      Andrea Bruciati

      • Gentile Andrea Bruciati,
        sono felice di sapere che concorda con me nel ritenere che l’argomento meriti un approfondimento. La scopro essere persona fin troppo disponibile nel propormi un incontro personale e mi auguro ci sia realmente occasione di conoscerla di persona (la mia mail è info[at]vincenzomerola.it, privatamente, se vorrà, le fornirò un mio recapito telefonico). A prescindere dalla possibilità di discutere faccia a faccia, in maniera più distesa e informale, le interessanti questioni sollevate in questa sede, le rinnovo qui l’invito a rispondere, in tempi brevi e prima che il tempo smorzi l’attenzione sul tema, a pochi sintetici quesiti nella rubrica “Tre domande” del mio blog:
        http://vincenzomerola.blogspot.it/
        Per evitare che ci siano nuovamente problemi nella ricezione delle email le chiedo la gentilezza di comunicarmi all’indirizzo info[at]vincenzomerola.it l’indirizzo di posta elettronica presso il quale gradisce ricevere la mia corrispondenza.
        Ringraziandola per il sollecito riscontro e per l’apertura al confronto, la saluto cordialmente e resto in attesa di una sua risposta.

      • Flora

        Egregio Critico
        Dott.Andrea Bruciati

        Bellissimo il suo lessico,bei moralismi,bei stimoli!!!!!!!!!
        Professionalità !!!!!!!!!!!!!! Mi chiedo dov’é nel suo cielo Cristallino???????
        Chiedo a me stessa,in quale mondo Ipocrita stò
        Distinti e Cordiali Saluti
        Flora Malaspina.

    • Angelov

      “Le istanze demagogiche che vogliono standardizzare dal basso la pretesa artisticità delle proposte (voce spesso insistente sul web) non bastano o non sono sufficienti a decretare la qualità, se non il successo di un’opera”
      Una affermazione come questa può lasciare allibiti.
      Grazie Vincenzo Merola per averla citata.
      Cioè, ci si serve del web ma non gli si riconosce alcun valore; così… roba per perditempo e rompiballe.
      E se l’idea che racchiude questo pensiero venisse estesa, addio elezioni e diritto al voto.
      Ma per fortuna in Italia tutto è diviso in scompartimenti stagni, e chi vuol essere lieto sia.

      • giuliano necci

        spero che il 75% dei partecipanti “mediocri” esclusi dalla selezione di bruciati e – come sembrerebbe – rimpiazzati dalla cavalleria dei “bravi” chiamati in extremis – non partecipino più al premio e non diano più i soldi, perseverare nel farsi prendere per i fondellii sarebbe veramente da sfigati

  • Marco

    non ti risponderà mai

  • alberto

    Questo nuovo clima di riflessione sull’opera deve tanto all’opera di Luca Rossi e al suo blog Whitehouse.

  • Per capire la situazione, suggerisco questo breve testo su una mia recente esperienza:

    http://whlr.blogspot.it/2012/02/brain-storming-burning.html

    Opere e artisti finiscono per essere la cosa meno rilevante di tutte, ed è giusto se non si capisce quale sia la funzione e la ragione dell’opera e dell’artista. Andrea Bruciati mi ha risposto che l’arte ha la funzione di emozionare. Questa tesi contemplativa non mi convince molto, io mio emoziono quando nasce mio figlio o quando vinco al superenalotto. Insomma se si tratta di emozionare, c’è ben altro.

  • Inoltre se si vuol proprio andare a cercare il pelo nell’uovo basta fare il caro e vecchio giochino dei controlli incrociati prendendo ad esempio un selezionato della sezione pittura:

    Lorenzo Aceto – lavora con – Galleria Cesare Manzo – che collabora con – Andrea Bruciati.

    Logico che i curatori per forza di cose devono tener saldi i contatti con i galleristi per poter sostenere il sistema e guadagnar il pane. Non vi è nulla di male in tutto ciò si tratta solamente di lavoro e di contatti.

    • LORENZO ACETO

      CARO WHITEHOUSE

      ANDREA BRUCIATI NON HA MAI COLLABORATO CON LA GALLERIA CESARE MANZO ED IO NON HO MAI LAVORATO CON ANDREA BRUCIATI.

      SI INFORMI PRIMA DI SPARLARE!

      LORENZO ACETO

  • Concordo sul fatto che i premi debbano essere a invito e non ci trovo nulla di strano che i curatori prediligano gli artisti con cui lavorano, altrimenti sarebbero quantomeno psicotici a lavorare con persone delle quali non stimano l’opera.

  • Marco

    scusa e i coglioni che pagano ? da denuncia

    • Quelli per forza di cose fanno da contorno, sono carne da cannone da immolare affinchè si possa organizzare il premio di turno, affinchè si possa aver riscontro di pubblico. Vi ricordate il Premio Terna prima edizione? decine di artisti ricevettero una lettera che li esortava a partecipare. Questo perchè sino a poco prima dalla scadenza del bando la qualità delle opere era a dir poco deprimente. Si chiamano i “big” anche per alzare un poco il livello e qui si torna alla teoria di Bruciati quando afferma: “Le istanze demagogiche che vogliono standardizzare dal basso la pretesa artisticità delle proposte (voce spesso insistente sul web) non bastano o non sono sufficienti a decretare la qualità, se non il successo di un’opera”

      • Lo stesso Bruciati infatti scrive:
        “Ho visionato l’intero corpus e devo ammettere le molte delusioni ricevute da almeno il 75% dei partecipanti”

        Quindi quando il livello è basso, bisogna chiamare i rinforzi, vale a dire gli pseudo “big” già in possesso di una galleria e quindi validati dal sistema oltre che fautori di quelle estetiche riconosciute e più confortanti. Diciamo che in Italia ci sono artisti che di lavoro fanno i “rintuzza-premio” e vengono chiamati alla bisogna per non far perdere la faccia al ciritico-selezionatore che altrimenti si troverebbe a dover scegliere solo tra quel 75% di opere deludenti.

        • giuliano necci

          si ma il 75% ha pagato una quota, quindi se davvero fosse successo questo si tratterebbe di truffa, da denunciare alla guardia di finanza

  • Giac

    si peccato che buona parte di quelle opere deludenti siano in finale…
    prendiamo ad esempio la sezione pittura…al di là del parere soggettivo non mi venite a dire che si tratta di arte contemporanea.. per non parlare della sezione installazione scultura e perfomance… per lo più sono lavori già visti e di una banalità scioccante, non tanto per quanto riguarda l’aspetto iconologico dei lavori, ma più che altro per come sono stati realizzati… secondo me sfugge non solo ai giurati ma anche a qualche artista il significato di istallazione..

  • Vedi Luca, il giochino delle relazioni non serve a nulla e non dimostra nulla. Nel momento in cui, nel bando di concorso di un premio, non è prevista l’esclusione di determinate categorie di artisti (ad esempio quelli legati contrattualmente a una galleria o quelli che hanno in passato lavorato con membri della giuria) bisogna accettare qualsiasi candidatura per buona. Asserire che un finalista abbia un legame di qualche tipo con uno dei selezionatori, come giustamente faceva notare Abbondio, non dovrebbe in linea di principio sollevare dubbi sulla correttezza delle procedure. Se tutto avviene nel rispetto delle regole previste dal bando, la riflessione sui criteri di valutazione non può partire da un critica al sistema delle relazioni.
    Invece si tratta di dimostrare (e questo spetterebbe alla giuria) perché quei determinati artisti siano da preferire ad altri, attenendosi a principi stabiliti in partenza e accettati come validi. Quello che io non condivido (nel massimo rispetto delle figure coinvolte, Bruciati in testa) è la completa assenza di espliciti criteri valutativi. Cito dalle motivazioni del comitato di selezione, riportate sul sito del Premio Celeste:
    “Ho scelto, per la maggior parte dei casi, in base all’impatto emotivo e alla curiosità che le immagini mi hanno trasmesso” (Eva Commuzzi);
    “La mia selezione di pittura è stata frutto di una scelta fatta con la pancia, prima che con la testa” (Alice Ginaldi).
    Chi riterrebbe accettabili simili affermazioni se, tanto per fare un esempio, fossero pronunciate dai responsabili del reclutamento di un’azienda per giustificare le scelte compiute nell’assunzione di nuovi lavoratori? Potrebbe mai un insegnante valutare le prove dei propri alunni e assegnare i voti “con la pancia”?
    Sicuramente ci sono da fare mille distinzioni tra un colloquio di lavoro, un’interrogazione e un concorso d’arte. Ma neppure possiamo accontentarci di liquidare la questione del giudizio in campo artistico connettendola con la pura e semplice emozione. L’impossibilità del giudizio rende ogni giudizio intercambiabile e accettabile: nulla ha sostituito i criteri estetici ormai obsoleti e il pubblico non ha a disposizione adeguati strumenti per comprendere e apprezzare i nuovi linguaggi. Deve quindi affidarsi a scelte eterodirette: un’opera è bella perché qualcuno ha detto così, non perché la si riconosca in quanto bella. Questo relativismo parassitario, in cui un’aristocratica cerchia di trend-maker determina arbitrariamente i gusti collettivi in funzione dei propri interessi economici, è una pesante tara ereditata da un’epoca destinata a tramontare, travolta da rinnovate emergenze e dalle infinite possibilità di comunicazione e di confronto offerte dalle moderne tecnologie (a partire da questo commentario).

    P.S. Resto ancora in attesa di una conferma della disponibilità di Bruciati a concedermi un’intervista per il blog.

    • Flora

      C’era altro in questa dichiarazione ( Motivazione selezione) alcune frasi sparite.
      Ho letto subito la motivazione .
      Alcune parti Spariti………

  • Marco

    mi chiedo se Vincenzo Merola, qualora fosse stato selezionato, avrebbe comunque colto l’occasione per attaccare dei professionisti, che fanno questo mestiere da anni e con riconoscimenti importanti. Mi chiedo anche se si sia mai chiesto quali siano stati i motivi che hanno comportato la sua esclusione. Questa mi pare essere una di quelle circostanze in cui sarebbe opportuno mettere in discussione il proprio lavoro piuttosto che distruggere/criticare quello altrui. Come vede, caro Vincenzo Merola, tutto il tempo che spreca ogni qualvolta pubblica insulti e/o critiche su questo sito, lo potrebbe utilizzare per formarsi e migliorare la sua ricerca.. visto che tutti questi “commenti” che ogni volta pubblica con tanta arroganza, non le hanno certo portato a farsi conoscere come artista, a farsi apprezzare.. ma soltanto a far conoscere la sua frustrazione …

    e i suoi lavori (non mediocri – ma pessimi) ne sono testimonianza.

    http://www.vincenzomerola.it/
    http://www.premioceleste.it/vincenzo.merola

    • Flora

      Salve Marco
      Ha usato la stessa ed identica Terminologia del Critico Bruciati Andrea: Frustrazione
      Percepisco una sintonia di linguaggio molto gemellari.
      Peccato che il Dott. Bruciati non mi ha risposto,dal commento divulgato.
      Comunque signor Marco quando si tratta di Danaro,anche i Ciechi iniziano ha vedere
      Flora

  • Marco

    denunciate !

  • Marco

    sparirà

  • Caro Marco,
    devo darle ragione su molte cose. Prima su tutte il giudizio sui miei lavori, che considero p e s s i m i da diversi punti di vista. In fondo l’arte è proprio questo: desiderio di perfettibilità. Per quanto la mia ricerca sia allo stato larvale, mi auguro quindi che cimentarmi in essa possa far bene alla mia anima. Lei crede che io non mi metta in discussione, ma lo faccio ogni giorno, cercando di migliorare, con tanta umiltà.
    Detto questo non crede che, come l’artista, anche il critico o il curatore o il selezionatore possano imparare dai propri errori? Dal mio punto di vista dovrebbe essere proprio l’incontro e il confronto tra gli intellettuali a generare il progresso culturale. Ritengo inoltre di non aver mai attaccato o offeso nessuno (la sfido a rintracciare su queste o altre pagine web un solo insulto da me pronunciato), ma di aver espresso opinioni in maniera garbata, con il coraggio di scrivere il mio nome e il mio cognome e di espormi a critiche come la sua, anonima e (mi perdoni la franchezza) a tratti caratterizzata da quell’arroganza di cui mi accusa. Ma non si preoccupi, io accetto di buon grado ogni biasimo, soprattutto se costruttivo: se anzi fosse così gentile da suggerirmi cosa ha trovato di particolarmente sgradevole nel mio lavoro, non mancherò di prendere appunti.
    Per finire, l’inaspettata risposta di Bruciati non mi sembrava piccata: se il diretto interessato ha reagito con signorilità ai miei commenti, non riesco a capire per quale motivo lei nutra risentimento. L’unico mio rammarico in questa situazione è la consapevolezza che il tanto agognato confronto non avverrà mai, perché il buon Bruciati, preso da mille impegni, avrà di certo già dimenticato la questione.
    Quanto al tempo “sprecato” nel produrre i miei scritti, sul mio blog o su questo sito, è stato abbondantemente ripagato perché ho conosciuto persone squisite, artisti e intellettuali dai quali ho imparato moltissimo e ai quali sarò sempre riconoscente. La scrittura è un meraviglioso esercizio: come lo studio, come il dialogo, come la capacità di ascolto è strumento prezioso e necessario per ogni creativo.

    • Flora

      Ciao Vincenzo
      Sei una persona Nobile Interiormente.

      Le persone Arroganti prima o poi non andranno da nessuna parte, non conoscono l’Umiltà proprio per la Arroganza che depositano dentro.
      Gli arroganti devono,pensare ha saper giudicare e gestire la loro bruttezza di arroganza.,non chi ama esprimersi con l’Arte.
      L’Arte rende l’Uomo Libero,lontano dai marciumi.
      E’ bello cio’ che bello
      E’ Bello ciò che Piace.
      Vincenzo non cancellare,le tue espressioni artistiche,vai avanti e non ti curar di loro,ma guarda,osservi,analizzi e passi.
      Buona Arte Vincenzo
      L’Arte incontaminata non decade mai.

    • Marco

      no.. deve sparire andrea bruciati.. almeno dalla giuria dei concorsi

    • Adria

      Gentile Vincenzo Merola,
      artista… critico… giornalista… blogger… intellettuale tout court… lei è evidentemente una persona impegnata e questo possiamo darlo per buono.
      Stavo solo pensando a quanto, in generale, non sia utile alzare la voce come un Savonarola dell’arte e interagire con il prossimo solo in maniera negativa senza premunirsi di una proprio solido lavoro e di un’identità ben definita, costruita in senso soprattutto positivo e non solo negando la qualità dell’altrui pensiero.
      Credo anche che, se proprio non si resiste al richiamo dell’invettiva seppur formalmente garbata, in contesti come questi sarebbe più appropriato buttarcisi in modo meno zelante e con più ironia, quella sorta di divertissement che almeno ci regala un’aria meno abbacchiata e acrimoniosa.
      E più simpatica.
      Un abbraccio e sia sereno.

  • Mi scuso con la redazione ma nonostante diversi tentativi non sono riuscito a pubblicare il commento in risposta a Marco. Chiedo ai moderatori, appena possibile, di pubblicare il commento delle ore 16,05 e di rimuovere i successivi.

  • Ovvio Mario

    D: Anziché crogiolarsi in tutta questa consapevolezza perché non boicottare direttamente certe cose? In fondo se gli artisti/consumatori non comprano più il prodotto risulterà ovvia una revisione di metodi e pratiche e anche del personale in casi estremi.

    R: Perché tutti in questo mare di escrementi prendono una manciata volentieri e ci si spalmano la faccia, sperando di portarsi a casa il montepremi, così giustizia sarà fatta. É per questo prima di tutto che si finisce per essere dei mediocri, non di certo per la qualità delle proprie opere.

  • Leggo commenti di Whitehouse che non sono di Whitehouse ma che sono di Whitehouse.

    Il nocciolo della questione è l’utilità di questi premi.

    Andrea Bruciati è chiamato a fare un lavoro per cui viene ingaggiato. E se invita artisti a partecipare che poi vincono non ci trovo nulla di male. Se si accetta di partecipare ad un Premio si deve accettare il giudizio della giuria.

    Mi sembrano polemiche inutili.

    • Flora

      Premio Utlità !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      Direi Premi che Gonfiano ed Arricchiscono le tasche degli Organizzatori_Critic-Galleristi.
      Spesso con Sovvenzioni di Enti Pubblici e della Comunità Europea per divulgare la Cultura dell’Arte,facendo pagare, alte quote d’iscrizione.
      Premiiiii!!!!!!!!!!!!!!! direi Sete di Danaro chi organizza dal basso verso l’alto,spesso Rifugio per non pagare le tasse.Dichiarano Nulla o poco.
      La Cultura dovrebbe elevare lo status sociale non arricchire il potere degli organizzatori.
      Chi è la Giuria non è uno parte di stato della società????Sempre più Ricca?? Anche con i fondi pubblici ??????
      Quando si tratta di Premi in Danaro,Dio Danaro,anche i Ciechi vedono a colori .

      Il punto non è la selezione con finalisti ,premiati o no.
      Il punto Cruciale è il Danaro che sminuisce il valore della cultura.
      Pensa agli appalti per Critici d’arte con Critici d’arte come si azzannano per avere la torta tutta per se. ( Incarichi Importantissimi per allestimento mostre o altro).
      Lo ha mai Pensato????
      Ci pensi……………………………….

  • gianluigi

    Oh my god!
    Che celeste noia è quest’ arte Italiana!

    Un cordiale saluto ai vincitori, ai perdenti e agli organizzatori tutti.
    Gianluigi Antonelli

  • Paolo Borrelli

    C’è da dire che chiunque tenti di riportare il discorso su un piano dialettico e coerente viene sempre e comunque aggredito dal picchiatore di turno con la solita “cultura del sospetto” e con giudizi stupidi oltre che arbitrari. Credo che se questa discussione abbia preso una direzione sensata si debba proprio a Vincenzo Merola che, con raro garbo e coerente testimonianza ha elencato le anomalie e le criticità (che i più riconoscono) che i vari Premi presentano a ogni edizione. Quegli stessi problemi che determinano giustificata sfiducia nell’obiettività dei curatori/organizzatori, minata alla base dal pressapochismo di criteri praticamente inesistenti.

  • Faccio ammenda pubblicamente per la mancanza di fiducia nella disponibilità di Andrea Bruciati al confronto. Siamo riusciti, in tempi brevissimi (considerati i pressanti impegni sul fronte ArtVerona), a portare a termine l’intervista. Appena il tempo necessario per rivedere il testo e il tutto sarà pubblicato sul mio blog (a breve il link). Credo che, a prescindere da eventuali divergenze di opinione, il coraggio e la prontezza di Bruciati nell’intervenire in un dibattito troppo spesso lasciato all’improvvisazione siano da ammirare. Speriamo possano servire da esempio e da stimolo per alimentare una discussione in grado di rinsaldare costruttivi rapporti tra artisti e operatori e fugare deleterie dinamiche oppositive.

  • Beppe

    Chi partecipa al premio celeste deve versare un contributo pari a 50 euro per una singola opera.
    Detto questo la giuria è libera di selezionare chi vuole ed è sovrana.
    Pero’ una cosa che mi ha incuriosito è che in diversi premi, Combat, Celeste e altri compaiono sempre gli stessi nomi con le stesse opere. Niente di meno chi sceglie è Bruciati. Può essere che questi artisti siano dei geni e veramente le loro opere emozionano come dice Bruciati ( anche se dubito, ho visto alcune opere fotografiche che fanno rizzare i peli), ma allora non è meglio dare direttamente i premi senza bandire un concorso e fare botteghino sperperando soldi a centinai e centinai di persone.?
    La scorsa settimana scrissi a Bruciati e chiesi il perchè della scelte di determinate opere fotografiche. La sua risposta è stata: devo rivederle e ti saprò dire. Mi son chiesto: Cacchio le hai selezionate tante volte e ancora non riesci a darmi una motivazione valida…..?

  • Don’t argue…
    Peace!

  • Come promesso, ecco il link all’intervista che Andrea Bruciati ha voluto concedermi:
    http://vincenzomerola.blogspot.it/2013/09/tre-domande-ad-andrea-bruciati.html
    Buona lettura a tutti. Mi auguro che possa essere un utile contributo per alimentare una discussione pacata e civile su uno dei temi più importanti in quest’epoca di cambiamento e di rivalutazione dei criteri estetici. Ringrazio ancora una volta Andrea Bruciati per la scelta di mettersi in gioco, senza arroccarsi su posizioni granitiche e irremovibili o trincerarsi dietro il silenzio, cosa affatto scontata di questi tempi.

  • Come promesso, ecco il link all’intervista che Andrea Bruciati ha voluto concedermi:
    http://vincenzomerola.blogspot.it/2013/09/tre-domande-ad-andrea-bruciati.html

  • Rudolf Arnheim

    “Le ricerche empiriche nelle scienze naturali come negli studi umanistici si fondano su certi assiomi in mancanza dei quali esse perdono significato. Il principale di tali assiomi afferma che l’obiettivo di una ricerca corretta è dato da un insieme di fatti oggettivi che lo studioso sottopone a verifica e cui firnisce una spiegazione. Il presupposto indispensabile è quindi che esista una verità ultima sull’universo, per esempio, o su un’opera d’arte. Che si fondino su metodi quantitativi di misurazione e prova o su analisi qualitative, i ricercatori devono affrontare il compito di indagare i fatti oggettivi servendosi di specifiche prospettive e risorse.
    Potrebbe sembrare che l’artista sia assolto da questo obbligo perché ci sono tante maniere di rappresentare un fatto d’esperienza in modo veritiero quanti sono gli artisti. Ma in realtà l’artista è tenuto a render giustizia ai fatti almeno quanto l’uomo di scienza, con la differenza che la particolare visione dell’oggetto che l’artista ha è inseparabile dalla concezione che dev’essere rappresentata. Le arti, prese nel loro insieme, presentano infiniti aspetti delle stesse verità, che si integrano tra loro invece di contraddirsi. Anche se la validità della visione del mondo di un artista ve giudicata solo nei suoi stessi termini. può, e anzi deve, essere giudicata.”

  • Angelov

    Nella Cultura anglosassone, che sembra vada per la maggiore oggi, il concetto che l’educazione sia cosa sacra, perché in grado di trasformare e coltivare l’individuo, aiutandolo ad evolversi, arriva a presupporre che anche il talento artistico possa essere insegnato, e quindi appreso.
    In altre Culture, tra cui la nostra, si tende a considerare il talento artistico come un dono divino; ma la sintesi, se possibile, la via del giusto mezzo, dovrebbe indicare che la volontà umana non ha potere alcuno su questa materia, che dipende da fattori così remoti, ma al contempo così in divenire, che qualsiasi interpretazione se ne dia, non fa che arricchirne il contesto e renderne il mistero più manifesto.
    Premesso questo, i Premi artistici, fatta eccezione quelli per poter assegnare con gara un progetto, sono solo o degli espedienti per far guadagnare soldi, quasi rubati, ai loro organizzatori, o un pretesto per inoculare quel “divide et impera” tra gli addetti ai lavori, ad appannaggio dei soliti furbi.
    Anche il Nobel a volte è stato rifiutato, o non assegnato a chi sarebbe stato dovuto.

  • Rudolf

    Perfettamente d’accordo con lei Angelov.
    Citando Arnheim in “Per la salvezza dell’arte”, intendevo porre l’accento su una questione che dovrebbe essere cruciale nei premi artistici e non solo: quella del giudizio. Infatti tutte le fondazioni, ogni premio, qualsiasi associazione ha un comitato scientifico appunto che dovrebbe essere in grado di giudicare oggettivamente l’operato artistico. Quando leggo che le scelte sono state fatte “con la pancia”, in base all’impatto emotivo, oppure che l’idea di valore sia un concetto metamorfico e che la valutazione critica si debba codificare in funzione della crescita professionale di un artista (criteri mobili per variabili altrettanto mobili nell’indeterminazione totale), non posso che leggerlo all’interno di una guerra che il principio di indeterminazione compie nei confronti dell’assioma descritto da Arnheim nella citazione sopra. Sembra che la teoria della conoscenza affermi che non possa esistere qualcosa come la verità oggettiva. Ma è una teoria che si contraddice già nella sua affermazione, come posso essere convinto che non esiste una verità oggettiva se una verità oggettiva non esiste? Se i valori sono metamorfici , se la valutazione è mobile come posso essere convinto che quella valutazione sia non dico “giusta”, ma quanto meno ragionevole. Dovremmo allora astenerci da qualunque tipo di valutazione ed accettare il mondo nella sua indeterminatezza. A questo punto allora non dovrebbero esistere premi e concorsi perché sarebbe impossibile determinare un criterio oggettivo per valutare.
    “Mi viene in mente, la favola di quel cappellaio che piangeva e rideva sempre a sproposito; giacché gli era dato di scorgere la realtà unicamente attraverso le immagini d’uno specchio stregato” (Elsa Morante, L’isola di Arturo, cit. da Arnheim)
    Questo motivo di indeterminazione e di negazione della verità nel mondo dell’arte porta alla cancellazione degli standard oggettivi, dice Arnheim, venendo meno la convinzione che l’arte assolva a specifiche funzioni per ciò che riguarda la mente (cosa che evidentemente la Biennale di Gioni combatte o meglio cerca di ristabilire), distinguendosi quindi dalle altre attività. “Inoltre si è largamente diffusa la convinzione che non esistano più criteri in base ai quali sia possibile determinare se una determinata opera meriti di essere valorizzata sul piano estetico e sociale”
    Dunque tutto va bene, si accetta indiscriminatamente qualunque cosa basta che ne venga dichiarato il valore.

  • @Rodolfo
    Una precisazione per amore (appunto) di “verità”… Quanto alla definizione di valore come concetto “metamorfico” immagino lei facesse riferimento alla mia intervista con Andrea Bruciati. Ecco, se è vero che da un lato è venuta fuori un’idea di valutazione “mobile”, Bruciati non ha mai negato che l’utilizzo di strumenti docimologici possa offrire indicazioni e parametri importanti, dichiarando inoltre che nelle sue esperienze sul campo ha sempre prestato attenzione ai dati quantitativi. La sua mi è sembrata una posizione di compromesso piuttosto dialogante. Il passo successivo credo dovrebbe essere un maggiore impegno nell’esplicitare i criteri di giudizio. Un utile contributo teorico in tal senso penso possa venire da questa e simili discussioni.
    @Artribune
    Leggo con piacere che a ottobre riprenderà il ciclo dei Dialoghi di estetica in collaborazione con il Labont. Quale sede più opportuna per approfondire? Speriamo di aver fornito qualche spunto all’ottimo Davide Dal Sasso.

  • Adria

    Griglie, punti, tabelle.
    Io boh.
    Biblioteche piene di libri nei quali si discute di giudizio estetico e si trova sempre un tratto in comune: ad un certo punto, rispettosamente, il giudizio trova un qualcosa di fatto ingiustificabile e si sospende sulla soglia… voi no.
    Griglie e numeri.
    Audaci.
    Continuo ad avere paura del giudizio popolare per questa tendenza alla burocratizzazione, misurabilità e schedatura.
    L’incubo di ritrovarsi eternamente allo sportello delle poste a compilare moduli. Ma non ne avevano tutti terrore? Evidentemente no.

  • Rudolf Nigel

    Gli strumenti docimologici così legati al sistema educativo e della formazione sono gli strumenti più adatti per giudicare o criticare un lavoro? Se poi questi strumenti sono applicati in modo “mobile” e “metamorfico” (cosa significa poi questo termine in riferimento al valore che pretende essere oggettivo di un’opera?) non si vanifica lo studio pedagogico che tale metodo, alquanto opinabile, propone di risolvere? Gli assistenti sono gli unici a darci un metro di valore nel loro giudizio: “decisione di pancia” e “impatto emotivo”. Dunque perché in un premio artistico si applicano sistemi docimologici appartenenti alla sfera dell’educazione pedagogica nell’ambito della formazione? E quale sistema critico invece sarebbe più auspicabile? Personalmente sono contrario ai premi di qualunque tipo (anche se la mia opinione non ha alcun valore) perché sono sempre mistificatori. Non sono utili né al premiato né al giudice ma hanno l’unica funzione di giustificare il premio stesso e la classe egemone. D’altronde dobbiamo trovare un metodo di valutazione per cercare di distinguere ciò che è arte da ciò che non lo è. Warburton dice che la vita è troppo breve per poter rispondere a questa domanda ma essere d’accordo con questo assunto significa, ripeto, accettare il fatto che i premi siano del tutto inutili perché tutto equivale e tutto ha lo stesso valore. Ora chi si appresta a giudicare per conto di una fondazione o di una associazione premiante il talento, l’operatività, la capacità di un artista non può credere nell’indeterminazione, mobile o metamorfica che sia, del valore oggettivo dell’arte ma deve credere nella possibilità di una definizione dell’arte e quella definizione dev’essere dichiarata di modo che si possano definire dei parametri oggettivi entro i quali il giudice si trova a compiere il suo lavoro. Da questo non si può scappare.

  • LabroniCum

    Un pò di pulizia non guasta mai… Ho appena segnalato gli evidenti conflitti di interesse (per non dire apertamente corruzione tra privati!) nel premio Combat al neoeletto Sindaco di Livorno che mi ha ringraziato. Vediamo se succede qualcosa e se in futuro il “concorso” sarà di nuovo finanziato con soldo PUBBLICI da Comune, Provincia e Regione.