Due anni di Fuoricampo. La galleria senese festeggia con una doppia personale di scultura: qui le immagini dell’opening e della festa

Mancava solo lo spegnimento delle candeline, per festeggiare ieri – domenica 22 settembre – il secondo compleanno della Galleria FuoriCampo di Siena: e ieri c’è stata festa grande, che ha inaugurato la stagione con una doppia personale curata da Gino Pisapia. Sotto il titolo De Sculptura, ripreso da un testo di Pomponio Gaurico pubblicato nel […]

Mancava solo lo spegnimento delle candeline, per festeggiare ieri – domenica 22 settembre – il secondo compleanno della Galleria FuoriCampo di Siena: e ieri c’è stata festa grande, che ha inaugurato la stagione con una doppia personale curata da Gino Pisapia. Sotto il titolo De Sculptura, ripreso da un testo di Pomponio Gaurico pubblicato nel 1504, il curatore ha presentato nello spazio senese all’ombra della Torre del Mangia le opere di due giovani artisti, Giulio Delvè (Napoli, 1984) e Namsal Siedlecki (Greenfield, Usa, 1986). Un’esposizione che rivolge uno sguardo lucido e puntuale su una delle pratiche artistiche più complete e complesse, capace di rinnovarsi continuamente: a voi i commenti, con la fotogallery dell’opening…

  • Nati negli anni 80, ma ancora New Arcaic. Ancora Giovani Indiana Jones.

    Si tratta della moda del vintage applicata all’arte contemporanea, e quindi non certo lo sfasamento con il presente, di cui parla Agamben, per definire qualcosa contemporaneo.

    La tendenza (ormai sdoganata all’ultima Biennale di Gioni) è ben più interessante perchè rappresenta una retorica passatista, che le generazioni più giovani devono abbracciare per essere accettati e mantenuti in un paese per vecchi. Sembra che non sia più possibile trasgressione e avanguardia, se non nel recuperare codici e concetti dell’arte anni 60-70.

    Ed invece la vera trasgressione sarebbe la consapevolezza. Fare un passo indietro e distinguere le cose. Quindi forse una retroguardia. L’artista che commette un passo indietro diventa l’ennesimo spettatore armato di iPhone e connesso in rete. Una semplice foto diventa un progetto, immaginato e reale allo stesso tempo. Quindi il MUSEO diventa una zione e non un luogo: guardare diversamente. Rimando al progetto “Tao (letteralmente la Via o il Sentiero)”.

  • giovanni

    Riferimento culturale a parte, il comunicato forse “eccessivo”, mi sembra una mostra molto ben concepita, lavori dialoganti allestita bene nonostante lo spazio esiguo della galleria. Da vedere!
    Ora stiamo a vedere le mosse di questa giovane galleria, che sembra però essere cresciuta di mostra in mostra. Continuate così.
    g.

  • artk

    Non ho visto la mostra, ma controllando il “passato” della galleria sul sito web (siamo nel web 4.0….sarebbe un po’ da rifare…) mi sembra ci sia stato un salto siderale.
    Però da notare che ha sempre lavorato con artisti italiani, il che mi sembra lodevole per chi appena apre cerca il nome straniero/esotico che fa sempre fighetto.
    Rifate il sito e continuate sulla strada intrapresa! c’è bisogno di gallerie che scommettano sugli italiani, visto che fuori non li fila nessuno i nostri artisti.