Dopo aver convinto Cannes l’erotismo surreale di Yann Gonzalez vince il Milano Film Festival: una visione onirica e ironica dell’amore, interpretata tra gli altri da un priapesco Eric Cantona

È un po’ come se Amélie – quella del favoloso mondo, per intenderci – si aggirasse tra bordelli e locali per scambisti; passando per un ironico cimitero degno del Rocky Horror. È un erotismo esibito ma tutt’altro che volgare, semmai giocoso e surreale, quello che porta Yann Gonzalez a vincere la diciottesima edizione del Milano […]

Una scena da "In Bloom"

È un po’ come se Amélie – quella del favoloso mondo, per intenderci – si aggirasse tra bordelli e locali per scambisti; passando per un ironico cimitero degno del Rocky Horror. È un erotismo esibito ma tutt’altro che volgare, semmai giocoso e surreale, quello che porta Yann Gonzalez a vincere la diciottesima edizione del Milano Film Festival: la giuria composta da Cosimo Terlizzi, dal giovane regista francese Davy Chou e dalla programmer della Berlinale Anna Henkel-Donnersmarck premia il suo Le recontres d’après minuit. Un’opera prima già apprezzata all’ultimo Festival di Cannes, dove ha colpito il pubblico della Settimana della Critica; una prova convincente per l’ex rocker (con il fratello Anthony nel gruppo indie degli M83), che riporta sul set Eric Cantona. Dopo il cameo nel biopic Elizabeth e il soccer-movie ispirato alle sue gesta all’Old Trafford (diretto da Ken Loach), l’ex-calciatore torna davanti alla macchina da presa in veste di priapesco e improbabile erotomane.  Menzione speciale per la fuga di cervelli proletari raccontata da Alessandra Celesia in Mirage à l’italienne, che ottiene anche il Premio Aprile per il film che meglio sa adeguarsi all’anima del festival.
I gusti del pubblico, che ha espresso le proprie preferenze a mezzo app, si sposano con quelli della speciale Giuria degli Studenti: doppio riconoscimento dunque a Nana Ekvtimishvili e Simon Groß per In bloom, tenera storia di formazione di due ragazzine georgiane ambientata negli anni della disgregazione dell’URSS. Per il titolo deve aver chiesto consulenza a Lina Wertmüller: di breve ha giusto la durata Pequeño bloque de cemento con pelo alborotado conteniendo el mar, pellicola con cui lo spagnolo Jorge Lopez Navarrete vince il premio per il miglior cortometraggio. Inscenando con la complicità di un cane e una cavalla una poetica parodia dei conflitti e delle tensioni che il pregiudizio scatena nelle dinamiche relazionali. Di cultura latina anche il vincitore del riconoscimento per il miglior cartoon: si tratta del brasiliano Edson Oda, autore di Malaria.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.