Da 20mila (euro) allo zero assoluto. E senza nemmeno la grazia di un perché: stoccata al MiBAC a margine della presentazione del Milano Film Festival, che compie diciotto anni ma perde inspiegabilmente il pur minimo sostegno dello Stato

Hanno cominciato con cinquemila. Poi passati ad ottomila. Cresciuti, un anno fa, fino alla non esorbitante ma determinante somma di ventimila euro. Iniezione corroborante per le casse di un evento cinematografico che non vanta il pedigree di Venezia o gli sponsor di Roma, ma si arrabatta per sondare la scena indipendente, meglio se giovane. Puntura […]

La presentazione del Milano Film Festival 2013

Hanno cominciato con cinquemila. Poi passati ad ottomila. Cresciuti, un anno fa, fino alla non esorbitante ma determinante somma di ventimila euro. Iniezione corroborante per le casse di un evento cinematografico che non vanta il pedigree di Venezia o gli sponsor di Roma, ma si arrabatta per sondare la scena indipendente, meglio se giovane. Puntura a margine della presentazione del Milano Film Festival, al via giovedì 5 settembre con la sua diciottesima edizione: una kermesse che diventa grande e quindi, ironia della sorte, perde il sostegno di quello che sembrava essere un affezionato padrino. Lo Stato, ovviamente. “Abbiamo saputo solo a metà agosto che il contributo del MiBAC ci è stato negato” spiega Beniamino Saibene di esterni, impresa culturale che produce la rassegna. “Non credo ci fosse dovuto alcunché, se non un comunicazione più tempestiva: rinunciare in corso d’opera a una cifra del genere ci taglia le gambe”. E invece nemmeno il becco di un quattrino. E nemmeno una spiegazione. Perché, incalza Saibene, “trovare qualcuno che ti risponda in un Ministero, ad agosto, è un’impresa”.
Levato il sassolino dalla scarpa si scaldano i motori per un’edizione che porta in concorso cinquantun corti e undici lungometraggi. Di questi ultimi otto sono diretti da donne: e non in omaggio a chissà quale strategia scelta a tavolino, tra quote rosa ed esibite parità. Sono la qualità e il coraggio dei lavori a parlare, come nel caso della giovanissima portoghese Salomé Lamas, classe 1989: in concorso con un documentario che testimonia la brutalità dei mercenari nelle guerre civili che hanno infiammato le ex-colonie di Angola e Mozambico.
Lo schermo di riferimento resta, come di consueto, quello del Teatro Stehler; ma è l’intera città – da Parco Sempione all’Auditorium San Fedele – ad animarsi di eventi e proiezioni, incontri, dibattiti e appuntamenti extra-cinema. Che spaziano dai concerti all’arte contemporanea: Luca Trevisani, Invernomuto e Jõao Laia sono i protagonisti della mini-sezione Vernixage, con tre lavori inediti centrati sull’ibridazione tra generi diversi.

– Francesco Sala

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.