Cosa sono i centri culturali indipendenti? La risposta viene da Lecce, e da ArtLab: tra sfida territoriale e glocale, tra Favara e Cascina Cuccagna

Ad ArtLab13 si parla di centri culturali indipendenti, con la presentazione di una serie di case histories interessantissime in un panorama così complesso. Per la prima volta, senza piangersi addosso, ma con un atteggiamento propositivo che mira ad aggirare la crisi individuando nuove strategie di collaborazione. Ciò che accomuna tutte o quasi queste esperienze è […]

Maria Grazia Bellisario

Ad ArtLab13 si parla di centri culturali indipendenti, con la presentazione di una serie di case histories interessantissime in un panorama così complesso. Per la prima volta, senza piangersi addosso, ma con un atteggiamento propositivo che mira ad aggirare la crisi individuando nuove strategie di collaborazione. Ciò che accomuna tutte o quasi queste esperienze è l’esiguità dei budget, la necessità di un confronto aperto con il territorio, l’esigenza di trasformare la realtà in cui si vive con delle azioni semplici, ma mirate, di essere motore di riqualificazione, ma anche laboratorio di progettazione identitaria, come ha raccontato Luigi Negro di Ammirato Culture House. Sono situazioni periferiche, che si collocano lontano dai grandi centri, in contesti dove sono molto ben radicate e dove intrattengono un ruolo profondo con la comunità. In molti casi, vogliono farsi promotrici di uno sviluppo che sia anche economico.
È come se questi progetti raccogliessero in qualche modo una nuova sfida territoriale e glocale per le nuove generazioni: costruire la propria realtà e portare il mondo a casa propria, come ha spiegato Florinda Saieva di Farm Cultural Park, a Favara. Il tema occupazionale è stato molto frequentato nei discorsi legati alla presentazione di Fabrizio Casetti dello Spazio Grisù di Ferrara, una ex caserma di 4200 mq, oggi trasformata con una operazione intelligente di riqualificazione urbana, in spazio di co-working destinato alle imprese creative e alla progettazione culturale. Anna Spreafico ha raccontato, per Esterni, la storia della Cascina Cuccagna, un luogo ad alto potenziale identitario in pieno centro a Milano (zona Porta Romana) che preserva il passato agricolo della città, salvando dall’abbandono e dal degrado, grazie ad una azione condivisa di cittadini, prima, e al coinvolgimento successivo di importanti realtà una cascina rurale, oggi sede di attività culturali, occasioni di didattica, servizi alla città, ristorante, eventi e domani (forse) anche di un ostello. Fortemente voluta dagli abitanti Cascina Cuccagna ha avuto anche un altro importante risultato, quello di portare il Comune a mappare le oltre 50 “gemelle” presenti in città. Il Museo Carlo Zauli di Faenza, invece, nella persona del suo direttore Matteo, ha raccontato la propria realtà, la cui identità si colloca a metà della tradizione ceramica che contraddistingue il territorio e la sperimentazione contemporanea, con progetti di residenze d’artisti ed espositivi a livello internazionale, sotto l’egida della valorizzazione della figura e del lavoro di Carlo Zauli.

Una menzione a parte merita “Visioni Urbane” uno straordinario lavoro di networking promosso dalla Regione Basilicata che mette dal 2007 insieme cinque centri per la creatività (il TILT di Pisticci, Casa Cava di Matera, Rionero in Vulture, Banxhurna di S. P. Albanese, il Cecilia di Tito), in totale sinergia con Matera Capitale Europea per la Cultura, in tandem con ArtePollino/Sensicontemporanei e grazie all’impegno di Aldo Colella, in un percorso che mira a valorizzare il territorio e le attività culturali, ma anche ad incoraggiare strategie di cooperazione interna con obiettivi legati alla formazione, al turismo, alla sperimentazione in ambito artistico e culturale e alla progettazione di beni servizi. E che, inoltre, complice il GAI – Giovani Artisti Italiani, lancia un progetto di residenza per artisti. Per Artribune lo racconta, in video, Maria Grazia Bellisario, PaBAAC, tra i soggetti a fianco dell’iniziativa…

– Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.