Bologna update: le prime edizioni dei libri di John Lennon, ma anche vinili d’autore firmati dai vari Dieter Roth, Joseph Beuys e Laurie Anderson. Musica ed arte a braccetto nelle mostre che accompagnano Artelibro

C’è chi si è attenuto alla forma canzone, per quanto filtrata in modo rigorosamente eretico e sperimentale. Ci sono, insomma, le imprescindibili Yoko Ono e Laurie Anderson, quest’ultima con quel O superman che in modo assolutamente imprevisto e imprevedibile – erano i primi Anni Ottanta – si trovò in vetta alle charts inglesi. C’è poi […]

Dieter Roth in vinile

C’è chi si è attenuto alla forma canzone, per quanto filtrata in modo rigorosamente eretico e sperimentale. Ci sono, insomma, le imprescindibili Yoko Ono e Laurie Anderson, quest’ultima con quel O superman che in modo assolutamente imprevisto e imprevedibile – erano i primi Anni Ottanta – si trovò in vetta alle charts inglesi. C’è poi chi fa della musica ciò che vuole, manipolandola fino alle più estreme conseguenze e chi – Joseph Beuys su tutti – punta invece sulla limpidezza della parola. Doveva essere sonora la decima edizione di Artelibro, che mantiene le promesse occupando i tavoli della sala lettura della Biblioteca Universitaria con un centinaio di vinili d’artista, pregiate rarità che non possono non incuriosire. La selezione curata da Giorgio Maffei pesca autentiche chicche: perché se un binomio Andy Warhol Lou Reed era in fin dei conti preventivabile, altrettanto non si può dire per la compilation che ha accompagnato la delegazione francese alla Biennale di San Paolo nel 1985, raccogliendo gli interventi sonori dei vari Christian Boltanski, Daniel Buren e Ben Vautier; o ancora delle composizioni new-dada dell’eccentrico Juan Hidalgo. L’occhio si posa curioso tra Hermann Nitsch e Mimmo Rotella, con il solo rammarico di non poter sentire il contenuto delle registrazioni, fermando quindi l’esperienza – e dunque il giudizio – ai soli preliminari. Quando sarebbe stato senz’altro intrigante andare fino in fondo. È la voce di John Lennon, invece, ad accogliere i visitatori del Museo della Musica nella dependance bolognese (e letteraria!) della grande mostra che Modena dedica all’attività artistica dell’ex Beatles. Nei video passano spezzoni con interviste e surreali show televisivi orditi da John, nelle teche ecco le prime edizioni che – nel mondo – hanno accompagnato l’uscita dei suoi In His Own Write e A Spaniard In The Works. Oltre alla miriade di progetti e raccolte editi postumi. Una breve ma efficace indagine iconografica ma anche tipografica, che svela piccoli gioielli – è il caso della curiosa edizione ceca fuori formato – ma anche inspiegabili orrori: chissà perché in una pletora di ovvie traduzioni alla lettera abbiamo la trasformazione italiana  del lapalissiano In His Own Write in Vivendo cantando. Chiamiamole, per carità di patria, licenze poetiche.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.