Lido Updates: donne sotto i riflettori, in tante declinazioni. Emma Dante con un duello al femminile, Mia Wasikowska in viaggio con John Curran

Via Castellana Bandiera è una stradina ad una sola corsia. Che succude se due macchine dirette in direzioni opposte si incontrano? Nessuna tra le due donne alla guida vuole cedere il passo all’altra tornando indietro, e così inizia una guerra fredda all’ultimo respiro. Piace l’apertura italiana alla critica, unita nel giudizio positivo sull’opera prima di […]

Via Castellana Bandiera è una stradina ad una sola corsia. Che succude se due macchine dirette in direzioni opposte si incontrano? Nessuna tra le due donne alla guida vuole cedere il passo all’altra tornando indietro, e così inizia una guerra fredda all’ultimo respiro. Piace l’apertura italiana alla critica, unita nel giudizio positivo sull’opera prima di Emma Dante. Convince di meno la prova di John Curran, che traspone sul grande schermo il romanzo autobiografico della Davinson. Si tratta di un viaggio catartico che la donna compì in piena solitudine, accompagnata da quattro cammelli e dal suo amato cane. Mia Wasikowska, che già aveva reso più volte grandi performance, non ultima quella di Jane Eyre nella versione di Cary Fukunaga, supera se stessa. Peccato per il film, che invece non decolla mai e resta una bella sequenza di vedute fotografiche del deserto, senza riuscire a coinvolgere lo spettatore.

In serata è il turno del film tedesco The Police Officer’s Wife di Philip Groning. Un bel polpettone di tre ore, sottodiviso in 60 capitoli con tanto di intestazione iniziale e finale. Un catalogo involutivo della storia di una giovane coppia. La moglie del poliziotto è una danza masochista, orchestrata con lucida e calma precisione ed esposta in asciutta essenziale ossessività. Marco Muller parla spesso della “regola dei pantaloni”, durante questo film, piuttosto silenzioso, a parte qualche filastrocca maniacale, si è sentito spesso tossire e la sala, già da principio non proprio piena è andata progressivamente svuotandosi. Il film descrive bene il rapporto di interdipendenza che si istaura tra “vittima e carnefice” e non è privo di una certa bellezza, ma non è facile ed è quasi impensabile esportarlo in un cinema pubblico. Il luogo della proiezione di oggi è quello che più si addice ad una pellicola di questa fattura, che è esattamente quello che si definisce in gergo “film da festival”.

– Federica Polidoro

CONDIVIDI
Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.