“L’arte migliore reinventa l’arte per la prossima generazione”. Fallita la sua missione al MOCA, Jeffrey Deitch “restaura” la sua immagine di guru del contemporaneo: ecco il video…

Sei intensi minuti di riflessioni circa il suo ruolo e il potere di connettere le persone con l’Arte. C’è il regista Jesse Dylan – sì, proprio il figlio del grande Bob – dietro questa nuova video intervista a Jeffrey Deitch, con il direttore in partenza dal Museum of Contemporary Art Los Angeles (MOCA) che comincia […]

Sei intensi minuti di riflessioni circa il suo ruolo e il potere di connettere le persone con l’Arte. C’è il regista Jesse Dylan – sì, proprio il figlio del grande Bob – dietro questa nuova video intervista a Jeffrey Deitch, con il direttore in partenza dal Museum of Contemporary Art Los Angeles (MOCA) che comincia raccontando il proprio senso di fascinazione per i sentimenti che proviamo in quei primi 10 secondi nei quali si viene colpiti da un quadro, e dal suo potere visivo, il momento in cui si riconoscono i pattern e le strutture profonde alle quali ci sentiamo universalmente legati. Come quando lui stesso a 12 anni fu colpito da un Leger con un impatto fortissimo e sorprendente… Parla poi di come l’alternarsi delle generazioni di artisti ha reinventato e contribuito ad una più vasta definizione di arte (“L’arte migliore reinventa l’arte per la prossima generazione, ma in aggiunta fa riferimento alla lunga tradizione che ci precede“), dove il focus viene ormai posto sull’Arte come qualcosa da esperire, dove la vita è integrata in tutti i suoi aspetti, e i lavori diventano sempre più ambientali, coinvolgendo tutti i nostri sensi.
Los Angeles è il luogo fulcro in cui si consuma sotto innumerevoli forme questo articolato habitus sociale, e in cui il museo della città si conferma come l’istituzione che interpreta la cultura visiva e risponde alle esigenze di nuovi tipi di audience. Le persone ormai fanno foto che mostrano online, curando la propria versione della mostra in rete, e sono la prova di come le arti visive vantino un enorme potenziale di agganciare altre persone, poiché tutti sono affamati di ispirazione e stimolo artistico in qualche misura.
Insomma, considerazioni di una figura polarizzante nel mondo dell’arte per il successo commerciale che ha avuto come gallerista / showman e come timoniere di una grande istituzione, che è rimasta fedele ad uno dei suoi interessi fondamentali: quello di esporre nuovi lavori per un pubblico nuovo. La sua visione si riassume nelle ultime parole “L’arte crea un’esperienza comunitaria, un’esperienza spirituale. L’arte influenza il modo in cui la gente interpreta il mondo, e costruisce un senso di apertura e tolleranza dei diversi punti di vista su di esso”…

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.
  • Adriano De VIta

    Nessuno traduce il parlato? .Non tutti parlano bene l’inglese e siccome questo è in giornale italiano magari non sarebbe una cattiva idea…

  • moscardino

    Uno spot terribile, sembra propaganda elettorale
    è talmente brutto che sembra fatto da Vezzoli