In attesa della Tate 2, Londra si regala la Serpentine 2. Presentato il progetto di Zaha Hadid per la Sackler Gallery: inaugurazione a settembre con Marisa Merz

C’è aria di rinnovamento in una delle gallerie londinesi più note al mondo, in cui arte e architettura hanno trovato un felice equilibrio. In 43 anni la Serpentine Gallery ha presentato al mondo ben 1600 tra artisti e architetti. Da Louise Bourgeois a Frank Gehry, Damien Hirst, Jeff Koons, Gerhard Richter, Oscar Niemeyer, Yoko Ono, […]

Il progetto della Serpentine Sackler Gallery

C’è aria di rinnovamento in una delle gallerie londinesi più note al mondo, in cui arte e architettura hanno trovato un felice equilibrio. In 43 anni la Serpentine Gallery ha presentato al mondo ben 1600 tra artisti e architetti. Da Louise Bourgeois a Frank Gehry, Damien Hirst, Jeff Koons, Gerhard Richter, Oscar Niemeyer, Yoko Ono, Andy Warhol, Ai Weiwei. Un approccio per molti aspetti pionieristico se si pensa, per esempio, all’ottima riuscita di un’iniziativa nata più di dieci anni fa che ha visto alternarsi i migliori progettisti del mondo nell’ideazione di un padiglione temporaneo. L’ultimo, in ordine di tempo, è l’eterea nuvola metallica del giapponese Sou Fujimoto inaugurata a giugno di quest’anno.
La novità sta nella Serpentine Sackler Gallery, un ampliamento di quello che viene chiamato “The magazine”, un edificio neoclassico del 1805, situato all’interno di Kensington Gardens, a pochi minuti dal Serpentine Gallery pavillion. Un progetto, che inaugurerà il 28 settembre, commissionato a Zaha Hadid, con cui la galleria ha stretto un forte sodalizio. Alla galleria è stato dato il nome del Signor Mortimer e dalla signora Theresa Sackler, la cui Fondazione ha reso possibile l’operazione. Una copertura, bianca, leggera e luminosa che affianca l’edificio e ne amplia gli spazi. Una tenda rigida ma movimentata che, se da un lato crea un interessante corto circuito grazie al netto contrasto con la monumentalità dell’architettura preesistente, dall’altro sembra poco coraggioso se paragonato al linguaggio hadidiano, di solito più audace e consapevole di sé.
Un rapporto, quello tra la Hadid e la Serpentine, che ha origine nel 2000. A lei fu commissionato il primo padiglione temporaneo che aprì la fortunata serie. Un progetto, a guardarlo ora, che è facile considerare un antesignano, meno fluido e complesso, dell’ampliamento ora proposto dall’anglo-irachena. Per l’opening saranno due le mostre presenti, una delle quali dal sapore nostrano. La prima, una grande retrospettiva dell’opera di Marisa Merz, la seconda, un’esposizione del giovane artista argentino Adrián Villar Rojas, noto al mondo per le sue macro sculture fortemente drammatiche.

– Zaira Magliozzi