Da Zelle a VHS. Si conclude la quasi decennale esperienza dello spazio palermitano di Federico Lupo. Una fine? No, un nuovo inizio. Meno mostre e più ricerca: laboratori, multipli, editoria

Era l’aprile del 2005 e a Palermo, con una personale di Igor Scalisi Palminteri, nasceva Zelle. Un piccolo nome, che in tedesco significa “cellula”, per uno dei primi artist-run space italiani, nucleo creativo improntato alla ricerca, pensato come unità espositiva e progettuale. Zelle è stata una vetrina per artisti giovani (ma non solo), siciliani molto […]

Daniele Franzella, Qualcuno non sia solo, 2013 - photo Noemi La Pera

Era l’aprile del 2005 e a Palermo, con una personale di Igor Scalisi Palminteri, nasceva Zelle. Un piccolo nome, che in tedesco significa “cellula”, per uno dei primi artist-run space italiani, nucleo creativo improntato alla ricerca, pensato come unità espositiva e progettuale. Zelle è stata una vetrina per artisti giovani (ma non solo), siciliani molto spesso, ma anche arrivati dal resto d’Italia e qualche volta dall’estero; è stata per molti emergenti l’unico, vero trampolino di lancio sul territorio, con quel mix di spirito indipendente e grande qualità professionale: dall’impaginazione delle mostre alla cura della comunicazione, dalla messa a punto dei concept alla creazione di collaborazioni e coproduzioni. E Zelle ha, soprattutto, costruito una sua identità chiara: attenzione ai circuiti undergorund; capacità di fare scouting pescando da scene non omologate o sommerse; contaminazione tra linguaggi dell’arte, del suono, del cinema, dell’animazione, della scrittura, della grafica, dell’editoria. Un spazio per il contemporaneo in cui sono approdati sovente progetti intrisi di sapori vintage, fra estetiche retrò e supporti analogici, o in cui le ricerche più attuali si sono mischiate con la tradizione della scultura e della pittura. Tutto questo grazie al lavoro di Federico Lupo, artista tra i più ingegnosi della scena siciliana.

Sprezzatura. Homo Faber, Homo Dialecticus, 2012
Sprezzatura. Homo Faber, Homo Dialecticus, 2012

E se abbiamo parlato al passato, un motivo c’è. Zelle chiude, ma non si spegne. Semplicemente diventa un’altra cosa. Da settembre si chiamerà VHS – e riecco l’analogico! – che sta per Von Holden Studio, da quel Guillaume Von Holden che Lupo ha usato nei suoi testi come nom de plume.
Resta immutato lo spazio in zona Papireto, vicino l’Accademia di Belle Arti, ma l’accento si sposta verso l’attività laboratoriale: cicli di workshop su editoria, tecniche di stampa, nuovi media, fino a un laboratorio di serigrafia in pianta stabile, in collaborazione con Direct Cut. Attenzione particolare agli arredi, con pezzi che arrivano dall’art dèco e dal design gli anni’40, e poi uno store on line di multipli ed edizioni d’arte, e un bookshop con fanzine, artist book, libri d’epoca, rari e fuori catalogo.
Il tutto nasce, in realtà, dall’attestazione di un impasse innegabile – quello del sistema dell’arte – e dal tentativo di ritagliarsi un’isola differente. “Gli attuali processi di produzione e divulgazione, ed i relativi processi di mercato – inerenti l’arte visiva – si mostrano talvolta incapaci di generare ed alimentare un vero e proprio immaginario. Mirano troppo spesso a formulare una manierata e comoda prassi intorno ad una ridotta gamma di variabili. L’artista è sempre più spesso un bravo impiegato di un’agenzia creativa, intento a sviluppare idee spendibili in una vincente campagna di comunicazione. L’immanenza di un’opera scompare così sepolta da articolate speculazioni”. Così scrive Federico Lupo nell’introdurre VHS e nell’annunciare la fine dell’esperienza Zelle. Non più una cellula espositiva, ma un dispositivo per la germinazione di immaginari, segni, pratiche, circuiti. Nuovo anche l’approccio al mercato: più accessibile, fruibile (anche grazie al web), trasversale e meno di nicchia rispetto al classico collezionismo d’arte. Dunque, benvenuto VHS. E che siano altri dieci anni di passione, di rigore e di ricerca vera.

– Helga Marsala

www.vonholdenstudio.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Giulio Parrinello

    sembrerebbe meglio delle fallimentari realtà museali a Palermo. Vedi museo Riso e subito dopo Zac

    • Helmut

      Ho già sentito troppe sciocchezze.

  • Massimo

    Nessuno ne sentirà la mancanza. Andate a zappare che è meglio! questi gruppetti di “artisti” che praticano l’auto fellatio mi fanno venire il voltastomaco. Ridicoli!

    • Giuseppe

      Massimo hai letto l’articolo per bene? evidentemente no!
      Non vorrei deluderti ma Zelle si trasforma anzi… si evolve! Nessuna chiusura!

      • massimo

        si evolve (come le emorroidi)? mi fa piacere. Continuate
        a farvi i complimenti da soli…fra amici (come sempre). Fate ridere!

        • marco cassarà

          massimo, per il 15 di agosto tutti sono a festeggiare, e tu sfigato alle 14 e 34 sei qua a scrivere.. te intanto (fastidioso non più di un emorroide) continua pure ad ingiuriare.. qua intanto ci si evolve e si produce

          • Massimo

            Marco continua a ballare, evolviti , scemo!

  • Andrea Di Franco

    Rimettersi in gioco non è facile e soprattutto non è da tutti. Di recente ho scoperto che anche un’altra ottima realtà siciliana, Tribe Art, si è trasformata e produce bellissimi prodotti editoriali nel proprio shop virtuale “latienda”. Quindi i migliori auguri al sig. Lupo e a tutti gli altri attivi e coraggiosi del territorio.

    • Helmut

      Pare che queste “riconversioni” nell’ambito dell’editoria indipendente siano la tendenza del momento.

  • La galleria e l’attività sempre più complessa e selettiva di Federico Lupo, e la sua nuova attesa evoluzione meritano tutta l’attenzione e il rispetto dovuti per chi ha dimostrato sul campo di sfidare il tempo, il luogo e le mode che questi inevitabilmente generano.
    Ricorderò sempre con piacere l’esperienza (insolita sia per me che per Federico) della mia mostra “Noli me pingere”, tenuta da Zelle nel marzo del 2010.
    Auguro a lui e al suo nuovo progetto tanta fortuna!

  • Donato

    I commenti di astio rivolti a Zelle in calce a questo articolo dimostrano che è possibile lanciare accuse e insulti violenti verso davvero qualsiasi cosa, e che l’ignoranza schiude le porte verso la legittimazione dell’opinionismo sistematico di cui si serve un certo management dell’affare artistico.

    Così, l’insulto ignorante, che intende ostentarsi nel proprio sedicente alternativismo di pensiero, si dimostra essere solo una controindicazione voluta ed organica a quel management che intende corrodere manifestandosi.

    E Zelle è (stato) quanto di più distante possa esistere da ciò che si suppone possa meritare questi toni. Tant’è che se ne è andato con parole tutt’altro che concilianti, trionfalistiche o gaudenti.

    In bocca al Lupo a Federico Lupo, che ha offerto un lavoro di sicuro talento, riluttante alle liturgie parasociali come i vernissage come metodo di attribuzione di plusvalore alle opere. Un vero spazio di biodiversità dell’arte, senza pregiudizi né recessività ai sistemi, di estrema concretezza. Seguirla da puro e disinteressato spettatore è stata una delle esperienze più intense e autentiche dei miei anni a Palermo.

    • Helmut

      Condivido il tuo pensiero.

  • Valeria

    mi domando chi vorrà acquistare questi multipli, e queste edizioni d’arte
    bisognerebbe avere i soldi da investire per fare le fiere della piccola editoria e quelle specializzate. speriamo che non sia l’ennesimo canto del cigno. Riflettere sulla qualità delle proposte non farà male