Una personale in mezzo alle vigne: Valerio Berruti inaugura il nuovo progetto curato da Gail Cochrane per Ceretto. La storica cantina delle Langhe rinnova il proprio feeling con il contemporaneo

Hanno chiamato Sol LeWitt e David Tremlett ad affrescare la cappella che domina il vigneto nelle Brunate; hanno ospitato in residenza – ed ospitano ogni anno – artisti che vanno da Anselm Kiefer a Robert Indiana, da Francesco Clemente a Kiki Smith. Vignaioli mecenati i Ceretto, titolari di uno dei brand che ha consacrato il Barolo sulla scena internazionale; artisti del vino da sempre sponsor […]

Il Cubo di Ceretto con le opere di Valerio Berruti

Hanno chiamato Sol LeWitt e David Tremlett ad affrescare la cappella che domina il vigneto nelle Brunate; hanno ospitato in residenza – ed ospitano ogni anno – artisti che vanno da Anselm Kiefer Robert Indiana, da Francesco Clemente Kiki Smith. Vignaioli mecenati i Ceretto, titolari di uno dei brand che ha consacrato il Barolo sulla scena internazionale; artisti del vino da sempre sponsor attenti del contemporaneo. Un rapporto di lunga data quello che lega l’azienda di Castiglione Falletto, Bassa Langa, con Valerio Berruti: orgogliosamente albese, tenacemente radicato e legato al proprio territorio. Un rapporto che si arricchisce oggi di una nuova avventura.
Il titolo lo presta, dono inconsapevole, Beppe Fenoglio: che sapeva bene di trovarsi là “dove il cielo s’attacca alla collina”; ma non poteva sapere che, dal 2000, l’incontro felice tra terra e infinito avrebbe avuto il suo simbolico cancello a Bricco Rocche. Sono calati qui, in cima a una collina assediata dai filari, gli angoli estrosi del Cubo, spazio espositivo completamente vetrato che funziona da cerniera tra la collina e le nuvole; contesto che diventa il baricentro della personale con cui Berruti inaugura un programma di mostre biennali curato dalla direttrice della Fondazione Spinola Banna Gail Cochrane.
All’interno del Cubo il carosello di Ognjen, con gli otto imponenti pannelli che ritraggono un bambino nell’atto di guardare sopra le proprie spalle; sparso ai quattro angoli del vigneto, in corrispondenza dei punti cardinali, il soggetto si ripete nelle quattro stele in metallo di Dove il cielo si attacca alla collina, mentre la cantina di affinamento si trasforma in un piccolo museo con disegni e bozzetti preparatori. Il progetto si inserisce come ideale compendio all’interno del catalogo di lavori che Berruti ha già realizzato per casa Ceretto. Con le cancellate sagomate in corten di Ovunque proteggimi a guidare lo sguardo, presenza poetica, attorno i possedimenti di Bricco Rocche.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.