Un corteo di portatrici d’acqua si avventura per il Grande Cretto di Burri a Gibellina. Immagine mitologica quella scelta da Marzia Migliora come cartolina per la nona Giornata del Contemporaneo, fissata da AMACI il prossimo 5 ottobre

È un inno alla tradizione, alle comuni radici di un Mediterraneo legato all’enigma ancestrale delle società matriarcali. E dunque diventa immagine di vibrante femminilità, austera e antica, spigolosa e insieme materna. Un corteo di donne si inerpica tra i cunicoli del Grande Cretto di Alberto Burri, portano sul capo anfore in terracotta colme d’acqua. Figure […]

Marzia Migliora per la Nona Giornata del Contemporaneo, Aqua Micans, 2013 - Realizzata al Grande Cretto di Alberto Burri, Gibellina - photo Turiana Ferrara

È un inno alla tradizione, alle comuni radici di un Mediterraneo legato all’enigma ancestrale delle società matriarcali. E dunque diventa immagine di vibrante femminilità, austera e antica, spigolosa e insieme materna. Un corteo di donne si inerpica tra i cunicoli del Grande Cretto di Alberto Burri, portano sul capo anfore in terracotta colme d’acqua. Figure strappate dal mito e gettate in una contemporaneità fuori dal tempo, dove l’arsura implacabile di un paesaggio sterile, senza speranza, è icona di una disperata sete di cultura, sapere e bellezza. Si intitola Aqua Micans l’opera che Marzia Migliora offre ad AMACI come copertina per la nona Giornata del Contemporaneo, in programma il prossimo 5 ottobre. Una silenziosa sfilata è quella orchestrata a Gibellina, realizzata chiamando come protagoniste le figlie e le nipoti di quelle stesse donne che videro nel 1968 la propria casa distrutta dal terremoto; una riflessione concettuale attorno a un gesto, quello della portatrice d’acqua, comune a tutte le culture e codificato in una gestualità tanto univoca ed eterna da assumere i toni della ritualità. E poi c’è, a cementare presupposti ideologici e concettuali, il riferimento dichiarato al Locus Solus di Raymond Roussel, con l’acqua ad assumere poteri di panacea, linfa vitale in grado di riportare i morti alla vita.
Il nome di Migliora si inserisce in un catalogo che, dal 2006 ad oggi, ha visto coinvolti Michelangelo Pistoletto e Paola Pivi, Maurizio Cattelan e Luigi Ontani, Stefano Arienti, Giulio Paolini e Francesco Vezzoli.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Come criticare questa scelta poetica?

    Mentre il dato che riflette questa ennesima “idea intelligente” è quello di una cultura senza personalità, ma con tante idee scollegate e non criticabili; che sono funzionali proprio a quell’ordine arido e “non poetico” che c’è intorno. Ed invece c’è bisogno di idee criticabili…Burri lo sapeva.

    Tante ideuzze poetiche. Marzia Migliora è esperta di smart relativism: e quindi tante idee, poetiche, intelligenti…retoriche? Non criticabili…ma scollegate, e ripiegate pericolosamente sulla citazione e su quello che hanno fatto altri…

    Non abbiamo bisogno dell’ennesima citazione poetica, ma di modi per risolvere la citazione. E questa teatralità fine a se stessa, tra fiction e realtà, ci fa fare un sorrisino a denti stretti, una frettolosa e superficiale riflessione e poi più niente!

  • Martina

    Con Burri e’ facile brillare… Peccato sia luce riflessa.

  • Sono sempre più convinto che l’arte non debba confrontarsi con se stessa (non è un problema di linguaggio, o almeno non solo e sicuramente non è quello principale) ma con la realtà, con quello che esiste, il mondo, gli oggetti/soggetti che sentiamo, tocchiamo, vediamo, … (e a chi dice che non esiste, darei un pugno sul muso e poi vediamo se non cambia idea).
    Secondo questo modo di vedere, il lavoro di MM riprende dal linguaggio artistico il lavoro di Burri e il titolo da Roussel a cui attacca il gesto mondano di portare l’acqua. Ora chiediamoci: questo mix che cosa produce fuori dal contesto artistico, nel mondo reale? Chi non sa nulla di arte che cosa ottiene (questo penso sia il punto focale per un artista oggi)? il lavoro genera concoscenza (in senso lato, non solo logos ma anche percezione)?
    Si vedono donne che portano queste anfore in un ambiente di siccità, non naturale ma costruito, rimarrà un po’ sconcertato da questo contesto “strano”, ma questo è il lavoro di Burri e non di MM. Forse verrà a sapere di Gibellina, del terremoto, che quelle donne sono figlie/nipoti delle famiglie che hanno visto il terremoto, e del significato dell’acqua micans… ma anche questo non è il lavoro di MM, è qualcosa di già accaduto.
    MM mette insieme tutto ciò e questo dovrebbe generare conoscenza affinchè il lavoro possa ritenersi riuscito. Ma così non è, o almeno io non lo vedo. Mi rimane uan sfilata di donne (argomento molto di moda, cfr. “ferite a morte”; non dico che non deve essere così, ma MM non aggiunge nulla) che portano acqua (alcune donne africane lo fanno ogni giorno per tutto il giorno, visto che l’acqua può essere molto lontana da dove vivono).
    Come ho già chiesto in precedenti post, sarebbe utile per sviluppare un discorso approfonditoche:
    – MM intervenga in questo dibattito per spiegarci perchè ha fatto questo lavoro;
    – qualche partecipante a questa sfilata ci dica la sua su questa esperienza.

    • Nicasia

      Risponde una partecipante alla “sfilata”, cioè una delle ragazze soggetto dell’opera.

      L’acqua (la cultura) è vita e dovrebbe portare fertilità alla nostra terra arida (cioè la nostra società attuale). Spero sia stato chiaro :)

      L’articolo qui presente effettivamente dice ben poco dell’opera di Marzia Migliora, anche se a mio giudizio l’opera stessa viene descritta abbastanza chiaramente. Ricordiamo che nell’arte il significato vero resta sempre celato, solo una piccola parte è resa esplicita, è compito del fruitore immaginarne il senso.
      E comunque Marzia fa riferimento non alle donne siciliane in particolare, ma a tutte le donne del sud del mondo che tutt’ora in molti Paesi raccolgono l’acqua con le anfore per moltissimi km.

  • Claudio Parrini

    … Burri non si merita questo, Burri avrebbe voluto un’azione di forza per far vivere il suo cretto! … non conoscevo il lavoro di M. Migliora… ho fatto un giro su internet e dopo dieci secondi mi sono annoiato (le solite storie, le solite denunce, i soliti racconti della nonna, le solita inchieste del mondo dell’arte, le solite provocazioncine poetiche-retoriche, le solite foto lambda, i soliti frames dei video, i soliti testi spesso scritti maluccio…); dipende da me ma io non NE POSSO PIU’ di questa arte qui, e ce n’è tanta cavolo! come la gramigna… Guarda voglio essere rozzo, come lo era Burri: avrei voluto degli operai a lavorare con pala e piccone… o a distruggere o a ricostruire.

  • lorenzo

    la solita retorica alla Marzia Migliora. la solita non arte ma che fa tanto radical chic.

  • A me pare un buon collegamento il passato e il presente, un gesto semplice, pratico, utile per un manifesto…

    come sempre facile criticare chi fà, sarebbe bello vedere chi non fa che cosa farebbe…

    • Claudio Parrini

      criticare fa parte del gioco di chi si espone ad un pubblico… Io ho scritto chiaro cosa avrei fatto: “…avrei voluto degli operai a lavorare con pala e piccone… o a distruggere o a ricostruire”.

  • A me pare che più che criticare spesso si ripetono le solite lagne, che sono ancora più noiose delle opere di cui si lagnano,

    Non vedo la differenze fra la tua ipotesi e quella della Migliora, due scelte ognuno con un proprio percorso, ma questo non vuol dire che uno sia migliore e l’altra peggiore,

    ci vorrebbe un poco più di serenità.

    Semplificando: ti piace bene non ti piace, pace!

    d.o)

  • Angelov

    Io avrei messo delle luci, alcune fisse ed altre lampeggianti, agli incroci ed ai crocicchi, per creare una notturna rete di colori, e trasformare il Grande Cretto, in una specie di Costellazione.
    Forse di luci blu.

  • Claudio Parrini

    bella questa idea!, di sicuro gioiosa semplice, senza pretese. Mi viene in mente un bel lavoro del mio amico M, Bartolini esposto a Milano da De carlo, dal titolo Basement… dove migliaia di lucine poste a terra su dei legni si alternavano seguendo una voce eccetera…
    Ecco in questo caso si respira qualcosa di liberatorio… entra un po’ d’aria… non ci si impegna troppo con la testa, si capisce al volo tutto e subito… Poi ragazzi si fa tanto per parlare, mica bisogna prendersela ehh

  • Giusto parlarne, questo è un forum, l’importante è che non si riversi astio e frustrazione quasi sempre scaricato sugli altri, il bello è un confronto, la dinamica costruttiva del dialogo che cresce nelle riflessioni e non una valanga di quasi insulti, dileggi.

    Sulla saturazione dell’arte vi segnalo “la fine della cultura” di Eric Hobsbawm, soprattutto gli ultimi articoli “arte e potere” “il fallimento dell’avanguardia” e “l’artista fa pop la nostra cultura che esplode”…