Pompei cade a pezzi? Colpa di chi la governa: così Riccardo Villari, a margine della visita all’area archeologica decisa da Massimo Bray. Ministro e commissione cultura del Senato a spasso tra i ruderi, per vedere come si spendono i 105milioni appena sbloccati

“Un buco nero”. Ecco come definire una delle aree archeologiche più importanti al mondo. Parola di Riccardo Villari, Sottosegretario ai Beni Culturali con delega speciale sull’affaire Pompei ai tempi del quarto governo Berlusconi. L’uomo chiamato a mettere ordine sulla faccenda dopo le tumultuose dimissioni di Sandro Bondi, tra gli estensori di quel Grande Progetto Pompei […]

Il sito di Pompei transessato

“Un buco nero”. Ecco come definire una delle aree archeologiche più importanti al mondo. Parola di Riccardo Villari, Sottosegretario ai Beni Culturali con delega speciale sull’affaire Pompei ai tempi del quarto governo Berlusconi. L’uomo chiamato a mettere ordine sulla faccenda dopo le tumultuose dimissioni di Sandro Bondi, tra gli estensori di quel Grande Progetto Pompei che ha destinato 63milioni di euro dello Stato e 42 in arrivo da Bruxelles per tentare di rattoppare un sito in costante pericolo crolli e in verticale deficit di appeal e credibilità.
Villari torna oggi a Pompei in qualità di senatore PDL, e lo fa in buona compagnia. Due ministri, quello dei Beni Culturali Massimo Bray e quello per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia; l’uomo UNESCO in Italia Giovanni Puglisi ed Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del MiBAC. Più i componenti della commissione cultura in Senato. La questione resta al primo punto dell’agenda politica quando si parla di cultura: missione nell’area archeologica per il Governo, che va in prima persona a valutare lo stato dell’arte e come si stanno investendo i fondi, sbloccati dopo clamorosi ritardi e una salve di polemiche solo nelle scorse settimane.
“Fa più rumore l’albero che cade che la foresta che cresce” attacca Villari tornando sulle dimissioni di Bondi, a margine di una visita che lo lascia con l’amaro in bocca. “La politica non chini la testa e non sia l’unica a pagare. La gestione di Pompei è insufficiente, tutti si lamentano: turisti, amministratori, operatori culturali”. Nel mirino finiscono “la burocrazia e i dirigenti”, a partire dalla soprintendente speciale Teresa Elena Cinquantaquattro: “un’ottima archeologa, ma non ha piglio manageriale. Sono insoddisfatto di come è governata Pompei: vedo un tentativo di minimizzare sempre tutto, come se ci si fosse rassegnati alle cattive abitudini e all’inerzia ”. Pessimi segnali, soprattutto perché alla voce “cattive abitudini” finiscono i ben noti tentativi da parte della criminalità organizzata di inserirsi nel lucroso business dei cantieri, con conseguenti inchieste che bloccano i lavori generando ritardi con effetto domino: “è stata spesa una parte minima dei fondi messi a disposizione. Di questo passo per investirli tutti ci vogliono almeno quarant’anni!”
I piloti possono anche essere i migliori, ma è la macchina che non ne vuole sapere di marciare a regime: in sintesi, insomma, Villari richiama alle proprie responsabilità chi è seduto nelle stanze dei bottoni. Chi resta al proprio posto, più o meno inamovibile, trasversale a qualsiasi ribaltone ed esito elettorale.
Resta, almeno quello, il giudizio positivo sulla figura di Bray, che coglie l’occasione della visita a Pompei per annunciare il prossimo stanziamento di 50milioni di euro per giungere quanto prima all’apertura di dieci domus oggi mestamente transennate: “ho notato da parte del ministro la voglia di approfondire le questioni, nessuna strumentale aspettativa ma il desiderio di mettersi in moto”. Una voglia di fare che non basta alla Lega Nord. “Sono perplesso sui tempi previsti per l’assegnazione degli appalti, ma anche sui modi con cui i lavori vengono assegnati” incalza Gian Marco Centinaio, che solo pochi giorni fa aveva chiesto in veste di capogruppo del Carroccio in commissione cultura al Senato le dimissioni di Bray. “Troppo vaghe le risposte del ministro sulla questione delle infiltrazioni della camorra nelle aziende che puntano ad ottenere gli appalti”.
“A Pompei abbiamo trovato persone motivate, il ministro ha garantito massima vigilanza sull’impegno di spesa”: vede meno nero la senatrice PD Francesca Puglisi, che rilancia sulla necessità di “fare sistema per valorizzare il sito in modo adeguato, in termini di marketing territoriale, ma anche infrastrutture”. E non chiude la porta in via pregiudiziale alla possibilità di aprire ai privati: “abbiamo ribadito l’importanza del fatto che sia il pubblico a governare la questione, ma sono naturalmente bene accetti gli aiuti da parte degli sponsor”.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • todomundo

    Accidenti! Villari sa il fatto suo! Troppo facile, se non e’ zuppa e’ pan bagnato.
    pompeinascosta.wordpress.com