La Lega Nord chiede, in Senato, le dimissioni di Massimo Bray: i crolli al Teatro Piccolo di Pompei pesino quanto quelli che causarono l’addio di Sandro Bondi. Dopo il caso Kyenge-Calderoli il clima resta caldo a Palazzo Madama

Occhio per occhio, dente per dente. O anche: chi di mozione di sfiducia ferisce… Non perirà forse per questo Massimo Bray, ma gli ultimi accadimenti in quel di Pompei non potevano – e non hanno potuto – evitare al ministro dei Beni Culturali una comprensibile nuova gatta da pelare. La bordata arriva in chiusura di […]

Pompei, ciò che resta della Casa di Loreio Tiburtino dopo i crolli

Occhio per occhio, dente per dente. O anche: chi di mozione di sfiducia ferisce… Non perirà forse per questo Massimo Bray, ma gli ultimi accadimenti in quel di Pompei non potevano – e non hanno potuto – evitare al ministro dei Beni Culturali una comprensibile nuova gatta da pelare. La bordata arriva in chiusura di seduta, con il Senato che si è già accapigliato a dovere sulla faccenda degli F35; all’improvviso, fulmine a ciel sereno, è l’esponente della Lega Nord Gian Marco Centinaio a invitare Bray alle dimissioni. Il motivo è legato a quelle pietre che, nel fine settimana, si sono staccate dal Teatro Piccolo di Pompei franando al suolo. Danno di poco conto e, soprattutto, nessun ferito. Un semplice nastro di plastica a invitare i turisti a girare al largo, senza nemmeno la necessità di chiudere il sito. Ma per il Carroccio la questione non sta nell’entità del danno, quanto piuttosto nella faccenda in sé: “sono passati mesi dal primo crollo che costò il ministero al collega Bondi” attacca Centinaio. Ed è chiaro dove andrà a finire:  “il PD indicò l’allora ministro come responsabile dell’accaduto con una mozione di sfiducia indegna. Chiediamo a Bray, visto quanto non fatto sinora, di farsi da parte e permettere ad altri di gestire il più importante sito archeologico del mondo”.

– Francesco Sala

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Angelov

    Con un Parlamento ridotto a Pollaio, ogni giorno c’è un nuovo pretesto ( la questione del Kazakistan, Calderoli che definisce un orango la ministra Kyenge, etc) per evitare di votare una nuova Legge Elettorale, la quale sola potrebbe garantire che il prossimo Parlamento non si trasformi, di nuovo appunto, in un ennesimo Pollaio.