Il Pocho Lavezzi indagato per ricettazione: la Procura di Napoli vuole scoprire la verità sul busto del I secolo a.C. rinvenuto nei bagagli del calciatore alla vigilia del suo trasferimento a Parigi. Potrebbe essere stato trafugato da Pompei

A caval donato non si guarda in bocca, ma guai ad accettare regali da sconosciuti o quasi. Al centro della sagra del luogo comune finisce Ezequiel Lavezzi, il fantasista argentino che ha illuso Napoli di aver trovato l’ennesimo erede naturale di Maradona, salvo riparare alla prima occasione utile nel paradiso dorato del Paris Saint-Germain. Per […]

Ezequiel Lavezzi con la maglia del Napoli - foto Steindy

A caval donato non si guarda in bocca, ma guai ad accettare regali da sconosciuti o quasi. Al centro della sagra del luogo comune finisce Ezequiel Lavezzi, il fantasista argentino che ha illuso Napoli di aver trovato l’ennesimo erede naturale di Maradona, salvo riparare alla prima occasione utile nel paradiso dorato del Paris Saint-Germain. Per il calciatore arriva l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura della Repubblica del capoluogo campano: si parla di ricettazione, reato contestato a seguito di un’indagine avviata ormai un anno fa. Sono i giorni dell’addio del Pocho al Vesuvio, il campione si presenta all’aeroporto di Capodichino carico come uno sherpa, intenzionato a riempire di valigie e bagagli vari il Cessna che deve portarlo all’ombra della Tour Eiffel. Ma i controlli sono sacri, non c’è vip che tenga: e così gli addetti alla security si imbattono in un busto del primo secolo a.C., ritratto di filosofo in arrivo da chissà dove. Attraverso chissà chi. Il calciatore si difende sostenendo si tratti del regalo di un fan – identità ignota: pare trattarsi di un tifoso napoletano residente a Posillipo… certo non una mosca bianca; una vicenda che ha ingolosito i reporter ma anche gli inquirenti. Perché certi pezzi non si materializzano dal nulla, devono necessariamente arrivare da una delle massacrate aree archeologiche campane. Magari addirittura da Pompei.
La faccenda aggiorna la casistica che vede calciatori di ieri e di oggi protagonisti di sventurate operazioni sul mercato dell’arte. Non era andata bene a Jonathan Zebina, difensore ex Roma e Juventus che ha visto la sua avventura di gallerista naufragare senza appello; problemi pure per Roberto Bettega, cui avevano rifilato falsi per mezzo milione di euro e che aveva scoperto da una visita dei carabinieri di aver acquistato uno Chagall risultato poi rubato.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.