Gioiello e design, un matrimonio di successo. Una ricca collettiva in Triennale mostra collane, anelli, pendenti e orecchini creati di designer dagli anni Cinquanta ad oggi: ecco le immagini…

Fra i precedenti ci sono la sezione dei jewels designer all’interno della mostra itinerante The New Italian Design (2007-oggi); Gioielli di Carta (2009); Gioielli per Milano (2011); fino a Il gioiello sostenibile di Riccardo Dalisi (2012). Il design del gioiello italiano torna protagonista alla Triennale di Milano, con la mostra inaugurata questa sera presso lo […]

Fra i precedenti ci sono la sezione dei jewels designer all’interno della mostra itinerante The New Italian Design (2007-oggi); Gioielli di Carta (2009); Gioielli per Milano (2011); fino a Il gioiello sostenibile di Riccardo Dalisi (2012). Il design del gioiello italiano torna protagonista alla Triennale di Milano, con la mostra inaugurata questa sera presso lo spazio DesignCafé. Anche se, come ricorda la direttrice Silvana Annichiarico, “per lungo tempo il mondo del design ha fatto finta di non vedere i gioielli. Li ha relegati nel limbo dell’ornamento o nella gratuità del decoro, e li ha espunti da sé e dal proprio universo progettuale come tentazioni pericolose, come deviazioni eretiche, come indizi di quella ‘delittuosità’ che Adolf Loos denunciava in ogni deragliamento del designer verso la sfera dell’ornamentale, del superfluo, dell’orpello”. Ed è stato quindi un lungo percorso di riabilitazione che ha portato il gioiello ad essere un oggetto “funzionale alla costruzione dell’identità”.
Non temendo più il monito di Loos di Ornamento e delitto, possiamo serenamente ammirare e magari anche desiderare i gioielli esposti in mostra. Dalla Vera Laica (2000) di Angelo Mangiarotti, fede nuziale composta da due parti che rimane unita solo se indossata, si passa ad Anatomia dell’amore (2013) di Francesco Faccin, una collana con un pendente che contiene l’inchiostro e un anello come timbro, due accessori distinti che funzionano solo se indossati assieme. La curatrice Alba Cappellieri, docente di Design del Gioiello al Politecnico di Milano, evidenzia che i più grandi designer del passato spesso si sono cimentati, magari solo nella sfera privata, alla progettazione del gioiello come ricerca personale.
Tra i 72 gioielli in mostra, una ventina sono stati progettati ad hoc per l’esposizione, e questo dato è molto importante, come sottolinea il curatore Marco Romanelli, perché l’invito alla progettazione può sbloccare situazioni stereotipate e fornire un’istantanea sul presente. L’esposizione copre un arco temporale che va dagli anni cinquanta ad oggi, ma questo lasso temporale quasi non si sente, si passa da una teca all’altra con curiosità per scoprire tutti i gioielli e si esce con l’unico rammarico di non poterli acquistare. Per voi, una ricca fotogallery…

– Valia Barriello

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.