Fallisce a Ferrara, ci riprova a Venezia: Ermitage Italia emigra in Laguna, lasciando dietro di sé solo polemiche. Nessuna ricaduta sul territorio per l’ufficio italiano del museo russo, ma circa 2 milioni sprecati

Fanno leva sulla suggestione, evocando quel viaggio in incognito che nel 1696 portò Pietro – all’epoca non ancora “il Grande” – in Laguna, a fare ciò che oggi chiameremmo benchmarking e prendere appunti su come costruire la sua capitale. Firma in calce alle affinità elettive che legano Venezia e San Pietroburgo: siglato nelle scorse ore […]

Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo

Fanno leva sulla suggestione, evocando quel viaggio in incognito che nel 1696 portò Pietro – all’epoca non ancora “il Grande” – in Laguna, a fare ciò che oggi chiameremmo benchmarking e prendere appunti su come costruire la sua capitale. Firma in calce alle affinità elettive che legano Venezia e San Pietroburgo: siglato nelle scorse ore in riva alla Neva il protocollo d’intesa che sottintende alla nascita del Centro Scientifico e Culturale “Ermitage Italia”,  per i prossimi cinque anni testa di ponte del museo russo nella penisola. O meglio: tentativo di dimenticare la fallimentare analoga operazione tentata a Ferrara, sede dal 2007 di un soggetto che ha chiuso i battenti con record ben poco onorevoli. Le frange più intransigenti dell’opposizione in consiglio comunale parlano, chiedendo la testa dell’assessore alla cultura della città estense Massimo Maisto, di due milioni di euro gettati al vento; le stime di una recente inchiesta de Il Fatto Quotidiano stimano lo sperpero attorno ai 300mila euro l’anno: poco o tanto che si sia speso Ferrara, da quell’onorevole partnership con la Russia, ha raccolto ben poco. La miseria di una mostra – 70mila visitatori, nel 2008, per le tele del Garofalo – per il resto grandi convegni, sostegno a borsisti italiani e russi, spese di rappresentanza, viaggi. Ricadute sul territorio, dunque, pressoché nulle; spese tante: a partire dal mantenimento della sede di rappresentanza nell’impegnativa palazzina di Corso Giovecca.
Ma che dovrebbe fare l’Ermitage in Italia? Attività di ricerca, studio e conseguente pubblicazione dei risultati scientifici raggiunti; ma anche – se non soprattutto – mostre con prestito di opere proprie. Quelle che a Ferrara hanno visto distillare col contagocce, ma che negli ultimi anni sono comparse con risultati tutt’altro che memorabili ad esempio a Prato e Pavia, dove certo non ricordano come l’evento del secolo l’indagine sul Seicento spagnolo che prometteva Vélazquez e rifila fondi di magazzino. E così si smantella tutto e si riparte da Venezia. Il tutto foraggiato almeno in parte, anche se al momento non è dato sapere in quale misura, dall’ente pubblico: a garantire supporto finanziario è, in una nota, il Sottosegretario di Stato all’Economia e Finanze Pier Paolo Baretta. Al momento non è dato sapere quali iniziative abbia in serbo il nuovo sodalizio, nemmeno in quale calle prenderà domicilio l’ufficio italiano dell’Ermitage. Si sa solo dellafolta delegazione(locuzione da comunicato stampa involontariamente ironica) partita, sindaco Orsoni in testa, alla volta di San Pietroburgo per la stipula dell’accordo. Siamo certi che, questa volta, andrà più che bene. Ma attenzione: anche a Ferrara era cominciata così…

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.