Ephemeropterae. Entomologia o arte? In un parco viennese ci si può occupare di entrambe. Performance, spettacoli, concerti al Thyssen-Bornemisza. Con picnic sul prato

Tutti i santi venerdì. D’estate, sotto un platano e tra gli olmi, in un angolo del parco Augarten, a Vienna. Torna per il secondo anno Ephemeropterae, evento artistico promosso dalla fondazione TBA21 – Thyssen-Bornemisza Art Contemporary – nello spazio verde che contorna la sede espositiva. Un titolo difficile e strano, che è il nome con […]

Ephemeropterae, 2013 – Ásdís Sif Gunnarsdóttir – Foto: Katarina Balgavy / TBA21

Tutti i santi venerdì. D’estate, sotto un platano e tra gli olmi, in un angolo del parco Augarten, a Vienna. Torna per il secondo anno Ephemeropterae, evento artistico promosso dalla fondazione TBA21 – Thyssen-Bornemisza Art Contemporary – nello spazio verde che contorna la sede espositiva. Un titolo difficile e strano, che è il nome con cui si classificano certi insetti che vivono solo un giorno. Un giorno, una vita: vedono la luce, diventano adulti in poche ore, socializzano, si accoppiano, si riproducono, muoiono. Metafora ben congegnata per un particolare appuntamento settimanale con l’arte che vuol restituire il senso autentico e creativo dell’”effimero”.
Esibizioni fatte soprattutto di parole, di performance o di suoni strumentali. Ovvero, di innesti letterari a doppio senso e di citazioni poetiche, di sperimentazioni musicali e talvolta di silenzi. I protagonisti sono performer, poeti, musicisti, che aprono a nuovi linguaggi non privi di istintivi effetti fonetici, esibendosi dal vivo in qualcosa che si consuma e si esaurisce al tempo stesso. Estremamente difficile seguirli, specie se non si padroneggia a dovere l’inglese. Si dà poi per scontato che c’è un umorismo di fondo quando nelle narrazioni vengano inseriti tratti in lingua islandese. È accaduto proprio nel primo incontro estivo di questa stagione con la performer americana Ásdís Sif Gunnarsdóttir, che vive e lavora a Reykjavík.
Dodici venerdì, a partire dalle sette di sera, e con il prato a disposizione fin dal pomeriggio per chi voglia acquistare alla caffetteria un cestino da picnic con birra. Per le performance – in successione, due artisti per ogni incontro – c’è un palcoscenico in legno dell’architetto David Adjaye. L’appuntamento di venerdì 5 luglio è con la musica sperimentale di Susan Stenger, preceduta dalla performance polivocale dell’eclettico Cerith Wyn Evans tratta da un romanzo di James Merrill. Ma non e tutto: dell’eclettico Evans la fondazione inaugura proprio oggi anche una mostra (fino al 3 novembre 2013) tutta da “decodificare”. E questo, non solo per la sinuosità dei contenuti, ma anche per via di una installazione – un lampadario veneziano – che emette luce a intermittenza in codice Morse.

–  Franco Veremondi

www.tba21.org

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.