Dove un tempo c’erano le orfanelle oggi trova casa il contemporaneo. Fotogallery dalle “Collezioni alle Stelline”: l’antico istituto di carità di Milano mette in mostra le opere donate dagli artisti negli ultimi dieci anni

Dalla a di Mario Airò alla zeta di Michela Zasio. Sono una trentina gli artisti che solo negli ultimi dieci anni omaggiano la città di Milano del proprio lavoro, contribuendo alla nascita delle Collezioni alle Stelline. La Fondazione di Corso Magenta apre i propri depositi: in mostra le più recenti acquisizioni di una raccolta che, […]

Collezioni alle Stelline in mostra a Milano - foto Michela Deponti

Dalla a di Mario Airò alla zeta di Michela Zasio. Sono una trentina gli artisti che solo negli ultimi dieci anni omaggiano la città di Milano del proprio lavoro, contribuendo alla nascita delle Collezioni alle Stelline. La Fondazione di Corso Magenta apre i propri depositi: in mostra le più recenti acquisizioni di una raccolta che, numeri alla mano, è stimata attorno al mezzo milione di euro. Ma che assume un valore ben più alto e profondo, capace di andare oltre il prezzo di mercato. Perché la Fondazione, nata su iniziativa di Regione Lombardia e Comune nel 1986, è erede morale dell’antico orfanotrofio femminile nato dopo la caduta del Moro: gemello di quello maschile dei Martinitt, insieme al Pio Albergo Trivulzio tra le storiche istituzioni assistenziali milanesi. Di quel passato non resta nulla fuori dal pregevole museo multimediale – peraltro, pare, a rischio trasloco se non addirittura soppressione; ma un’opera donata alle Stelline continua ad essere percepita come un segno di affetto nei confronti dell’intera città.
Ad essere esposti per una decina di giorni, fino alla fine di luglio, anche gli ultimi arrivi: un Attilio Forgioli e le tavole che Giuseppe Coco ha realizzato ispirandosi alla metropolitana di Milano. Donazione ad orologeria, invece, per l’olio di Maxim Kantor: consegnato alle Stelline in comodato temporaneo è destinato a fine anno a tornarsene dal legittimo proprietario.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.