Couch surfing da… cinema! Il Milano Film Festival chiama a raccolta il suo pubblico: abbonamenti gratuiti a chi ospita in casa un regista nei giorni della rassegna. Il primo da sistemare è Sylvain George

Signori, c’è la crisi: urge arrangiarsi come meglio si può. E così capita che anche un evento come il Milano Film Festival, arrivato ormai alla sua diciottesima edizione, debba fare i conti con una borsa dai cordoni sempre più stretti. I soldi sono pochi, anzi pochissimi: la voce ospitalità non sarà decisiva, ma incide comunque […]

Milano Film Festival lancia il progetto "Adotta un regista"

Signori, c’è la crisi: urge arrangiarsi come meglio si può. E così capita che anche un evento come il Milano Film Festival, arrivato ormai alla sua diciottesima edizione, debba fare i conti con una borsa dai cordoni sempre più stretti. I soldi sono pochi, anzi pochissimi: la voce ospitalità non sarà decisiva, ma incide comunque in modo importante sul bilancio di una rassegna abituata a spendere per ogni edizione circa 800mila euro. Già limati quest’anno di un quarto, in attesa di capire se il MiBAC confermerà il proprio contributo, là dove il Pirellone ha già scelto – e non da questa edizione – di defilarsi.
Parte allora la chiamata alle armi. O meglio: ai divani. Quelli del pubblico della rassegna, per tradizione più che affezionato – ci aggiriamo sulle centomila presenze ogni anno – invitato a mettere a disposizione casa per accogliere gli artisti invitati alla rassegna. Un posto letto in cambio di un abbonamento, operazione che sembra accontentare un po’ tutti: gli organizzatori, che si sgravano di costi e problemi organizzativi; gli ospiti, che vanno al cinema gratis e chissà che tra qualche anno non scoprano di aver fatto la fila per la doccia con un premio Oscar; i registi stessi, che se sono artisti veri non potranno non apprezzare il tuffo in una quotidianità che non appartiene loro. Dalla quale trarre, perché no, spunti per nuove storie da raccontare.
Per mettere a disposizione casa propria basta compilare l’apposito form sul sito del festival (si va in scena dal 5 al 15 settembre, ma è possibile impegnarsi anche per periodi più limitati), dando garanzia per uno o più bed. Quanto al breakfast, cortesia certo apprezzata ma non tassativa, se ne può fare carico l’organizzazione. Per accogliere il primo tra gli ospiti da collocare conviene parlare il francese: a cercare casa è Sylvain George, documentarista e antropologo, ma anche poeta; più volte protagonista al Torino Film Festival e fresco vincitore di una menzione speciale al MedFilm Festival, dove ha portato il suo ultimo lavoro dedicato alla lettura della Spagna nei giorni degli Indignados.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.