Premio Celeste 2013, ultima chiamata. 20mila euro di montepremi nell’edizione del decennale, curata da Andrea Bruciati: mostra finale al PAN di Napoli

Ultima settimana per potersi iscrivere al Premio Celeste, ricco quest’anno di novità. Innanzitutto, l’edizione del decimo anniversario sarà curata da Andrea Bruciati, tra i curatori italiani più impegnati sulla ricerca di artisti emergenti. Poi, i 40 finalisti esporranno le loro opere al Pan di Napoli in una grande mostra prevista dal 5 ottobre al 13 […]

Andrea Bruciati ad ArtVerona

Ultima settimana per potersi iscrivere al Premio Celeste, ricco quest’anno di novità. Innanzitutto, l’edizione del decimo anniversario sarà curata da Andrea Bruciati, tra i curatori italiani più impegnati sulla ricerca di artisti emergenti. Poi, i 40 finalisti esporranno le loro opere al Pan di Napoli in una grande mostra prevista dal 5 ottobre al 13 ottobre 2013, nel corso della quale saranno loro stessi a votare i vincitori di ogni categoria: Pittura & Grafica (premio 4mila euro); Fotografia & Grafica Digitale (4mila euro); Video & Animazione (4mila euro); Installazione, Scultura & Performance (4mila euro). In aggiunta, ci saranno anche il Premio del Curatore (€ 3.500) e il Premio del Pubblico (€ 500), per un montepremi totale di 20mila euro.
Una combinazione di giuria popolare e professionale, che mira a premiare non solo il valore dell’opera in sé, ma anche la capacità di fare networking e l’impatto sul pubblico. Ma chi sceglie i 40 artisti finalisti? Un comitato di selezione, composto da 13 curatori italiani: Alessandro Castiglioni, Simone Ciglia, Eva Comuzzi, Alice Ginaldi, Denis Isaia, Barbara Martusciello, Antonello Tolve, Alessandra Troncone, Francesco Urbano, Francesco Ragazzi, Marco Tagliafierro, Marianna Vecellio, Alice Zannoni. In che modo? Ogni curatore indicherà online le sue preferenze fra le 120 opere selezionate da Andrea Bruciati, tra tutte quelle candidate. Chi riceverà il maggior numero di preferenze avrà diritto a passare in finale. Questo per proseguire nell’ottica di trasparenza che ha contraddistinto le dieci edizioni del Premio Celeste, aperto a tutti gli artisti che lavorano in Italia, senza limiti di età, sesso o professione, e che trae la sua forza dal web.
Tra i benefits, infatti, oltre alla possibilità per tutti i partecipanti di essere scelti per una residenza d’artista gratuita presso Ondarte Residency, Cancun, Messico, c’è anche quella di essere selezionati per le mostre nelle gallerie del circuito LightRoom 2013/14 (quest’anno ad aderire sono le gallerie Emmeotto di Roma, Magma Museo Civico di Roccamonfina, Galleria Marconi di Cupra Marittima, Spazio San Giorgio di Bologna e Wannabee Gallery di Milano): un’opportunità in più di visibilità per gli artisti più significativi che si muovono sul network. Dunque, per aderire online, c’è tempo fino al 30 giugno…

– Claudia Giraud

www.premioceleste.it

  • MicheleM

    E’ vergognoso che si debba pagare 50 euro per ogni opera che si presenta.

    • Luigi

      “VERGOGNA” Siamo alle solite, gli artisti devono pagare per partecipare e come se non bastasse il curatore ed il comitato scelgono le opere dalle immagini e ciliegina sulla torta mostra al PAN di ben OTTO giorni.
      Cambiate mestiere, ci sono in giro molti campi da arare.

      • fianna

        mai visto un avvocato o un medico a cui si chiede di pagare per lavorare, ti risulta? a me no

  • Mika Sho Sciemo

    Sii umano…. almeno a questo premio non faccia partecipare gli artsiti della Galleria M. De Luca, …dai su.
    Avviso a tutti i partecipanti o a quelli che ne avrebbero intenzione: se son conoscete i membri della giuria, è inutile partecipare.
    Usate i soldi dell’iscrizione per altro, una cena con la fidanzata/o, comprare del buon vino e berlo insieme agli amici. Donateli ad un critico che ha difficoltà economiche

    • fianna

      grazie per la dritta, quali sono i premi seri e gratuiti che promuovono davvero il talento in Italia? sapresti dare un consiglio agli artisti? grazie

  • silvia lacci

    soldi sprecati per mantenere questi critichetti

  • Ebbi la malaugurata idea di partecipare alla scorsa edizione, curata da Antonio Marras. Le regole erano diverse, c’erano i selezionatori, sostanzialmente galleristi, che segnalavano opere talvolta prive di fondamento senza la supervisione, eventualmente riparatoria, di un organo superiore.
    Faccio un esempio, Visualcontainer segnalò una fotografia di Luciano Romano, altro non era che la scala dell’Apple Store di NY. Ora, lasciando a Romano la convinzione di originalità, un gallerista doveva sapere/prevedere che quella era una immagine già ampiamente diffusa in rete, sia in forma professionistica che amatoriale. Con una semplice ricerca su Google immagini avrebbe potuto trovare numerose foto simili, se non identiche.
    Anche se non gareggiavo in quella categoria feci presente l’episodio all’organizzazione del premio. Mi pare senza alcun esito ma non seguii ulteriormente l’evento.
    Altro aspetto che mi piacque poco e che riscontro anche nell’edizione 2013, è la mancanza di una categoria Digital Painting, che costringe gli artisti ad iscrivere questo tipo di opere in Foto & Grafica Digitale, destinandole nella migliore delle ipotesi al fraintendimento.

  • mirko baraldi

    In tempi di crisi mi sembra una richiesta assurda,
    per un concorso inutile poi..

    meglio farsi un giorno al mare con la fidanzata piuttosto che regalarlo (il giorno al mare) a questo qui, che è poi anche antipatico e se la tira sempre

  • marco

    vergogna per concorsi del genere. vergogna per chi li sostiene.
    vergogna per quegli artisti che cadono nel tranello del pagamento pur di esserci.

  • parole al vento5

    Mi avete messo la pulce nell’orecchio e sono andato a controllare. A parte Nicola Ruben Montini in concorso con il video più convincente tra tutti (se si esclude Magda Guidi fuoriserie con un corto di animazione glià premiato in Francia) ma con la pecca di essere non solo della galleria che citate ma anche “curato” dal Bruciati. I pittori ad oggi sembrano aver seguito il vostro consiglio. Tra i presenti spicca Marco Cingolani che il curatore non può non conoscere. E quindi si solleva un altro interrogativo: Un curatore non deve scegliere il lavoro di un artista che conosce (e che se ci ha lavorato si suppone che l stimi)? Non è che per evitare polemiche si vadano a premiare solo gli stranieri?

    • saporibabit

      ho visto che è un omonimo di Cingolani: non è il pittore

      • parole al vento5

        oops è spuntato anche Dario Pecoraro

  • anna

    non vi preoccupate, adesso vi dico io quello che succede: accortisi dello scarso numero di iscrizioni, e del livello perlopiù infimo dei partecipanti (pochi se ne salvano), prorogheranno la deadline. e lì bisognerà stare molto attenti, perché è generalmente quello il momento in cui avviene “l’infornata” dei soliti noti. scommettiamo?
    p.s. Bruciati non può non conoscere ANCHE Stefano Scheda

    • parole al vento5

      Dai Anna smettiamo di offendere chi ci prova. Ci sono opere che evidentemente non vinceranno e dispiace immaginare queste persone con le loro carte di credito in mano per iscriversi

    • andrea bruciati

      Anna (ma forse Amedeo, Luigi, Michele, Genoveffa…) mi piacerebbe sapere chi sei per ringraziarti personalmente ma siccome getti il sasso e nascondi la mano – un atteggiamento vile non nuovo a chi non ha gli attributi – lo faccio pubblicamente qui, accettando per di più i tuoi preziosi consigli così da farti vincere la scommessa: mi confronterò quanto prima con gli organizzatori del Premio per una proroga affinchè possa aumentare la qualità del Premio, visto l’infimo livello – mi chiedo come fai tu a non vergognarti quando esterni certe considerazioni – dei partecipanti
      ps. Stefano Scheda, come molti altri professionisti che tu non conosci nemmeno, sarà tenuto nella giusta considerazione, non ti preoccupare

      • lidia

        Andrea avrai anche ragione, ma perché arrabbiarsi con l’anonimato?

        se la democrazia si fonda (almeno in astratto) su qualcosa di anonimo (il voto) una ragione ci sarà!
        poveri noi se c’è bisogno di fornire le generalità perché un dibattito abbia senso!

        • orietta

          Tra l’altro la proroga è arrivata… e poi scusa Bruciati che significa : ” Stefano Scheda, come molti altri professionisti che tu non conosci nemmeno, sarà tenuto nella giusta considerazione, non ti preoccupare”…cioè vuoi dire che i non professionisti non vengono presi in considerazione? però i soldi dei non professionisti vengono incassati e serviranno a pagarti pure.. mah sono basita di fronte a tanta arroganza.

  • Maria

    questa è invidia! andate a vedere la qualità del lavoro….se un artista che ha fatto la mostra con Bruciati si presenta ad un premio non deve essere selezionato per paura che gente come voi poi parli in questo modo? quello che penso è che Bruciati lavori con artisti giovani molti dei quali poco conosciuti e questa è una scelta che pochi curatori fanno in Italia. E poi che discorsi!!!! il mondo dell’arte è piccolo e tutti conoscono tutti bisogna vedere poi se tra chi si conosce si manda avanti la merda o no! e credo che le scelte di Bruciati siano di estrema qualità.

    • parole al vento5

      Nulla togliere a Bruciati, che ovviamente stimi tanto, permettimi solo una considerazione. Ma è così rischioso e difficile lavorare con i giovani? Non diventa anche questo un format? I giovani sono più remissivi, non rompono le palle per essere pagati e avere rimborsi spese. Fremono dall’esporre e fare un salto in avanti. Curatori italiani seguite l’esempio che c’è da guadagnarci!
      Io invece credo che un curatore debba conoscere tutto, fare studio visit, essere benestante come minimo, scoprire giovani artisti e cosigliarli e sostenerli per tutte le reciproche carriere. Bruciati non lo conosco ma mi auguro che possa identificarsi con l’elenco che ho stilato.

  • ciao

    Probabilmente vinceranno i Jalisse con “Fiumi di parole”

    • parole al vento5

      probabile. Se non l’oro basta un altro nome esotico

  • Probabilmente è il professore in me che parla, ma nella pratica didattica l’adozione di un metodo oggettivo e trasparente di valutazione impone l’utilizzo di griglie e l’esplicitazione di indicatori e descrittori. Al di là di ogni sterile polemica, in questo come in molti altri concorsi, sarebbe un gesto di limpida buona fede adottare dei precisi criteri di valutazione che andrebbero esplicitati in griglie da rendere poi pubbliche. Ogni artista potrebbe vivere l’esperienza del concorso come un momento di seria riflessione e di crescita, se il processo di selezione avvenisse nel rispetto dei più elementari principi docimologici.
    Provo a fare un esempio concreto. I criteri di valutazione del Premio Celeste, da bando, seguono quattro direttive principali: qualità, ricerca, innovazione, contemporaneità. Si tratta di categorie estremamente generiche, che potrebbero essere almeno in minima parte dettagliate, ma sono pur sempre un punto di partenza Per costruire una griglia sarebbe sufficiente attribuire un punteggio da 1 a 25 per ogni indicatore: l’opera valutata potrebbe totalizzare da 4 a 100 punti in totale. Conoscere i propri limiti e le proprie debolezze sarebbe per gli artisti un ottimo spunto per la riflessione e la maturazione: comunicare loro il punteggio ottenuto in ogni categoria sarebbe di grande aiuto. Inoltre il processo di valutazione tende a spersonalizzarsi quando si utilizza un metodo scientifico-matematico, imponendo a chi valuta scelte ponderate e meno influenzate da elementi soggettivi (conoscenze e simpatie). Ovviamente persino l’adozione di una semplice griglia come quella che ho proposto (ben lontana dal grado di accuratezza degli strumenti di valutazione che si utilizzano anche soltanto nelle scuole secondarie) comporterebbe un tale aggravio di lavoro per il comitato di selezione che immagino neppure il più volenteroso tra i critici coinvolti accetterebbe di buon grado. Eppure ritengo che sia proprio la scarsa trasparenza nelle procedure di valutazione la principale fonte di discredito per i concorsi in generale (non mi meraviglio quindi dei tanti commenti negativi collezionati).
    Personalmente trovo stimolante la sfida di confrontarmi con altri artisti nei concorsi. Devo dire che, tra i tanti contest esistenti, spesso vere e proprie trappole per ingenui, il Premio Celeste sembra tra quelli che offrono maggiori garanzie di serietà. Ho iscritto una mia opera, ma non conosco personalmente nessuno dei selezionatori. Spero riesca a farsi notare senza il mio aiuto.

    • Maria Rosa Pacchiani

      Scusate ma basterebbe coinvolgere nella giuria persone non Italiane o meglio che non svolgono la loro professione in italia, magari prese da nazioni diverse se non continenti diversi. E visto l’ammontare di denaro che le iscrizione faranno confluire nelle casse del premio, questo mi sembra fattibile.
      In più farebbe alzare il livello qualitativo del premio stesso, sia dal punto di vista della giuria che degli iscritti. Evitandoci i soliti nomi di giurati che troviamo un pò ovunque e che finiscono per monopolizzare i premi in questo paese, Bruciati per esempio è ovunque: celeste, combat ecc..
      Non mi sembra buono per il sistema.

  • Dimenticavo… Sono convinto che il 90% dei futuri finalisti al momento non è ancora iscritto.

  • rita

    Questa delle griglie mi mancava.

  • anna

    Cara Rita, è inutile che tu faccia dell’ironia. Merola ha scritto una proposta più che intelligente. Purtroppo, c’è il rischio che le griglie vengano “orientate” in modo da favorire chi lo è già… La grande furbata dell’arte contemporanea, dove tutto è arte, è che non esistono criteri oggettivi di valutazione (che non vuol dire necessariamente “gabbia dove non c’è posto per la creatività”).

    • fianna

      hai ragione, la famosa scatoletta del Piero Manzoni, arte che fa imbarazzo spacciata per grande solo perché c’è il nome di uno raccomandato e conosciuto, altrimenti puoi sbatterti quanto vuoi ma la qualità e l’originalità non vengono riconosciute, basta vedere la ridicola stereotipazione dei nomi delle gallerie, delle opere ecc

  • Mika Sho Sciemo

    @ Maria, è un problema del conflitto d’interessi.
    La mia sarà pure utopia, perchè la purezza non esiste… E’ naturale che se un critico ha una scuderia di artisti, fa di tutto per difenderla, ma ogni tanto ci dovrebbe essere un minimo di pudore, proprio perchè come dici tu, il mondo dell’arte è piccolo e affollato.

  • @ Anna: non mi scompongo per l’ironia di Rita, che liberamente esprime il suo dissenso “italianissimo” per ogni novità che comporti impegno, onestà intellettuale e assenza di pregiudizi. Piuttosto proverei a ragionare sulla tua affermazione (dal tono provocatorio, se non ho inteso male?) secondo la quale nell’arte contemporanea non esisterebbero criteri oggettivi di valutazione.
    Parlare di oggettività è sempre pericoloso. Vattimo ci riprenderebbe, tentando di dimostrarci che “tutto è interpretazione” e che la koiné ermeneutica è lo strumento più adatto a comprendere la complessità del presente. Io non sono completamente d’accordo. Ma non è necessario giungere agli eccessi del realismo metafisico per comprendere che il relativismo radicale mina profondamente le basi delle scienze naturali, della morale e di ogni attività pratica in cui l’uomo si cimenti. Accettare la prospettiva nichilista riassunta nel motto “tutto è arte” (che corrisponde, se ci pensi bene, a: “niente è arte”) significa ratificare l’impossibilità di ogni giudizio. Se così fosse la valutazione stessa non avrebbe senso, come non avrebbero senso i criteri di gusto, i concorsi, la critica d’arte e così via. Nel momento stesso in cui si sceglie di giudicare, si adottano anche dei criteri, che possono essere più o meno obiettivi, trasparenti o esplicitati, che possono incontrare il favore del pubblico oppure no, ma pur sempre criteri sono.
    Il problema, a mio parere, è la convinzione diffusa che per valutare un’opera d’arte sia sufficiente un’imprecisata attitudine (un mix di fiuto, gusto estetico, cultura visuale, esperienza, conoscenze mondane…), mentre invece immagino che nozioni elementari di docimologia sarebbero un prezioso ausilio per quei critici e curatori che intendono lavorare con artisti giovani o comunque ancora non riconosciuti. Se non altro un operatore dotato di un simile bagaglio di competenze potrebbe agilmente smontare le fin troppo accreditate teorie dei vari Luca Rossi, che ci propinano da tempo, purtroppo senza essere mai smentiti, la litania della dittatura del curriculum e della rete di relazioni.

  • Angelov

    Premesso che l’idea di sottoporre degli artisti ad un Premio, mi trova di parere contrario, essendo i vari Concorsi d’arte non altro che delle derive culturali fuori controllo; vorrei comunque, nelle mie capacità, contribuire a questo dibattito, che trovo molto interessante.

    Partendo dalla affermazione che “non esistono criteri oggettivi di valutazione dell’Arte Contemporanea”, che trovo paradossale, se non una specie di contraddizione in termini, in quanto sarebbe come pretendere di tradurre un codice segreto, in quale è stato elaborato con grande cura e concentrazione per rimanere appunto tale, ed è appunto in ciò che consiste la sua identità e legittimazione; ma questo cercare dei criteri oggettivi, sarebbe come voler trovare un minimo comune denominatore per poter poi esprime un giudizio circa la qualità etc etc, come a dire: fare un concorso per verificare quale attore di teatro sa far piangere peggio o sa far ridere meglio…

    Le corse di cavalli, ad esempio, sono organizzate in modo che i singoli contendenti (gli artisti) vengano presentati dalle rispettive scuderie (gallerie). Forse solo fino ad un secolo fa’ poteva accadere che in un villaggio arrivasse un cavaliere solitario in grado di sfidare tutti i ronzini del vicinato; oggi le cose sono organizzate meglio, ed i singoli cavalli non vengono mandati allo sbaraglio senza protezione alcuna.

    Ciò che dovrebbe caratterizzare una vera competizione, è anche un certo grado di imprevedibilità; è di qualche giorno la notizia dell’eliminazione del grande Nadal per mano di un quasi sconosciuto, in quel Torneo, che proprio per una ragione come questa, è considerato il più prestigioso al mondo: gli atleti passano i turni per loro merito, e non per fama acquisita fino a quel momento.

    Questo mi fa dedurre che i Premi e Concorsi, sono veramente uno dei talloni d’Achille dell’Arte Contemporanea, (e l’altro?: alla prossima puntata…) la quale di tutt’altre vicissitudini e sensibilità dovrebbe nutrirsi: se andiamo a vedere nel recente passato, le famose collettive dove erano invitati ad esporre gli artisti d’avanguardia dell’epoca, il premio consisteva appunto nell’essere stati scelti, non nell’aver superato e battuto sul filo di lana i propri colleghi: la competizione non fa che dividere e disgregare, anche se organizzata a fin di bene.
    Figuriamoci se fatta ed organizzata a scopo di lucro: coglie due piccioni con una fava: applica il divide et impera, e aiuta a far cassa a chi a tutt’altro che all’Arte è interessato.

    • Tutto il bla…bla si origina proprio perchè mancano criteri oggettivi di valutazione. Questo fa il gioco di molti artisti, che più che bravi a far opere sono eccellenti nelle P.R., e fa il gioco dei critici e curatori che così non devono giustificare le loro scelte e possono permettersi di scrivere e vaneggiare cosa vogliono. Personalmente da qualche tempo ho elaborato un metodo che misura l’impatto sulla salute di un’opera d’arte. Ritengo questo il parametro più importante visto che un’opera non è mai innocua e talvolta può avere effetti devastanti.
      Spesso mi diverto a misurare le opere sia del presente ma anche del passato, con l’antenna di Lecher, questo è lo strumento, e devo dire che pochissime superano la sufficienza. http://www.biosiart.it

  • anna

    @ Merola: era un sassolno nello stagno, sì (e a giudicare quel che avete scritto tu e Angelov ne valeva la pena…). Io la butto lì: si potrebbe partire con un piccolo passo, invitando ciascuno dei selezionatori del Premio – o dei Premi – a motivare le proprie scelte con un breve testo. Potrebbe garantire non dico trasprarenza, ma almeno una maggiore assunzione di responsabilità. Piuttosto, il problema è un altro: in tanti premi gli artisti “della domenica” – magari bravi – concorrono accanto ad artisti che hanno già fatto due, tre, dieci mostre, anche con gallerie importanti, e non di rado curate da persone presenti in giuria. Sarà un caso, ma il più delle volte vincono questi ultimi. Adesso… non voglio battere per l’ennesima volta sulla scarsa “eticità” di alcune scelte – ma un organizzatore/selezionatore/presidente di giuria il problema dovrebbe porselo, e caro Buciati non puoi cavartela con l’ironia -, però avete letto la riflessione sul conformismo, proprio qui su Artribune? Mi chiedo se sia giusto mettere nello stesso calderone i “debuttanti allo sbaraglio” e chi ha già le spalle forti, questo sì mi sembra sporco e cinico nei confronti delle persone che vedono i premi come un’occasione per salire a quella ribalta che, sovente per colpa degli stessi curatori che si ritrovano nelle giurie, non hanno mai guadagnato. Lucrare sulle legittime aspirazioni di queste persone – e poi deluderle – è “offensivo”, non certo i giudizi che ho espresso sulla qualità delle opere (non di tutte, ma ovviamente questo volutamente non è stato letto).

  • parole al vento5

    Anna il critico è sicuramente dotato delle necessarie abilità dialettiche da inventarsi motivazioni ad hoc per qualsiasi opera che abbiano l’onere di scegliere/supportare/giustificare. Non sarebbe e non lo è stato in passato determinante leggere le giustificazioni della giuria.

  • Come sostiene “parole al vento” una motivazione generica non dice molto sui criteri utilizzati nella valutazione. Di certo può aiutare nella lettura delle opere: i cataloghi di molti concorsi riportano i testi critici dei selezionatori, che in qualche modo presentano al pubblico il risultato del processo di selezione. Se poi il comitato dovesse produrre un testo per ogni opera valutata, l’aggravio in termini di lavoro sarebbe ben superiore rispetto alla compilazione di una semplice griglia. In ogni caso, per quanto il dibattito sia per me estremamente interessante, la selezione per il Premio Celeste, nello specifico, avviene secondo modalità precisate nel bando e accettate da tutti gli artisti partecipanti. Per questo non si può rimproverare nulla né a Bruciati né all’organizzazione. Si può ragionare, al massimo, in termini generici e in prospettiva.
    Quanto al problema “etico” sollevato da Anna, non credo che un artista dalle spalle davvero solide abbia interesse a rimettersi in gioco in questi piccoli contest. Per chi muove i primi passi, invece, è forse meglio confrontarsi con qualcuno che abbia maturato un po’ di esperienza che limitarsi alla prospettiva rassicurante, ma poco stimolante, dei concorsi frequentati da soli dilettanti (ne esistono molti!!!). L’ottica con la quale partecipare a selezioni di questo tipo dovrebbe essere, secondo me, più quella di una sfida attraverso la quale arricchire il proprio bagaglio di esperienza che quella della ricerca di conferme.

  • Miss Proroga

    ultima chiamata, ultimi giorni, scade domani… chi si iscrive per ultimo vince il borsone.
    Non preoccupatevi, tanto si proroga sempre.
    Mi dispiace ma questo modo di fare non è cool, Normalman pensaci tu !
    Whitehouse cosa ne pensi delle proroghe? Pensi che i giovani artisti contemporanei possano essere stimolati da tutti questi concorsi che poi finiscono con le date prorogate ? Oppure pensi che possa essere più formativo, un paio di anni di fabbrica 9 ore al giorno, duri sul pezzo? Sempre che, di questi tempi, il posto si trovi ?

  • Bandit

    33951*50= 1.697.550 €

    • MicheleM

      questa è chiarezza. grazie

      • Bandit

        33951 artisti numero che si trova sul sito (sono così tanti?)
        Per 50 € a opera fanno 1.697.550 €
        Sono tanti soldi no?

        • MicheleM

          eh si sòssoldi! Che si vergonino, ma veramente…
          Io me ne resto all’estero (a malincuore).

        • Laura Beatrice Gerlini

          Però non è proprio così: io sono iscritta al sito, ma non partecipo al concorso e il costo di 50 euro è per partecipare. Quindi il calcolo fatto è sbagliato. Resta però il fatto che i costi andrebbero fatti pagare solo a chi viene selezionato, non a tutti i partecipanti. Ho partecipato a diversi concorsi (Celeste, Laguna, Galleria Bocca di Milano) e devo ammettere che ogni volta che andavo alle premiazioni (di altri artisti, ovviamente), non potevo non pensare che il buffet e i premi li stavo pagando io, e mi andavano di traverso i pasticcini. Credo che cambierò idea solo quando io riceverò un Premio, se mai succederà, perchè sarò sicura che è meritato veramente, visto che non ho nè conoscenze nè Gallerie che mi sostengono. Ok, mi rispondo da sola: mai.

  • Angelov

    Non sono le attività culturali come i Premi o le Competizioni legate alla Cultura, ciò che possono contribuire a creare quel Contesto Culturale, senza il quale la qualità ed il valore delle opere e degli sforzi degli artisti, potranno raggiungere la loro fase ottimale.
    Anzi, queste attività, (Premi etc) vanno proprio nella direzione contraria, poiché innescano una serie di conflitti interpersonali riducendo il tutto a mera competizione: la figura del collega è sostituita da quella del concorrente.

    Questo fenomeno, nell’ambito culturale, in realtà riflette ciò che avviene nella società in generale; ed è anche inutile parlarne ormai, basta guardarsi intorno…

    Ma è la disinvoltura con cui si annacquano e mistificano le situazioni, dando tutto per scontato, come fosse routine ormai legittimata e rinunciando quindi a qualsiasi senso critico, che lascia perplessi.

    • fianna

      perchè sono le accademie stesse che nei corsi tradizionali formano artisti egocentrici incentrati solo sul loro lavoro, loro, i loro pensieri, le paranoie e tutto il mondo di fuori, massima aspirazione vendere le opere, diventare famosi, guadagnare e collezionare vernissage, non c’è di male nel voler mangiare con la propria arte, ma ci si potrebbe porre in modo meno meschino ed autoriferito

  • ma che noiaaaaaaaaa….
    siamo alle solite.
    Come fate a giudicare se ancora non sono state selezionate le opere che concorreranno realmente al premio???
    Siete tutti veggenti?

  • anna

    e come volevasi dimostrare… la proroga arrivò!

  • protozoo

    Il premio, le gallerie di lightroom e il curatore legato a fiere e premi perfirici vengono percepiti come troppo off e che quindi si auto esauriscono non permettendo
    nessun salto di qualità al vincitore, anzi rischiano di legarlo a realtá comunque fuori dal mercato. Nulla da dire per i 50 euro ci sono costi di gestione che vanno coperti solo che potrebbero essere investiti meglio selezionando curatori e giurati adeguati ai reali bisogni di un artista. nessun talent show andrebbe in onda su tele gatatcicova perchè non avrebbe ripercussioni per il vincitore.

  • gratta e Vinci

    Massimo De Luca, Parti con il comunicato