Otto ore in piedi, immobile. A Istanbul su piazza Taksim cala il silenzio: e la performance di Erdem Günduz diventa la nuova frontiera della protesta pacifica…

“Ragazzi, a Taksim c’è un ragazzo che sta lì fermo da qualche ora”, si leggeva ieri, all’ora di cena, sui social networks. Il ragazzo in questione si chiama Erdem Günduz, e da ieri è conosciuto come The Standing Man (in turco, Duran Adam), l’uomo rimasto per otto ore in piedi, immobile, in silenzio, in mezzo […]

Erdem Günduz, The Standing Man, a Piazza Taksim

Ragazzi, a Taksim c’è un ragazzo che sta lì fermo da qualche ora”, si leggeva ieri, all’ora di cena, sui social networks. Il ragazzo in questione si chiama Erdem Günduz, e da ieri è conosciuto come The Standing Man (in turco, Duran Adam), l’uomo rimasto per otto ore in piedi, immobile, in silenzio, in mezzo a piazza Taksim, ad Istanbul. Con lo sguardo impassibile rivolto verso l’AKM, il dismesso Centro Culturale che porta il nome di Atatürk, fondatore della Repubblica Turca, dal quale pendono due enormi bandiere rosse con la mezzaluna e la stella. In breve, il suo esempio è stato seguito spontaneamente da tanti altri: giovani, anziani, studenti, lavoratori, si sono uniti al giovane sino a formare un coro muto e fiero, senza il vessillo di alcun partito, solidali nell’affermare quella libertà sociale e individuale, che il proprio governo sta minando su ogni fronte.

Alle 2 della scorsa notte, la polizia è intervenuta, dopo che il giovane era già stato precedentemente ispezionato da poliziotti senza che lui battesse ciglio, e ha infine arrestato chi si rifiutava di interrompere la dimostrazione. Erdem Günduz – lo vedete su foto e video – è un giovane performer e coreografo turco, che ha portato avanti una commovente azione di protesta individuale, diventata poi collettiva, con il semplice atto di “stare”, solo con il proprio corpo, esposto e inerme, in uno spazio pubblico, che negli ultimi diciotto giorni è stato teatro, come ormai tutti sappiamo, di duri scontri tra polizia e manifestanti.

Dopo il pianista italo-tedesco Davide Martello, che la scorsa settimana era riuscito con la sua musica a smorzare la tensione in piazza, ora Erdem Günduz, la cui azione performativa, grazie alla diffusione su Twitter, è stata replicata in diversi quartieri di Istanbul e in altre città turche, ci ha ricordato il ruolo potente e destabilizzante di un’azione artistica, quando non è disinnescata dai muri di una galleria o di un museo o avvilita da supponenti interpretazioni critiche…

– Marta Pettinau

Taksim, 17 giugno 2013

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.
  • Angelov

    L’erba del vicino è sempre più verde…
    Non capisco la Redazione, che arriva a pubblicare un articolo ed una testimonianza così toccante ed importante, facendo un lavoro di giornalismo d’alto profilo, e poi censura dei commenti che non “garbano”, perché ritenuti provocatori.
    E non per il loro linguaggio volgare o scurrile, ma per i loro contenuti.

  • francesca

    perfetto, bella azione.
    Lo stesso spirito che ha animato LIUBA a fare una performance interattiva in silenzio al quale hanno partecipato diverse persone, per protesta e come segno, sia al flash art fair di Milano a gennaio, sia all’opening della biennale appena trascorso. Però poichè gli italiani sono sempre e solo esterofili, per i turchi si fa un articolo, e gli italiani li si dimentica – per poi ammirarli quando vanno a lavorare all’estero, costretti …

  • annaperoni

    scusa Francesca, ma sei Liuba in realtà? Perché altrimenti non si capisce il carattere polemico del tuo intervento. Invece di vedere la bellezza di quest’azione e sostenerla, stiamo a fare le guerricciole “l’ha fatto pure tizio e caio”? Ma lo sai cosa sta succedendo in turchia?

  • Angelov

    Questa “performance” ha comportato,e forse lo è a tuttora, un tasso di rischio altissimo, in un momento molto particolare, quasi trattasi di un gesto eroico;
    è un dare senza chiedere nulla in cambio, e mettere a repentaglio la propria vita per un’idea condivisa.

    Dice dell’anima turca più di quanto non facciano mille luoghi comuni, anche quelli più insospettabili e mascherati da sedicenti espressioni culturali: perché è nata sotto i segni dell’immediatezza, della sincerità e della necessità interiore.

  • Francesco

    Viva Erdogan: abbasso i radical-chic.

    • Angelov

      @Francesco: se situazioni cosi complesse si potessero risolvere con 5 parole, la vita sarebbe come un sogno…

  • splendido …………..
    Amy d