Ma il Regno Unito non era il paradiso dei musei e della cultura diffusa e democratica? Il mito è crollato rapidamente causa crisi: ed ora arriva un’ondata di scioperi…

C’era un tempo in cui il Regno Unito era considerato una sorta di El Dorado culturale, esempio per tutti per l’approccio efficientista e democratico, musei – e altre istituzioni – vicini al pubblico e con accesso spesso gratuito, un’isola felice per una società altrimenti turbata da conflitti sociali anche drammatici. Poi il mito ha iniziato […]

La National Gallery di Londra

C’era un tempo in cui il Regno Unito era considerato una sorta di El Dorado culturale, esempio per tutti per l’approccio efficientista e democratico, musei – e altre istituzioni – vicini al pubblico e con accesso spesso gratuito, un’isola felice per una società altrimenti turbata da conflitti sociali anche drammatici. Poi il mito ha iniziato a vacillare, sotto i colpi della crisi internazionale e degli inevitabili tagli, che anche qui hanno colpito pesantemente il settore.
Certo, restano esempi di gestione e di rilevanza indiscussa, dalla Tate Modern alla National Gallery di Londra, per citarne qualcuno. Ma anche questi negli ultimi giorni hanno dovuto affrontare un problema nuovo, anche se prevedibile sviluppo del trend calante: gli scioperi del personale di servizio e di guardia, che hanno causato chiusure e disservizi a catena, per rivendicazioni su posti di lavoro, stipendi e pensioni.
La stessa National Gallery di Londra giovedì scorso ha dovuto chiudere la metà delle sue 66 sale, stessa sorte toccata ad un intero piano della National Portrait Gallery. Peggio ancora è andata ai visitatori della Tate Liverpool, che hanno trovato il museo chiuso completamente al pubblico. Agitazioni anche al Natural History Museum e al Victoria and Albert Museum, che però sono riusciti a restare aperti, sia pure a ranghi ridotti. Sabato è stata la volta del Merseyside Maritime Museum di Liverpool, con una protesta di 24 ore, domenica di altri siti come Stonehenge. Ed il sindacato Public and Commercial Services union ha già annunciato uno sciopero nazionale per la fine di giugno.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.