Leone d’oro all’Angola. I dubbi del sito tedesco Art e le accuse di eurocentrismo. Ecco le critiche di Safia Dickersbach, responsabile PR di Artfacts, che ci chiede di intervenire…

Ne abbiamo parlato anche ieri, in un intervento perplesso rispetto all’assegnazione di alcuni Leoni d’oro: ma in Germania la critica ha raggiunto una polemica che va oltre gli aspetti artistici. Ci riferiamo al Leone d’oro all’Angola, che la rivista Art prende un po’ in giro in un pezzo di Ute Thun. Con tanto di successive […]

Ne abbiamo parlato anche ieri, in un intervento perplesso rispetto all’assegnazione di alcuni Leoni d’oro: ma in Germania la critica ha raggiunto una polemica che va oltre gli aspetti artistici. Ci riferiamo al Leone d’oro all’Angola, che la rivista Art prende un po’ in giro in un pezzo di Ute Thun. Con tanto di successive accuse di eurocentrismo e di razzismo culturale, da parte di chi è più sensibile al tema.
Tra questi c’è Safia Dickerback, responsabile delle comunicazioni di Artfacts.net, che ci contatta per criticare il sito tedesco polemizzando per il “disappunto di vedere la ristrettezza mentale della Thun, basato esclusivamente su considerazioni stereotipate [..] in contrasto con l’aspirazione della rivista di occuparsi la scena artistica da un punto di vista globale”. L’intervento completo lo trovate al link qui sotto: e voi cosa ne pensate?

– Daniele Capra

L’articolo della rivista Art
L’intervento di Safia Dickerbach

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Daniele Capra (1976) è giornalista, curatore indipendente ma militante. Tra le mostre curate la personale di Matteo Fato alla Fondazione Dena di Parigi, Contractions presso Dolomiti Contemporanee, Fisiologia del Paesaggio per i Musei di Zoologia e Anatomia Comparata dell’Università di Bologna, Let’s Go Outside per il Comune di Milano, Drawing a Video al Museo Janco Dada di Haifa e la IV edizione del festival Tina-B di Praga. È stato curatore del Premio Emergente Europeo Trieste Contemporanea nel 2008 e nel 2009, giurato all’International Onufri Prize di Tirana. Scrive per Artribune, per Nordest Europa e per i quotidiani veneti del Gruppo Espresso. È membro del comitato scientifico del festival culturale Comodamente. Vive un po’ troppo di corsa, con molti libri ancora da leggere ed il portatile sempre acceso.
  • emet

    Che il premio all’Angola (padiglione modestissimo) lasci non poco perplessi ha un fondo motivato che supera di gran lunga gli interessi culturali e sconfina nel business.
    Lo sanno bene ENI, Finmeccanica e Alenia, che in Angola stanno consolidando interessi da miliardi di euro che vanno dalle risorse energetiche, ai satelliti alla ristrutturazione del corredo militare. Qualcuno ha esercitato una lieve pressione su qualcuno, che a sua volta ha esercitato un’altra pressione su qualcun altro e così via, fino all’attribuzione del premio. D’altro canto, gli italiani che ronzavano intorno al padiglione angolano sono sembrati molto più “faccendieri dell’arte” che specialisti del settore. Una strategia tipicamente affaristica che ha poco a che fare con la cultura…”pecunia non olet”…dispiace che persone irreprensibili nella giuria abbiano ceduto alle pressioni dall’alto…a Liverpool non l’avrebbero mai fatto

  • mario

    di per se il padiglione angola, da video,parole e immagini non mi ha colpito particolarmente… e non è solo Art in germania che critica la scelta, ma anche tra gli altri la Zeit con Reutenberg per esempio. comunque dopo averlo visitato potró dire di piú. il fatto che qualcuno attacchi una scelta della giuria mi sembra completamente fondata e accettabile, mi sembra molto piú strano voler difendere una scelta a prescindere, adducendo motivi collegati al continente africa, ed a cose del genere, che non sono mai temi buoni da mettere in mezzo, e specialmente non servono per difendere il lavoro di un artista e due curatori.. e le parole di Safia Dickerbach vanno piú in quel senso,cosí come non capisco come faccia a porre la questione dello scontro tra potenze economiche occidentali contro la purezza di una scelta artistico/curatoriale angolana… discorsi che puzzano di autocolonialismo, altro che….cmq non è un commento sui lavori, ma sul modo di approcciarsi della giornalista di artfacts quela che sto criticando…ciao

  • Massimiliano

    Ma sinceramente non capisco, perché Il Leone d’Oro deve sempre essere discusso energicamente. E questo fin dal primo Leone d’oro addirittura. Ma io dico. E domando: Perché non polemizzate cosí i premi nobel della Pace? (per esempio quello di Obama, quello di Kissinger-l’artefice di tutte le dittaure di America Latina e l’inventore della Gladio per esempio li non c’é stata nessuna polemica vero)? O i premi Nobel di Letteratura autentiche schifezze letterarie del resto nelle nostre librerie c’é solo una montagna di porcherie editate. Li c’é sempre -silenzio-. Ma che cosa vuole la Germania. Non si puo sempre vincere no? La Biennale e un grosso evento. E se non si é messi dentro la política, e la -Mafia- della politica, voglio dire tutti sappiamo che artisti come Beyus, Marina Abramovic, Pistoletto, Bourgeois, Christo, Ivekovic, Galindo, Bruguera, Tápies, Iglesias, Oteiza, Koons, eceetera, eccetera; sono artisti della mafia politica sia di destra che di sinistra, anche perché come ci insegnava il povewro Gaber -le parole si logorano, perdono di significato, dato che il mondo gira, e le parole stanno ferme e perdono il loro senso, invecchiano, di modo che domani tutto questo non ha assolutamente senso. Inoltre chi si ricorda del Leone d’oro degli anni sessanta? Il tempo mette sempre questi grossi eventi dove devono stare Eventi e nulla piú! Non si puo fare della Biennale un testo teorico di gran classe. E la casa di Cristo e tutto vale. Giustamente perché é politica No? Io creo che la Biennale rispetto alla Documenta per esempio pecca di troppa politica. E di troppa fashon-intelectual-politic-look-vision….La Documenta sempre vince rispetto alla Biennale percvhé anche se frauda sempre trovi un documento importante nel mezzo. nella Biennale trovi qualcosa nel mezzo dei Collaterali. Ma non mai nei Giardini dove sempre ‘é l’incertezza e il dubbio di essere venuto per niente. Ma del resto bisognava venire….Grazie Massimiliano Tonelli

  • Nhyala

    The problem with Ms Ute’s article is the fact that she barely discusses the curatorial project or the ideas behind it. Something which I think she is completely uncapabble of, or at least showned a lack of interest when visiting the show. The jury on the other hand, professional curators and the specialized press that was there well before the prize, were a lot more interested in that.
    These assumptions are, as Sofia rightlfully puts it, based on a terrible eurocentrist idea of Africa – for an Angolan to have won, they must have bought the award for sure! Ms Ute might not know where Angola is and therefore that there is art being produced in Angola, but for sure, the German chanceller knows where Angola is!
    The work of Beyond Entropy (The curators) is a long term collaboration that started in University years, as well as the work of the Artist. Funny enough none of those have been funded by the state or by ani italian company or any other big company that is beeing mentioned. This years project was partly sponsored by the state as it was by other sponsors, and had a very small budget, compared to other installations, and I wonder: Had Germanny won with Ai Wei would anyone question that on the basis of it being a political statement?
    In a Bienale full of flamboyance and show off, modesty, intelligence and emotion won. It might be everyone’s cup of tea, but at least question the quality of the work, and don’t make stupid assumptions about a process one knows nothing about!

    Or were the dazzling reviews from the NY Times and other important reviewrs also part of a bigger lobbying strategy???

    https://www.facebook.com/BeyondEntropyLtd