In pensione? Ci sarete voi. Cattelan trionfa in Francia con Toilet Paper: su un intero numero di Liberation, e per un anno sulle finestre del Palais de Tokyo

Se Maurizio Cattelan, come in tanti hanno detto – più o meno chiaramente – all’indomani della sua inaugurazione alla Fondazione Beyeler, è un artista “bollito”, devono essere in tanti ad amare questa pietanza. Già, perché lui continua a mietere successi, nei luoghi più disparati, sulle scene più prestigiose: se ne sono accorti ieri i lettori […]

Se Maurizio Cattelan, come in tanti hanno detto – più o meno chiaramente – all’indomani della sua inaugurazione alla Fondazione Beyeler, è un artista “bollito”, devono essere in tanti ad amare questa pietanza. Già, perché lui continua a mietere successi, nei luoghi più disparati, sulle scene più prestigiose: se ne sono accorti ieri i lettori di Liberation, inconsapevoli di avere fra le mani un oggetto da collezione, bramato da schiere di collezionisti e magari un domani pagato pure chissà quanto. Il celebre quotidiano della gauche francese, nel numero dal 19 giugno, si è infatti rifatto la veste corredando gli articoli – come vedete nella gallery – con immagini tratte da Toilet Paper, la rivista di sole immagini creata dal Maurizio nazionale con Pierpaolo Ferrari.
In copertina, un panino imbottito con una rana, peraltro stampato in cinque versioni diverse, conque diversi colori per 5 zone della Francia, e per la gioia dei suddetti collezionisti: e poi via al profluvio di immagini, con tutti gli stilemi del cattelanismo applicato. E non finisce qui, anzi: perché la glorificazione di Toilet Paper sarà ancora maggiore al Palais de Tokyo, che per un intero anno esporrà le stesse foto alle grandi finestre dell’edificio. Se è pensione questa…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Bravo Catty Catty. Anche secondo me sviluppa ottimamente il suo lavoro. Lavoro che ha radici anni 90, ma che riesce a trovare ancora grande spazio, perchè in qualche modo siamo ancora agli anni 90.

    La Biennale del suo amico e alter ego Gioni è un esempio di questo, siamo a un punto di saturazione (a mio parere innescato simbolicamente dall’11 settembre 2001) e si sta cercando di rifare il giro….quindi il giovane artista o curatore o segue la via pop-glam di cattelan (che è la stessa di weiwei e altri) o diventa una sorta di archeologo del passato…

    Diversamente ci sarebbe una terza strada, che sta nell’impostare una certa visione critica su tutti questi progetti, opere e artisti. Una retroguardia, un azione da dietro, dal retro.E quindi il ruolo di spettatore, uno spettatore che precipita, in particolare.

    ghost track
    Piazza Duomo, Milano
    2009
    http://whlr.blogspot.it/2011/11/padiglione-italia.html

    • Fausto

      Siamo in un punto decisivo di saturazione degli slogan, dove il simpatico e inoffensivo giocattolo pubblicitario confenzionato ad arte da Kattelan, fa il solito solletico ai ranocchi dorati che vivono e dormono tranquilli stagno dell’arte…

      Difatti, a che servono questi banali giocattoli e immagini patinate se non a far ridere i ranocchi arricchiti ????

      • Fausto

        Dimenticavo: adesso ci sono pure i ranocchi radical chic della deriva di sinistra che ammirano i gioccatoli per bambini di Kattelan.. Siamo proprio alla frutta marcia… e dobbiamo fare economia di slogan pubblicitari…

  • Giovanni

    L’aveva detto che con la pensione si sarebbe dedicato solo a Toilet Paper. Lo sta facendo bene direi!

  • oblomov

    vabbè…che barba però…

  • fabio

    Palle,quelle stesse immagini se non recassero la “Firma” non se le cagherebbe nessuno.Come i jeans di Cavalli,il Danacol,le t-shirt Boss,la recitazione della Bellucci,le foto di Mimmo Jodice,le sofferenze della Abramovich,….

    • In parte questo è vero….cosa diamo ai francesi, detti “mangiatori di rane”..una rana nel panino….la logica è elementare, ma Cattelan la sviluppa coerentemente da 20 anni…piuttosto è il pubblico che avendo poco tempo , anche per pensare, schiacciato tra 10 ore di lavoro e i pannolini sporchi..continua a volere certe cose banali e prevedibili….

      Siamo ancora nel mondo intuito da Warhol, anni 60 2.0…

      Più ridicolo è il fatto che Cattelan scappi sempre, facendo il modestone un po’ goffo a parlare, e poi ci sia sempre…dice basta a Venezia, ma poi è a Basile con ancora più visibilità…

      Fa anche ridere che il suo alter ego Gioni lamenti il narcisismo di certi artisti italiani frustrati..ma poi segua sempre il suo amico..in un continuo vortice di visibilità…

      Ma certe cose in italia non si possono dire…ave a te San Maurizio.

      • Helmut

        Più che Warhol, questo è un neosurrealismo d’accatto.

        • Fausto

          direbbe Breton , stronzate buttate in pasto al borghese di turno…

  • anche le copertine colorate…potrebbe essere Andy Warhol…non ne usciamo…dall’altra parte c’è il pop esotico che cita forme e codici del passato…ed ecco i giovani indiana jones…gaillard, Vo, Cuoghi, Biscotti…

    • Fausto

      questa gente…, altro che artisti pubblicitari, biscotti , cuoghi e quanto altro offre lo stagno dell’arte, non hanno ancora capito che l’arte è scomparsa dentro i loro corpi stessi.

  • Non saprei se sempre più risulta stancante questa glorificazione per una delle tante operazioni promozionali su una realtà artistica che non pare più capace di uscire da questa dimensione pubblicitaria che in questi anni ha pervaso tutto il suo lavoro.

    Toilet è uno sviluppo fotografico alla Toscani, che mi pare priva di forte valore simbolico, in quanto eccessivamente relegata ad una situazione modaiola, forse ripulendola e cercando un approccio più semiologico potrebbe uscirne qualcosa di duraturo…

    La mostra alla Beyeler è proprio triste, passato l’attimo del primo sguardo queste opere risultano vecchissime e prive di impatto emotivo, forse proprio questa cifra del consumo potrebbe essere la sua valenza più significativa…

  • poljmpojkd

    Cattelan+Vezzoli=Vecchio Scarpone

    • Fausto

      qui non si sta parlando di opere d’impatto sociale, spirituale ma di orribili fotomontaggi… che se fossero visti da Hausman e dai dadaisti berlinesi si rivolterebbero dalle loro rispettive pene infernali… ma con le armi…