Il Ministro del Lavoro Enrico Giovannini ad Asti per inaugurare “la Rinascita”. Nella mostra curata da Davide Rampello il racconto dell’Italia uscita dalla guerra e piombata nel sogno del boom

Un ministro che inaugura una mostra non è in fondo chissà che novità. Nemmeno per Asti, provincia pressoché estrema, dove la cordigliera di forze dell’ordine piovuta per l’occasione non scuote più del minimo il sonnacchioso rito di un aperitivo di inizio estate. Considerato però che il ministro in questione non è il titolare della cultura […]

La Rinascita ad Asti - 2

Un ministro che inaugura una mostra non è in fondo chissà che novità. Nemmeno per Asti, provincia pressoché estrema, dove la cordigliera di forze dell’ordine piovuta per l’occasione non scuote più del minimo il sonnacchioso rito di un aperitivo di inizio estate. Considerato però che il ministro in questione non è il titolare della cultura Massimo Bray ma Enrico Giovannini, insediato al dicastero del lavoro, la faccenda cambia improvvisamente valenza. A finire esposta è infatti la Rinascita, congerie di azioni, parole ed opere selezionate per raccontare la crescita del Paese a partire dal dopoguerra e fino agli Anni Sessanta. Prima, durante e appena dopo il Boom, insomma, con accento particolare proprio sulla forza lavoro, intesa come felice e straordinaria convergenza di energie creative capaci di ideare e tradurre in pratica sogni e visioni. Nell’allestimento immaginato da Davide Rampello, deus ex machina di un’operazione frazionata in tre diversi palazzi storici del centro città, non mancano le digressioni nell’arte, con i vari Turcato e Burri, Munari e De Chirico a significare in modo visivo lo spirito di una stagione consacrata al fare.
Viene da chiedersi: perché Asti? Perché no, si può rispondere. Trovando nell’identità della città l’esempio più calzante delle tante occasioni non del tutto perse che si trovano ad ogni angolo d’Italia. Avrebbe potuto essere la Siena del nord, forte di vestigia medievali e tradizioni che non sono state salvaguardate come avrebbero meritato; ha conosciuto una felice stagione produttiva, presto però avvilita dalla deindustrializzazione; conta su eccellenze enogastronomiche che sono biglietto da visita importante, ma dalle quali si può ottenere di più in termini di ricadute economiche sul territorio; è città di cultura, ma frenata in una dimensione che non si smarca se non saltuariamente dal localismo. È Asti, insomma: ma potrebbe essere ovunque. Suona allora come un augurio imbattersi nelle vestigia di un passato recente. La Rinascita, parte anche da qui.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.