“I sette savi” di Fausto Melotti a Malpensa, immagine di benvenuto nella Milano città del contemporaneo. Restauro e nuova collocazione per il gruppo scultoreo celato, da mezzo secolo, nelle cantine del Liceo “Carducci”

Smentire il luogo comune che fa di un aeroporto un “non-luogo”, area spersonalizzata e global nell’accezione peggiore del termine. Senz’anima, priva di connessioni con il tessuto urbano e sociale in cui è calata. Questo l’obiettivo indicato dall’assessore alla cultura di Milano Filippo Del Corno nel presentare il grande ritorno al pubblico, dopo accurato restauro, de […]

Fausto Melotti, I Sette Savi, 1961, particolare del gruppo scultoreo © Pierantonio Tanzola
Fausto Melotti, I Sette Savi, 1961, particolare del gruppo scultoreo © Pierantonio Tanzola

Smentire il luogo comune che fa di un aeroporto un “non-luogo”, area spersonalizzata e global nell’accezione peggiore del termine. Senz’anima, priva di connessioni con il tessuto urbano e sociale in cui è calata. Questo l’obiettivo indicato dall’assessore alla cultura di Milano Filippo Del Corno nel presentare il grande ritorno al pubblico, dopo accurato restauro, de I sette savi di Fausto Melotti, destinati a imminente collocazione in quel di Malpensa. Lo spazio prescelto per la posa degli esemplari in pietra, tratti dai gessi oggi al MART di Rovereto e copia dei marmi installati nel giardino del PAC, è la cosiddetta Porta di Milano, camera di decompressione che unisce il Terminal 1 alla stazione ferroviaria che collega direttamente l’hub alla città. Il sipario si alza il prossimo 20 giugno, la regia dell’operazione è firmata da Angela Vettese: l’installazione si propone in veste di cartolina più efficace di una Milano città del contemporaneo, desiderosa di allettare, sedurre e invitare il mezzo milione di passeggeri che ogni anno transita in aeroporto. Scelta non casuale, allora, quella dei Savi di Melotti, opera travagliata e sfortunata. Nata per la Triennale del 1959 e, nella versione presto a Malpensa, commissionata dal Comune un paio d’anni più tardi su indicazione di una commissione composta dai vari Franco Albini e Piero Portaluppi. Un’opera dunque squisitamente milanese, identitaria, e infatti destinata al giardino del Liceo “Carducci”. Nelle cui cantine è rimasta stipata mezzo secolo, ricoverata nell’oblio seguito al danneggiamento di due dei sette pezzi che la compongono. Oggi il restauro foraggiato da SEA e la nuova vita, con esposizione fino al prossimo mese di novembre.

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Angelov

    E visto che si è fatto 30, perché non fare 31?
    Il famigerato Cubo di Aldo Rossi, che con la sua dimensione e scala, intrude piuttosto che interpretare lo spazio circostante, troppo limitato, che riesce a malapena a contenerlo; a tutti noto, tra via Manzoni, via Borgonuovo e prospiciente via Montenapoleone; perché non posizionarlo altrove?
    Si era anche parlato del Monte Stella, come possibilità.
    Troppo costoso? ci sono altre priorità? ma il proverbio dice che “Chi più spende, meno spende”, perché paradossalmente, un’azione realizzata a regola d’arte, la devi compiere solo una volta, senza ulteriori perdite di tempo e denaro…