Cose che succedono solo a Londra. Al Victoria & Albert Museum c’è una game designer in residenza: incarico, realizzare un videogioco sulla collezione. E lei ci racconta tutto…

Il primo passo verso un futuro sperimentale, o semplice trovata modaiola? Accade che un’istituzione ultracentenaria come il Victoria & Albert Museum assegni una residenza delle durata di sei mesi alla ventiduenne Sophia George, e fin qui nulla di strano: se non fosse per l’ambito in cui è specializzata la giovane britannica, il game design. La […]

Sophia George (foto bbc.co.uk)

Il primo passo verso un futuro sperimentale, o semplice trovata modaiola? Accade che un’istituzione ultracentenaria come il Victoria & Albert Museum assegni una residenza delle durata di sei mesi alla ventiduenne Sophia George, e fin qui nulla di strano: se non fosse per l’ambito in cui è specializzata la giovane britannica, il game design. La storica istituzione con sede a Londra ha infatti designato in lei, dopo una durissima selezione a cui hanno partecipato oltre cento concorrenti, la figura incaricata di realizzare un videogioco capace di offrire ai propri visitatori uno sguardo diverso alla propria, incredibile collezione.
Il curriculum della giovane game designer parla chiaro, non è stata selezionata per pura fortuna: laureatasi nel 2011 alla Norwich University of Arts in Games Art & Design, ha vinto diversi riconoscimenti assieme ai suoi colleghi del team di sviluppo Swallowtail, tra cui spicca un BAFTA nella categoria Young Game Designers. Come affronterà questo importante incarico? I videogiochi guadagneranno sempre più spazio nelle sale delle più importanti istituzioni artistiche del mondo? “Credo che il riconoscimento del videogioco come forma d’arte stia avvenendo in ritardo – risponde ad Artribune -, quindi è fantastico che istituzioni come il V&A e il MoMA stiano ora prendendo la questione seriamente. Penso che i videogiochi siano una parte della nostra cultura che necessita di essere preservata e rispettata”.
Progetti per la residenza?Durante la mia residenza (che inizierà il prossimo ottobre e che durerà per sei mesi) frequenterò le British Galleries e progetterò un gioco in base a ciò che più mi ispirerà. Prenderò parte alla direzione di alcuni programmi pubblici organizzati dal V&A, come workshop sul game design, sessioni di gioco con studenti e, spero, seminari e discussioni. Sono molto ansiosa di cambiare la percezione dei videogiochi e farli vedere al pubblico come forme d’arte creative e divertenti”.

– Filippo Lorenzin

www.vam.ac.uk
www.sophiageorge.com

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Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.