Cinque anni di gestazione, ora si alza il sipario. Dal Veneto le immagini della nuova cantina Santa Margherita, progetto dello studio Westway Architects

Il progetto non è nuovo, e neanche troppo unitario, poiché segmentato negli anni (sviluppato in tre fasi, a partire dal 2008, si è concluso nel 2011). Ma del complesso ultimato si è parlato solo nei giorni scorsi, ed il risultato appare coerente nella scelte formali e compositive: parliamo della nuova cantina della storica azienda Santa […]

Il progetto non è nuovo, e neanche troppo unitario, poiché segmentato negli anni (sviluppato in tre fasi, a partire dal 2008, si è concluso nel 2011). Ma del complesso ultimato si è parlato solo nei giorni scorsi, ed il risultato appare coerente nella scelte formali e compositive: parliamo della nuova cantina della storica azienda Santa Margherita, opera dello studio Westway Architects. Firma italianissima di Luca Aureggi e Maurizio Condoluci, con sede a Roma e Milano. Un restyling accurato e funzionale che si inserisce all’interno del comparto industriale Zignago a Fossalta di Portogruaro, nell’entroterra veneziano, caratterizzato in particolare da una copertura a sbalzo continua e dalla scelta del rivestimento in zinco titanio a listoni, che insegue le cromie calde, tipiche della terra e del prodotto: un rosso vinaccia posato in verticale che sottolinea la zona dedicata alla sua lavorazione e conservazione, e un grigio chiaro per la parte gestionale di amministrazione e controllo, posato invece in orizzontale.
Elemento unificante la grande copertura, che garantisce continuità visiva alle diverse parti dell’intervento, grazie ad una pensilina che corre lungo tutto il volume trasformandosi in connettivo per tutti i percorsi e i collegamenti e ridisegnando porzioni di spazio esterno, oltre che riparare dagli agenti atmosferici. 3300 mq nei quali posizionare insieme aree tecnico produttive e aree di rappresentanza: da qui la scelta di lavorare su masse autonomamente scolpite su angoli retti, che definiscano prospetti indipendenti giocati sui pieni e sui vuoti ma connessi tra loro da parti  opache e trasparenti ( bella anche se non propriamente originale la grande parete vetrata costituita da oltre 2000 bottiglie di vino retroilluminate). La parte bassa dell’edificio possiede una forma più regolare, mentre, quella superiore, è stata sagomata sul profilo dell’edificio retrostante e poi incisa da finestre ad imbotte per permettere di incanalare più luce naturale possibile all’interno degli uffici.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.