Centinaia di Kandinskij e Malevič, tutti falsi, pronti ad essere immessi sul mercato. Colpaccio della polizia tedesca, che sgomina una banda capace dal 2011 di piazzare patacche per due milioni di euro

Con la prospettiva di passare i prossimi mesi in soggiorno coatto dietro le sbarre non resta loro che ingannare il tempo esercitandosi con matite e pennelli. Provando a raffinare la propria premiata abilità di falsari. Hanno 67 e 41 anni i due uomini arrestati dalla polizia tedesca a Wiesbaden, nell’ambito di un’operazione internazionale che ha […]

I falsi recuperati a Wiesbaden - foto AP

Con la prospettiva di passare i prossimi mesi in soggiorno coatto dietro le sbarre non resta loro che ingannare il tempo esercitandosi con matite e pennelli. Provando a raffinare la propria premiata abilità di falsari. Hanno 67 e 41 anni i due uomini arrestati dalla polizia tedesca a Wiesbaden, nell’ambito di un’operazione internazionale che ha smascherato un ramificato e lucroso commercio di opere contraffatte. Si aggira attorno ai due milioni di euro il ricavato di un traffico di patacche avviato con successo nel 2011, disseminando in mezza Europa almeno quattrocento pezzi. Le indagini partono esattamente un anno fa. In Spagna vengono fermati in quattro, impegnati nel tentativo di piazzare un Picasso farlocco ad una cifra prossima al milione di euro. Il caso scatena le attenzioni degli inquirenti, che cominciano a riannodare i fili e seguire a ritroso il percorso di quella che si scopre essere una banda ben organizzata: dalla Svizzera si passa a Israele, infine in Germania, svelando una lunga serie di compravendite illecite e selvaggi raggiri ai danni di collezionisti sprovveduti. La svolta nelle scorse ore: la polizia tedesca fa irruzione nel magazzino che costituisce la base del gruppo, recupera circa mille pezzi pronti ad essere immessi sul mercato e omaggia di manette ai polsi i capi della banda.
Nel catalogo delle opere sequestrate soprattutto finti Kandinskij, Malevič e Goncharova: un’autentica predilezione quella per le avanguardie russe da parte dei falsari, come dimostra il recente caso del K19, presunto inedito di Kandinskij che un paio di anni fa stava per essere collocato a Milano per una somma vicina ai tre milioni di euro. Anche in quel caso il giro della truffa partiva da Israele, dove l’opera era stata creata, e passava in Germania: l’accordo con gallerie compiacenti permetteva l’emersione del falso e la sua autentica. Una truffa di poco conto se paragonata alle gesta dell’ormai leggendario Wolfgang Beltracchi, talentuoso falsario tedesco che ha totalizzato sedici milioni di euro in pochi anni, buggerando con una sessantina di opere – lui giura essere però almeno cento – persino il già direttore del Pompidou Werner Spies. Uno tra i massimi esperti dell’opera di Max Ernst, raggirato proprio da un fake del suo artista feticcio, che grazie alla sua autentica errata viene venduto a un milione e ottocentomila euro. Conferendo a Beltracchi gloria imperitura nel mondo della truffa. E sei anni di reclusione.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • hanno frainteso è un lavoro performativo sul senso dell’unicità, un’azione atta a diffondere il senso di possesso e la libertà di gusto, come sempre l’arte concettuale non è capita…

    son sicuro che in mano a un gallerista più abile sarebbe stato un successone