Biennale Updates: primavera dorata per Danh Vo. Da New York a Venezia, una serie di progetti monumentali e intensi. Dopo la mostra al Guggenheim, il Palazzo Enciclopedico. Due micro video a confronto

È decisamente il suo momento, con un’infilata di successi internazionali da un capo all’altro dell’Oceano. Il vietnamita Danh Vo, 38 anni e una carriera lanciatissima, si è trovato a godersi una primavera a dir poco intensa. A fine 2012 la vittoria dello Hugo Boss Prize, ambitissimo premio, tra i più pingui dell’art world con i […]

Danh Vo - Venezia, Arsenale

È decisamente il suo momento, con un’infilata di successi internazionali da un capo all’altro dell’Oceano. Il vietnamita Danh Vo, 38 anni e una carriera lanciatissima, si è trovato a godersi una primavera a dir poco intensa. A fine 2012 la vittoria dello Hugo Boss Prize, ambitissimo premio, tra i più pingui dell’art world con i suoi 100.000 $ in palio; e a marzo 2013 l’opening della relativa personale al Guggenheim di New York, partner del premio: una spettacolare installazione ambientale che raccoglie l’archivio di oggetti appartenuti al pittore di origini cinesi Martin Wong, artista visionario, molto amato sulla scena newyorchese, vissuto tra il 1949 e il 1999. Al suo lavoro si appassiona Vo, che si imbatte, per caso, nell’incredibile collezione conservata nella casa della madre, Florence Wong Fie, a San Francisco: centinaia di gingilli curiosi, souvenir turistici, manufatti popolari, ceramiche antiche, libri, figurine caricaturali (diverse a sfondo razzista), pergamene calligrafiche, intervallati da dipinti e opere su carta dello stesso Wong, tutto ispirato alla cultura tradizionale americana, con inclusi reperti di quella orientale. Anni e anni di lavoro, per dar vita a un compendio onnivoro e ossessivo di un milieu culturale controverso e complesso.

In contemporanea, una mostra da Marian Goodman Gallery accoglieva un altro progetto dell’artista, sempre una collezione ma stavolta dedicata agli effetti personali di Robert McNamara, ex segretario della difesa americana e sostenitore dell’intervento armato degli USA in Vietnam. Più fili uniscono i due interventi: la poetica dell’archiviazione, la riflessione sull’identità culturale, i conflitti etnici e il colonialismo, la curiosità per le storie di singoli personaggi.
Temi che, in buona parte, tornano anche nel grande lavoro appena presentato a Venezia. Danh Vo è infatti uno degli artisti selezionati da Massimiliano Gioni per il suo Palazzo Enciclopedico all’Arsenale. Altra opera fortissima, tra le più belle in mostra. In uno degli ambienti ricreati dal singolare allestimento, che ha rimodulato per l’occasione le Corderie, Vo ha ricollocato frammenti di una chiesa cattolica vietnamita d’epoca coloniale. Una struttura destinata alla demolizione, di cui l’artista salva intere porzioni: dal colonnato ai tessuti in velluti, dalle travi in legno a porzioni di architrave, telai, reperti vari. Un ambiente immerso nella penombra, aulico, naufragato, abbandonato a una sacralità malinconica e derelitta; uno spazio impossibile, da cui emerge la singolare commistione  tra elementi architettonico-decorativi vietnamiti e occidentali.

Anche in questo caso si tratta di collezionare di frammenti, ma soprattutto di indagare il complesso rapporto tra incursioni imperialiste e cambiamenti dei popoli colonizzati. Laddove è innanzitutto la sostanza dei sogni e dei miti, ancor prima delle questioni politiche, a farsi oggetto di una sempre sofferta dinamica di integrazione.
Se la mostra newyorchese ha chiuso i battenti appena una settimana fa, un nostro piccolo video e qualche immagine provano a restituirvi atmosfera e dettagli sparsi; mentre per il progetto veneziano, naturalmente, c’è tempo fino a prossimo 24 novembre. Vivamente consigliato, chicca tra le tante chicche dell’ottima mostra ideata da Gioni per l’Arsenale e i Giardini.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • anna valeriani

    ahahahah