Biennale Updates: eccoci alla sagra delle frasi fatte. I premi li condividiamo, ma perché presentarli con motivazioni passepartout?

“L’eccellenza e la portata innovativa del suo lavoro che apre i confini delle discipline artistiche“. Più o meno come dire di un cuoco che è si è spinto oltre la pasta in bianco, o di un poeta che si è liberato della rima baciata, di un architetto che sperimenta “arditi” accostamenti di cemento e vetro.  […]

Biennale di Venezia

L’eccellenza e la portata innovativa del suo lavoro che apre i confini delle discipline artistiche“. Più o meno come dire di un cuoco che è si è spinto oltre la pasta in bianco, o di un poeta che si è liberato della rima baciata, di un architetto che sperimenta “arditi” accostamenti di cemento e vetro.  Aprire i confini delle discipline artistiche: qualcosa che – a occhio e croce dal Barocco in qua – si può adattare al lavoro di qualunque artista: e che oggi la Biennale di Venezia utilizza per motivare l’assegnazione di un Leone d’Oro per il miglior artista della mostra Il Palazzo Enciclopedico. E non a uno qualsiasi, bensì a Tino Sehgal, forse il più “letterario” in circolazione, certamente il più avverso alle frasi fatte!
È non va meglio agli altri baciati dalla dea Biennale: certo, una menzione speciale non varrà un leone, ma che pensare quando a Roberto Cuoghi viene riconosciuto nulla più di un “importante e convincente contributo alla mostra internazionale“? O a Camille Henrot – Leone d’Argento per un promettente giovane artista della mostra Il Palazzo Enciclopedico – di “catturare in maniera dinamica e affascinante il nostro tempo“? Ma le motivazioni – qui sotto nella versione integrale – le hanno riciclate dalla Biennale del 2011?

– Massimo Mattioli

Leone d’oro per il miglior artista della mostra Il Palazzo Enciclopedico a Tino Sehgal per l’eccellenza e la portata innovativa del suo lavoro che apre i confini delle discipline artistiche.

Leone d’argento per un promettente giovane artista della mostra Il Palazzo Enciclopedico a Camille Henrot per aver contribuito con un nuovo lavoro capace di catturare in maniera dinamica e affascinante il nostro tempo.

Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale all’Angola per la capacità dei curatori e dell’artista che insieme riflettono sull’inconciliabilità  e complessità della nozione di sito.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Eliphas Levi

    Boh enrot mi é piaciuta
    Cuoghi l’ho guardato l’ho guardato e si faceva
    In effetti guardare peró non mi diceva niente