Basel Updates: geniale o sfiancato? Maurizio Cattelan alla Fondation Beyeler moltiplica per cinque il cavallo di “untitled”, del 2007: qui immagini e video-intervista a Francesco Bonami

Dopo All al Guggenheim di New York del 2012, l’irriverente retrospettiva con la quale aveva ufficialmente dichiarato il suo pensionamento, da oggi è di scena alla Fondation Beyeler di Basilea con KAPUTT, sua ultima fatica o burla d’artista. Maurizio Cattelan continua a stupire o forse a scherzare, ma chi lo conosce sa che il “re […]

Dopo All al Guggenheim di New York del 2012, l’irriverente retrospettiva con la quale aveva ufficialmente dichiarato il suo pensionamento, da oggi è di scena alla Fondation Beyeler di Basilea con KAPUTT, sua ultima fatica o burla d’artista. Maurizio Cattelan continua a stupire o forse a scherzare, ma chi lo conosce sa che il “re dei burloni” riesce sempre, come il miglior illusionista, a tirar fuori del cilindro il coniglio – pardon il cavallo – giusto. A presentare la mostra – ovviamente senza l’artista – Sam Keller e la curatrice associata Michiko Kono, con lo special guest Francesco Bonami che in un breve saggio ripercorre in maniera lucida e puntuale l’apologia del cavallo sintetizzata in cinque immagini nella storia dell’arte. La mostra prende spunto dal romanzo di Curzio Malaparte, Kaputt, dove i personaggi coinvolti conversano con lo stesso autore e il Principe Eugenio di Svezia; ma la cosa interessante è che la prima parte di questo romanzo s’intitola Cavalli, e l’autore descrive la vita degli animali in maniera magica e paradossale.

La mostra alla Beyeler presenta Untitled, del 2007, per intenderci il cavallo sospeso con la testa nel muro, presentato al Museum Moderner Kunst di Francoforte: ma c’è una particolarità che rende l’operazione geniale e degna di Cattelan. L’opera è in edizione di 3 più 2 prove d’artista, perciò per l’occasione il nostro Maurizio ha pensato bene di presentare per la prima volta e mai più, 5 cavalli tutti insieme con la testa nel muro, configurando un nuovo lavoro che acquista puntuale come un orologio svizzero una ulteriore lettura: come ci racconta Francesco Bonami nella video-intervista di Valentina Grandini (sue anche le foto della gallery)…

– Gino Pisapia

CONDIVIDI
Gino Pisapia
Classe 1981, Gino Pisapia è critico d’arte e curatore indipendente, indaga e si occupa di ricerca sulle ultimissime esperienze artistiche, vive e lavora a Firenze. Nel 2006 si è laureato in Storia dell'arte Contemporanea all'Università di Napoli, nel 2007 ha conseguito un master in Management dei Beni Culturali promosso dalla Regione Campania. Ha ideato e realizzato progetti di didattica museale integrata, nel 2008 ha scritto e diretto il documentario Astrazione Napoletana sull'opera di Renato Barisani e dal 2007 al 2010 ha collaborato con la Galleria Lia Rumma di Napoli/Milano. Ha tenuto lezioni di storia dell'arte e fatto parte di varie giurie per l'assegnazione di premi legati alla cultura e all'arte contemporanea. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati tra cui Memories; vertigine [di]segno; Tempus edax rerum; Elements; Cleo Fariselli. I suoi contributi critici sono presenti in diverse pubblicazioni. Scrive per Exibart, ArsKey e Artribune.
  • L’opera di Cattelan alla Fondazione Beyeler ci ricorda che siamo ancora nella società intuita e vissuta da Andy Warhol. L’opera di Cattelan potrebbe essere la reiterazione delle sedie elettriche di Warhol, attualizzate e spettacolarizzate con l’iperrealismo dei 5 cavalli. O meglio, siamo ancora in quel modello di crescita e sviluppo “waroliano” che è entrato in crisi,da qualche anno, in tutto il mondo. Ma non si sta imponendo un nuovo modello, ma si sta cercando di rimettere in carreggiata il modello “warholiano” che è in crisi. Cattelan fa parte di quella famiglia di artisti che possono essere definiti i nipotini di Duchamp, i figli di Warhol e i cuginetti di Jeff Koons. Questi artisti hanno visto il loro picco formale e concettuale nell’11 settembre 2001. Anche questa dei 5 cavalli è la celebrazione tragicomica di una tragedia.

    I nipotini di Warhol dopo il 2001 hanno continuato a reiterare e sviluppare coerentemente i medesimi codici pop emersi negli anni 90. Anche perché, appunto, siamo ancora nella versione aggiornata della medesima società anni 60 di Warhol. Ultimamente la reiterazione dei medesimi codici ha iniziato a stancare (2001-2009). Ed ecco il recupero del passato attraverso una specifica archeologia dell’arte, attuata da artisti e curatori. Vedi giovani e meno giovani indiana jones.

    Non può funzionare una nuova natura di opera, perché siamo ancora nella società di Andy Warhol, che è parzialmente in crisi ma che si ostina nel riproporsi. Ma comunque siamo ancora lì. Dov’è che siamo? Nella società di Andy Warhol… :)

    Nei fatti peró vediamo tratti e spiragli di una natura d’opera diversa che non è originale perché è nei già nei fatti. Esattamente come le opere di Warhol erano già nei fatti quando sono state proposte. Quindi non si tratta di innovare ma di avere consapevolezza di questa natura dell’opera diversa.

  • oblomov

    che ribrezzo…. che poca fantasia …sempre bestie imbalsamate…uffa…non capisco cosa ci sia da celebrare, sembra quando un bambino fa una battutina e vede i grandi ridere e poi la dice e la ridice sperando che faccia ancora ridere come la prima volta…ma è un bambino…e per non metterlo in imbarazzo non gli si dice nulla….qui invece qualcosa bisognerebbe dire…ci fosse qualcuno che ne avesse voglia…uffa!

  • Angelov

    Una cultura imbalsamata, espressione di una società dai valori mummificati, dove il potere si esprime con opere e progetti faraonici…
    L’Anno Scorso a Marienbad? no, 3000 Anni Fa a Sharm-El Sheikh…

  • Nel 2009 in Piazza Duomo la realtà ha superato la fantasia, o forse no. A dimostrare come la rappresentazione sia debole e servano sempre di più i muri del museo a proteggere, e il curatore ad assicurare che tutto sta andando bene: http://whlr.blogspot.it/2011/11/padiglione-italia.html

  • parole al vento4

    Perchè LR ha ripreso a includere i link? Ma hai proprio bisogno che ti venga detto una volta ogni 15 giorni?

  • Il link è un elemento centrale del commento, anche per poter approfondire e argomentare meglio. Visto che non sto vendendo niente, non vedo cosa ci sia di male. Piuttosto guarda che scarpe ti sei messo/a stamattina che è meglio.

  • marta

    Orribile. Arte? Mha!

  • Silvia

    It’s a Shame!!!! Gli animali sono esseri senzienti …… rispetto, rispetto. Non siamo la SPECIE più importante del pianeta,
    gli animali non sono oggetti, non sono proprietà sono VITA hanno gli stessi nostri diritti, diritto alla vita, alla libertà

    CATTELAN SPECISTA !!!!!! vecchie idee vecchi pensieri, sei out !! proprio non sai più che dire……………………………..

  • Elisa

    E questa sarebbe arte? A me sembra solo la dimostrazione della poca fantasia e cattivo gusto di Cattelan.
    Evidentemente Cattelan ha bisogno di ricorrere ai corpi di animali per far parlare di sè!

  • Daphne De Luca

    INUTILE ED ETICAMENTE SPREGEVOLE… LE ULTIME CARTUCCE DI UN ESSERE MOSTRUOSO CHE SI DEFINISCE UN ARTISTA…UNO SFIGATO CHE CERCA DI RACCATTARE LE ULTIME ELEMOSINE DI ALTRI TRONFI, ARIDI IGNORANTI COME LUI …CATTELAN FACCI UN FAVORE…SPARISCI DAL PIANETA!!!!

  • Daphne De Luca

    Quello che questo sadico non racconta è come ha scelto i cavalli….chiaramente ha scelto queste povere bestie da vive simili per colore del manto e fisicità…poi le ha fatte ammazzare…un sadico pericoloso per la nostra società. ARTRIBUNE si dovrebbe vergognare nel presentarlo come “nuovo” o “geniale”! ANDATE A CASA TUTTI QUANTI VOGLIAMO UN MONDO SENZA DI VOI DOVE LA CULTURA E L’ARTE SIANO DEGNE DI RAPPRENSENTARE LA SPECIE UMANA. VOI SIETE SOLO IMMONDIZIA!

  • zag

    Ci sono stato,
    e ora mi do dello stupido… per non essermi informato prima. Nessun critico con le OO che lo mandi a quel paese. Ma vi sembra una mostra? UNA SOLA OPERA! Sarà anche composta ma sempre UNA rimane. La presa in giro mi sta anche bene, ma quando la gente spende diventa una truffa bella e buona.

    I direttori di queste strutture dovrebbero assecondare di più gli artisiti… ha detto che andava in pensione? Ecco…