Addio alla bolla! Lo Smitshonian Institute boccia il progetto di restyling del consociato Hirshhorn Museum di Washington, che prevedeva un’enorme struttura gonfiabile a riempire l’attuale edificio ad anello. Un giochino da 15milioni di dollari

L’ha sognata fin dal giorno del suo insediamento. L’ha cullata nella mente, coltivata giorno dopo giorno; ha lottato come un leone per tramutarla in realtà, ma alla fine – dopo quattro anni di tira e molla – si è dovuto arrendere. E come spesso accade quando lo sconfitto è un galantuomo, a maggior ragione se […]

L'Hirshhorn Museum secondo Liz Diller e Ricardo Scofidio

L’ha sognata fin dal giorno del suo insediamento. L’ha cullata nella mente, coltivata giorno dopo giorno; ha lottato come un leone per tramutarla in realtà, ma alla fine – dopo quattro anni di tira e molla – si è dovuto arrendere. E come spesso accade quando lo sconfitto è un galantuomo, a maggior ragione se occupa una posizione di potere in un ente all’estero, si è pure dimesso. Tanti cari saluti a Richard Koshalek, l’ormai ex-direttore dell’Hirshhorn Museum di Washington, istituzione della galassia Smithsonian – dunque, a tutti gli effetti, museo pubblico – che raccoglie le circa seimila opere donate allo Stato federale, era la metà degli Anni Sessanta, dal magnate della finanza Joseph Hirshhorn. Nel 1974 l’inaugurazione del museo disegnato da Gordon Bunshaft, premio Pritzker qualche anno più tardi, già all’opera all’ampliamento della Albright-Knox Gallery di Buffalo: un ciambellone di cemento con immenso vano centrale, che a distanza di così tanto tempo si è pensato di sfruttare per dare al monolite un carattere un po’ più accattivante. Il progetto è arrivato da Liz Diller e Ricardo Scofidio, nati architetti (recente la loro nuova sede per l’Institute of Contemporary Art di Boston e l’intervento nell’High Lane Park di New York) ma da sempre animati dalla passione per l’arte, che coltivano con installazioni ad alto carico multimediale, viste anche al MoMA e alla Fondation Cartier. Chissà se i nostri hanno visto o meno la bolla di Tomas Saraceno: fatto sta che la loro idea per l’Hirshhorn prevede una nuvola gonfiabile in fibra di vetro ricoperta di silicone alta 45 metri, da infilare nel vano centrale del museo e poi far scivolare comodamente verso l’esterno, dando l’illusione che l’intera struttura sia stata riempita di schiuma. Una tensostruttura permanente destinata a trasformare – per la modica cifra di 15milioni di dollari – la definizione degli spazi dell’istituzioni, che così acquisterebbe un’agorà al coperto da sfruttare come auditorium e sala congressi. O meglio: avrebbe acquistato. Perché dopo anni di accese polemiche il board dello Smithsonian ha definitivamente bocciato il progetto, adducendo motivi non solo squisitamente economici. La bolla, insomma, non piace ad altri se non a Koshalek. Che ha già fatto le valigie, e dal prossimo 29 giugno non sarà più direttore del museo. 

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.