Sofija Gubajdulina per la Musica, Romeo Castellucci per il Teatro. Sono loro i Leoni d’oro alla carriera della Biennale di Venezia

A ricevere il riconoscimento, in passato, una lunga schiera di grandi nomi, personaggi come Ferruccio Soleri, Ariane Mnouschkine, Thomas Ostermeier e Luca Ronconi da una parte, Goffredo Petrassi, Luciano Berio e Pierre Boulez dall’altra. Eccellenze assolute nei rispettivi campi, come la compositrice russa Sofija Gubajdulina e il regista Romeo Castellucci, il fondatore della Socìetas Raffaello […]

Sofija Gubajdulina

A ricevere il riconoscimento, in passato, una lunga schiera di grandi nomi, personaggi come Ferruccio Soleri, Ariane Mnouschkine, Thomas Ostermeier e Luca Ronconi da una parte, Goffredo Petrassi, Luciano Berio e Pierre Boulez dall’altra. Eccellenze assolute nei rispettivi campi, come la compositrice russa Sofija Gubajdulina e il regista Romeo Castellucci, il fondatore della Socìetas Raffaello Sanzio, ai quali è stato attribuito il Leone d’oro alla carriera per i settori Musica e Teatro della Biennale di Venezia.
Il Leone d’oro alla carriera attribuito a Sofija Gubajdulina – afferma il direttore Ivan Fedeleè un riconoscimento all’alto valore artistico e umano di una donna che, per le sue scelte estetiche anticonformiste, ha dovuto continuamente lottare con il potere politico dell’URSS che non esitò a definire la sua musica ‘irresponsabile’. Ciò nonostante fu sostenuta ed appoggiata  da Dmitrij Šostakovič che la incoraggiò a proseguire su quella che era stata definita una ‘cattiva strada’. Nel 1979 il VI Congresso dei compositori dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche la mise nella lista nera perché appartenente ad un cartello di musicisti dissidenti e per aver partecipato ad alcuni festival disapprovati dal regime”.
Il direttore Alex Rigola motiva il premio a Romeo Castellucci: “Per la sua capacità di creare un nuovo linguaggio scenico in cui si mescolano il teatro, la musica e le arti plastiche. Per aver creato mondi in cui si arriva all’eccellenza della rappresentazione di stati onirici, che è forse la più bella affermazione che si può fare del fatto teatrale”. Più volte invitato con i suoi spettacoli al Festival del Teatro della Biennale di Venezia, Romeo Castellucci ne è stato anche direttore nel 2005, realizzando una edizione intitolata Pompei, il romanzo della cenere. Le sue regie, che propongono linee drammatiche non soggette al primato della letteratura, facendo del teatro un’arte plastica, complessa e ricca di visioni, sono da quasi trenta anni oggetto di studio e di ammirazione in tutto il mondo.

– Michele Pascarella

www.labiennale.org

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