Rosa Barba, Yona Friedman, Jean-Baptiste Decavèle. Tre installazioni d’arte nella nuova base dei Marchesi Antinori, in pieno Chianti classico

C’è l’artista, l’architetto e il regista. Ci sono tre linguaggi differenti, che concorrono a raccontare una secolare storia di passione e di simbiosi profonda tra l’uomo e l’ambiente. È antico il rapporto tra la Cantina dei Marchesi Antinori e l’arte: affonda le proprie radici nel Rinascimento, con lo stemma di famiglia elaborato da Giovanni della […]

Yona Friedman, Iconostase, 2012

C’è l’artista, l’architetto e il regista. Ci sono tre linguaggi differenti, che concorrono a raccontare una secolare storia di passione e di simbiosi profonda tra l’uomo e l’ambiente. È antico il rapporto tra la Cantina dei Marchesi Antinori e l’arte: affonda le proprie radici nel Rinascimento, con lo stemma di famiglia elaborato da Giovanni della Robbia e i progetti per i torchi usciti dalla scuola di Leonardo da Vinci. Una liaison che si rinnova con l’Antinori Familiae Museum, progetto curato da Chiara Parisi che si inaugura sabato 25 maggio – alle 11 – e che porta il contemporaneo negli straordinari spazi dell’azienda, nel cuore della zona di produzione del Chianti classico.
Nel cuore dell’edificio disegnato da Marco Casamonti, avveniristica struttura interrata, Yona Friedman colloca la sua elegante Iconostasi: una riflessione sulla vitalità dello spazio architettonico, installazione che dialoga in maniera elastica e seducente con l’ambiente che la accoglie. Alla memoria della tradizione guarda invece il film di Jean-Baptiste Decavèle, che passa in rassegna i gioielli d’arte della famiglia Antinori, assunti a icona per raccontare l’evoluzione di un percorso imprenditoriale che trova le proprie ascendenze nel XIV secolo; al tempo, in senso lato e più magico, guarda infine anche l’intervento di Rosa Barba. L’artista gioca con una delle aperture circolari zenitali che si aprono sui cortili interni dell’azienda, per una installazione interrativa che si svela a seconda delle condizioni meteorologiche e alle variazioni della luce solare, in un affascinante balletto che si piega docilmente alle leggi della natura.

– Francesco Sala

www.antinori.it

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.