Milano ritrova Pellizza: dopo quarant’anni dall’ultima volta torna ad essere esposto il Paesaggio dipinto nel 1904 nelle campagne del paese natale. Il restauro minuzioso restituisce un’indagine accurata sulle tecniche del maestro divisionista

La sua ultima volta a Milano è stata nel 1970. Da allora pochi, se non i legittimi proprietari e i loro ospiti, hanno potuto vederlo. Esce da un oblio pluridecennale il Paesaggio (presso il prato del Pissone) di Giuseppe Pellizza da Volpedo, esposto al pubblico al Palazzo della Permanente oltre quarant’anni fa e poi rinserrato, […]

Pellizza da Volpedo, Paesaggio

La sua ultima volta a Milano è stata nel 1970. Da allora pochi, se non i legittimi proprietari e i loro ospiti, hanno potuto vederlo. Esce da un oblio pluridecennale il Paesaggio (presso il prato del Pissone) di Giuseppe Pellizza da Volpedo, esposto al pubblico al Palazzo della Permanente oltre quarant’anni fa e poi rinserrato, salvo prestiti elargiti con il contagocce, in collezione privata. Ne esce oggi per un opportuno restauro, documentato in tutte le sue fasi in un instant show alla Galleria Ambrosiana di Milano. La tela è lì, presentata nel ritrovato splendore di luminescenze altrimenti dimenticate. Le puliture hanno cancellato la patina del tempo e restituito la brillantezza di una tavolozza abbagliante, che tratteggia con struggente empatia il profilo delle colline della Val Curone e quegli stessi campi da cui si è sollevata l’orgogliosa reazione popolare in marcia nel Quarto Stato. Dipinto nel 1904, il Paesaggio è testo rappresentativo della più convinta stagione divisionista di Pellizza, ulteriore testimonianza dello sguardo già fotografico del pittore; l’opera nasce in un periodo fitto di uscite, dall’Appennino ligure all’Engadina di Segantini, a caccia di suggestioni visive da tradurre su tela.
Un quadro schivo, esposto la prima volta – ancora alla Permanente – nel 1905 e poi rimasto quindici anni tra le opere e le carte lasciate dall’artista suicida alle figlie ancora bambine. Il Paesaggio torna in mostra,a  più riprese, negli Anni Venti: è in questo periodo che entra nella collezione Bassi, dove resta senza soluzione di continuità. L’unica proprietà riduce al minimo gli stress per un’opera che non subisce interventi, ritocchi o intelaiature: il recente restauro si limita alla rimozione dell’opacità accumulatasi nel corso degli anni, come spiega la ricca relazione tecnica che accompagna, in forma di pannelli espositivi, la presentazione del quadro. L’occasione è propizia per un’analisi minuziosa della tavolozza di Pellizza, con saggi sui diversi spettri di riflettenza delle varie cromie: in mostra dunque, più che l’opera in sé, finisce un’indagine quasi autoptica, che sviscera il modus operandi dell’artista e ricostruisce un passaggio determinante per la maturazione del Divisionismo

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.