È Zurigo la prescelta per Manifesta 2016. La biennale itinerante perde per strada la vocazione al riscatto culturale di aree depresse: a dopo San Pietroburgo, approda nella città più ricca della Svizzera

Le montagne dolomitiche nel 2008, poi il sole di Marocco e Spagna del Sud nel 2010, quindi il fascino post-industriale del Belgio nel 2012, e ancora l’algido Mare del Nord il prossimo anno, 2014. Manifesta, la biennale itinerante con nove edizioni sulle spalle, nasce per fertilizzare culturalmente aree depresse d’Europa, ma via via pare derogare […]

Le montagne dolomitiche nel 2008, poi il sole di Marocco e Spagna del Sud nel 2010, quindi il fascino post-industriale del Belgio nel 2012, e ancora l’algido Mare del Nord il prossimo anno, 2014. Manifesta, la biennale itinerante con nove edizioni sulle spalle, nasce per fertilizzare culturalmente aree depresse d’Europa, ma via via pare derogare allo statement statutario: lo farà già con San Pietroburgo, il prossimo anno, lo farà ancor più marcatamente con l’edizione 2016, che – come appena annunciato – approderà al centro della verde Svizzera, nella ricchissima Zurigo.
Il consiglio di Manifesta – ha dichiarato Hedwig Fijen, direttore della biennale – ha apprezzato l’apertura espressa da Zurigo, e la volontà di invitare Manifesta a prendere una posizione critica. Con la consapevolezza dell’impegno richiesto dall’ospitare Manifesta, Zurigo ha sposato in pieno il suo approccio critico, con le opportunità e i rischi che esso comporta”.
Inutile stare ora a ricordare la centralità di Zurigo e la sua lunga storia di liberalismo artistico e intellettuale, incubatore di movimenti politici e artistici rivoluzionari, su tutti Dada. E non mancheranno certo le location più appropriate in una città ricchissima di strutture, dalla Kunsthaus, che forse per l’occasione accorcerà i tempi per l’ampliamento, previsto per la consegna nel 2017, al Migros Museum.

manifesta.org

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.