Da Milano a Singapore: l’anno prossimo MIA raddoppia. Intanto inaugura l’edizione 2013 a Superstudio Più, con 230 gallerie specializzate in fotografia e un’agenda che punta sullo scouting

Eppur si muove: è il mercato della fotografia, settore che dati alla mano sembra opporre una strenua, durissima ma efficace resistenza alla crisi. Lo dicono i numeri di ArtTactic: negli ultimi sei mesi si è registrato su base internazionale un incremento dell’1,3% nell’atteggiamento di fiducia nel settore da parte dei collezionisti, performance in linea con […]

Piergiorgio Branzi da Forma - foto Michela Deponti

Eppur si muove: è il mercato della fotografia, settore che dati alla mano sembra opporre una strenua, durissima ma efficace resistenza alla crisi. Lo dicono i numeri di ArtTactic: negli ultimi sei mesi si è registrato su base internazionale un incremento dell’1,3% nell’atteggiamento di fiducia nel settore da parte dei collezionisti, performance in linea con un andamento che dal novembre 2011 è in ascesa verticale. Lo confermano i risultati delle aste americane, con New York che ha visto nel solo mese di aprile un incremento delle vendite dell’85% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tutto il mondo è paese, ma Paese a sé è l’Italia: che al panorama del multiplo, dunque pure della fotografia, guarda per tradizione con qualche ritrosia. Prova a dare ottimismo la terza edizione di MIA Fair, allo Superstudio Più di Zona Tortona fino a domenica 12 maggio: dopo il botto dell’edizione 2012, con 20mila presenze, la macchina lanciata da Fabio Castelli inizia a prendere velocità. Sono 230 gli espositori di una fiera che, rispetto alla formula tradizionale, vede quel paio di novità che ne accentuano il profilo commerciale: niente sofismi curatoriali, per quelli ci sono i musei, ma un’attenzione spiccatamente e onestamente rivolta al mercato. Con L’angolo del collezionista che vede la presenza di professionisti nel campo della conservazione, del restauro e della protezione delle immagini; con Codice MIA, hub sperimentale di incontro tra artisti ed esperti di mercato e con il ritorno Proposta MIA, dove una ventina di artisti non rappresentati espongono fuori dal giro delle gallerie. Nella speranza di trovarne una. E in tema autopromozione la palma per l’idea più originale arriva proprio dalla sezione degli outsider: stand a forma di edicola per Silvio Canini, che gioca sull’assonanza con le mitiche figurine e propone il suo portfolio, in edizione d’autore limitata, con scatti da staccare e incollare su un comodo album patinato. Per i feticisti della carta è apparecchiato, nel basement, lo spazio riservato all’editoria indipendente: al rapporto tra immagine e riproduzione guarda anche il gioco delle coppie del progetto Lavori a “quattro mani”, con cinque artisti che confezionano progetti speciali in tandem con altrettanti stampatori.
Spulciando tra gli stand trovi meno Ghirri di quanti ne aspetteresti, considerato il momento di massima visibilità garantito dall’accoppiata Maxxi – Biennale; mentre non deludono i “soliti” Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas, Ugo Mulas e Piergiorgio Branzi. PoliArt porta ampia selezione della galleria dei finti autoritratti di Matteo Attruia: già visto nei panni di Barack Obama, eccolo anche conciato da Angela Merkel e Madre Teresa di Calcutta; in clima musicale la selezione della Wall of Sound Gallery, che a Guido Harari lega lo straordinario portfolio che John Alpers ha dedicato, nella prima metà dei Sixties, a Bob Dylan. Non manca qualcuno a cui il puro media fotografico sta strettino: Silvia Celeste Calcagno interagisce con il video, Silvia Camporesi esplode invece l’immagine fotografica nello spazio, per un effetto plastico seducente.
Che sarà di MIA? Funzionerà – nel senso: si venderà? Il responso domenica sera, ma ad ogni modo è già pronta l’eventuale rivincita. Nel 2014 la fiera raddoppia, a maggio nella consueta cornice milanese e a ottobre a Singapore: giusto per tentare la fortuna su una piazza meno battuta.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.