Che succederebbe se dall’Italia sparissero contemporaneamente tutti i monumenti? Niente. È la provocazione di inpratica, rubrica di Artribune Magazine 13: e la sviluppano Caliandro e Federici

Cosa accadrebbe se una mattina, contemporaneamente, scomparissero dall’Italia tutti i musei, le biblioteche, le librerie, le gallerie? Poco o nulla, con ogni probabilità. A parte gli immancabili appelli di intellettuali infuriati, e le proteste di minoranze probe e coscienziose, la maggior parte degli italiani quasi non se ne accorgerebbe, o commenterebbe facendo spallucce. Una provocazione? […]

Pisa, si lavora alla Cittadella Galileiana

Cosa accadrebbe se una mattina, contemporaneamente, scomparissero dall’Italia tutti i musei, le biblioteche, le librerie, le gallerie? Poco o nulla, con ogni probabilità. A parte gli immancabili appelli di intellettuali infuriati, e le proteste di minoranze probe e coscienziose, la maggior parte degli italiani quasi non se ne accorgerebbe, o commenterebbe facendo spallucce. Una provocazione? Forse lo spunto per una riflessione, amara e solo in parte paradossale: da cui prende le mosse – sul numero 13, in dirittura di arrivo – inpratica, la seguitissima rubrica di Artribune Magazine.
A Christian Caliandro, che mette sul tavolo questo assunto, replica Fabrizio Federici: “Colpisce la mancanza, in chi è chiamato a fare scelte nel campo della gestione del patrimonio culturale del nostro Paese, di due doti apparentemente opposte, ma entrambe indispensabili: una solida conoscenza (del patrimonio stesso e in particolare delle priorità di intervento) e una vivace e vivificante fantasia, intesa come capacità di immaginare modalità inedite di produzione e fruizione della cultura”. E allora, che fare? Intanto, accaparrarsi la rivista, appena distribuita, per leggersi l’analisi dei due studiosi: sarà il numero presentato alla Biennale di Venezia, c’è da scommettere che andrà a ruba…

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  • Ma è giusto che non succeda niente. Perchè non sono chiare le ragioni e le necessità. E sono gli operatori culturali che con fantasia e intelligenza dovrebbero rivitalizzare ragioni e necessità. Anzi sarebbe meglio abbattere il patrimonio, proprio per verificare tali ragioni e necessità. Ma la cultura attrae spesso i mediocri, perchè considerato settore di serie B, quando invece presiede a tutto.

    • fausto

      più che abbattere il patrimonio storico, dovremmo chiederci di abbattere la casta dirigenziale che ha avuto responsabiltà nella gestione e fiumi di soldi pubblici spesi male…

    • Marzio

      il problema non è solo della c.d. casta dirigente, quanto della popolazione.
      L’unico evento in cui ho visto italiani affluire ai musei è alla “notte dei musei”, dove ragazzi giovani -per fare qualcosa di diverso dal solito, o per mostrarsi acculturati- sfilavano nei corridoi addocchiando quadri di immenso valore artistico con superficialità assoluta, distraendosi in continuazione, usandoli come spunto per parlare di cazzate…. in pratica come se non ci fossero andati!
      Ci lamentiamo sempre del governo che non spende una lira nella cultura, ma guardiamoci negli occhi, e domandiamoci se noi cittadini che gettiamo le bottiglie negli scavi archeologici, che spegnamo le sigarette sull’Altare della Patria, che entriamo ai musei solo quando sono gratuiti, che non ci interessiamo seriamente di Arte, che all’università gente senza alcuna vergogna dà esami confondendo il Circo Massimo con quello di Massenzio e non sa localizzarli geograficamente e passa ugualmente l’esame (l’ho visto accadere sotto i miei occhi), che facciamo la rivolta popolare se chiudono gli stadi ma se costruiscono una discarica a fianco alla Villa di Adriano siamo indegnatissimi a condividere il nostro sprezzo su fb in mezzo alle foto di gattini pucciosi….. ci sarà un motivo se la “casta” si arroga il diritto di comportarsi così…..

  • Oreste

    Non saprei se la rivista andrà a ruba, quello che so è un’altra cosa che una spregiudicata esterofilia ha fatto sparire il valore al concetto del made in italy. Non mi interessa analizzare la colpa è invece necessario riappropriarsi velocemente della formazione di base perché è lì che si ricostruisce l’autorità ai temi del “fare” artigianato artistico e cultura creativa. Forse solo così è possibile allontanare l’indifferenza per le cose che abbiamo, ritornare ad amare quella storia che ci ha sempre caratterizzato e di cui anche le innovazioni creative oggi più che mai danno un senso al passato e per un 3° millennio impegnato alla conservazione, alla valorizzazione del patrimonio che continuamente è trafugato da coloro che nel tempo si sono alternati al potere del nostro territorio.