Cannes Updates: giochi apertissimi per la Palme del festival. I Coen piacciono ma hanno già vinto, Michael Douglas pare certo il miglior attore: ecco i pronostici di Artribune

Dopo un’indagine approfondita svoltasi negli ultimi due giorni tra gli addetti ai lavori, e con tre film ancora da vedere, non resistiamo più: abbiamo ristretto il campo ad una rosa di film con alto gradimento e consistente percentuale di vittoria, ecco insomma i pronostici di Artribune per i premi a Cannes. Prima considerazione: non c’è […]

Dopo un’indagine approfondita svoltasi negli ultimi due giorni tra gli addetti ai lavori, e con tre film ancora da vedere, non resistiamo più: abbiamo ristretto il campo ad una rosa di film con alto gradimento e consistente percentuale di vittoria, ecco insomma i pronostici di Artribune per i premi a Cannes. Prima considerazione: non c’è stato un vero colpo di fulmine, qualcosa che ti prende a tal punto da lasciarti senza fiato, come accadde nell’anno di The tree of Life, per intenderci. Ci sono i fratelli Coen in testa a tutti (anche secondo noi) con un bel film, intenso, intelligente e piacevole. Loro Cannes l’hanno già vinta nel 1991 con Barton Fink – è successo ad Hollywood, ma nonostante il loro Inside Llewyn Davis sia davvero notevole non crediamo che la giuria gli concederà un’altra Palma d’Oro. Tuttavia se fossero loro ad arrivare più in alto sul podio ne saremmo molto felici.
Tra i più quotati ci sono poi l’iraniano Ashghar Farhadi con The past, starring Berenice Bejo. Ieri le sue quote in Inghilterra sono balzate a 3.25. Anche in questo caso la vittoria non ci pare plausibile per ragioni di equilibri matematico-politici. Meglio così. Il cinese a Touch of Sin è molto piaciuto alla critica americana (considerata la presenza di Spielberg, ci potrebbero essere delle relazioni interessanti) e qui almeno un premio dovrebbe toccare a Jia Zang-Ke. Anche il premio maggiore, se non fosse per il film giapponese strappalacrime sui bambini scambiati alla nascita, un film che mette tutti d’accordo e limita le polemiche dal punto di vista morale. è dunque possibile che la scelta ricada su questo film, ma sarebbe molto poco coraggiosa. Alexander Payne ha dato una bella prova, ma le commedie difficilmente vincono i Festival della portata di Cannes. Si dice che Sorrentino almeno un premio lo ritirerà. Quale, non si sa. Quasi certamente invece, sarà Michael Douglas per l’interpretazione di Liberace, il film di Soderbergh boicottato dalla stampa, a riscuotere quello per il migliore attore. Ieri era in programma l’anteprima stampa del film di James Gray The Immigrant, che ha riscosso, dopo la proiezione, un immediato successo su tutti i social network. Il velo di perbenismo che permea l’intera pellicola sarebbe il grande deterrente ad una palmetta. C’è, poi, ancora Polanski con Venere in Pelliccia: ma perché esiliarlo quasi in chiusura, se avesse avuto qualche possibilità? Anche se dovesse ritirare un riconoscimento sarebbe per ragioni indipendenti dalla qualità di questa determinata pellicola.
Qualche pixel lo sprechiamo anche per il folle Borgman dell’olandese Warmerdam, che se vincesse darebbe modo alla stampa di scrivere un bel po’. Infine il tunisino Adbellatif Kechichè ha il suo nutrito gruppo di estimatori per La vie d’Adele. Si tingerà anche lui la testa di blue per ritirare un eventuale premio? Grigris, che i bookmakers davano come vincitore quindici giorni fa, riteniamo che sia fuori dai giochi. Nella sezione Un Certain Regard se la giocano L’inconnu du lac di Alain Guirodie, osannato dalla stampa, La Jaula de Oro sui giovani clandestini messicani, Grand Cetral della Zlotowski e L’image Manquante di Rithy Panh (preferenza quest’ultima “casualmente” sottratta ad un giurata). Le ore ormai si contano, di star ne sono rimaste poche, principalmente quelle in giuria. Non resta che attendere e recuperare qualche pellicola perduta.

– Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.
  • andrea bruciati

    e speriamo che non vi sia un altro The tree of Life

    • parole al vento2

      Infatti io sto aspettando di vedere chi vincerà perchè le opinioni dalla Polidoro e le sue fonti sono opinabili e mondane. Mi riservo di commentare in quel momento. The tree of life è un po’ come Saturnzreturn di Goldie. Quando il disco è uscito nel 1998 era sulla bocca di tutti come un capolavoro. Poi nessuno riusciva ad andare oltre il primo ascolto (se arrivava alla fine del disco). The tree of life ha una bella luce e un montaggio interessante ma il resto? Quello sì è di una noia mortale