Arte, moda, storia, geografia e balocchi. Elisabeth Lecourt frulla tutto nei suoi abitini hand made, ispirati alle mappe antiche. Bellissimi, da collezionare

Installazioni, disegni, dipinti, sculture, di cui spesso sono protagonisti il corpo, l’abito, il tessuto, la pratica del ricamo: forme concettuali, ma anche spazi di narrazione o segni poetici. Un immaginario, quello dell’artista londinese Elisabeth Lecourt, popolato di figure stilizzate, fantasie naif ed evocazioni dal mondo dei giochi, del femminile, dell’infanzia. Con un’attenzione costante alla manualità […]

Elisabeth Lecourt, Les robes géographiques, 2012

Installazioni, disegni, dipinti, sculture, di cui spesso sono protagonisti il corpo, l’abito, il tessuto, la pratica del ricamo: forme concettuali, ma anche spazi di narrazione o segni poetici. Un immaginario, quello dell’artista londinese Elisabeth Lecourt, popolato di figure stilizzate, fantasie naif ed evocazioni dal mondo dei giochi, del femminile, dell’infanzia. Con un’attenzione costante alla manualità e alla fattura artigianale.
Vera chicca della sua produzione è la serie Les robes géographiques, progetto a metà tra arte e moda, che attinge dalla tradizione delle antiche carta cartografiche. Micro abitini plissé, come i classici scamiciati per bambine, cuciti a mano e siglati come pezzi unici: un unico modello standard, con variazioni nelle rifiniture (bottoncini, colletti, fiocchi, papillon) e un’ampia gamma di fantasie, ognuna ispirata a una diversa mappa. Documenti affascinanti, perfettamente riprodotti sui tessuti, con cui riscoprire le tratte di celebri viaggiatori e i confini del mondo così com’era qualche secolo fa.
C’è una carta dell’Oceano Atraltico del Cinquecento, una veduta a volo d’uccello di San Francisco del 1846, una mappa turistica di Los Angeles del 1932, la carta di viaggio di Sir Francis Drake a Santo Domingo del 1585, una mappa militare di Bacon, in Virginia, del 1864… In collezione anche qualche pezzo fuori standard, come l’abito-salopette con la mappa di Cambridge, la tuta “palazzo” con una mappa aerostatica di Londra del 1831 o la camicia bijoux con impressa una vista panoramica di Nyc del 1851, capolavoro grafico in bianco e nero, forse in origine una raffinatissima incisione.
Alti poco meno di un metro, gli abitini di Lancourt sono deliziosi feticci per collezionisti d’arte e fanatici di storia. Ma anche per chi sogna ancora di giocare con le bambole.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • carlo

    Secondo Focus di Giugno, la neo geografia restituisce mappe emotive del nostro mondo: io sono d’accordo, voi?