Arte contemporanea ai Fori Romani. Tutte le foto in anteprima della mostra Post-classici, il video-speach con il curatore. E un appello al Ministro Bray

Il grande maestro Mimmo Jodice intento a montare le sue foto ‘archeologiche’ nel museo, con cura. Nino Longobardi con il suo sigaro a dare di silicone sulle sue teche che dall’alto sembrano piccole così, ma così impeccabili nella loro simmetria nello Stadio di Domiziano al Palatino. Andrea Aquilanti che mette a punto le inquadrature delle […]

Post-classici - veduta della mostra presso il Foro Romano, Roma 2013 - Vanessa Beecroft
Post-classici - veduta della mostra presso il Foro Romano, Roma 2013 - Vanessa Beecroft

Il grande maestro Mimmo Jodice intento a montare le sue foto ‘archeologiche’ nel museo, con cura. Nino Longobardi con il suo sigaro a dare di silicone sulle sue teche che dall’alto sembrano piccole così, ma così impeccabili nella loro simmetria nello Stadio di Domiziano al Palatino. Andrea Aquilanti che mette a punto le inquadrature delle sue telecamere. Francesco Barocco che spilla su blocchi di argilla i suoi lievi disegni d’ispirazione etrusca sotto l’occhio vigile della sua gallerista Norma Mangione. Sta succedendo in questi giorni e non siamo nell’Arsenale di Venezia nella fase di montaggio dell’imminente Biennale. Insomma, l’area archeologica urbana più famosa al mondo si trasforma in un atelier in pieno fermento.

Cose da fare, anche se con i guanti bianchi. Soprattutto cose difficilissime da fare, ma che solo Roma – su questi livelli – consente. Mettere l’arte contemporanea a confronto con l’antichità, con gli artisti che traggono ispirazione dal dialogo con i luoghi della classicità. L’ha fatto, e in maniera piuttosto sorprendente, Vincenzo Trione, curatore della mostra Post-classici che voleva ‘solo’ fare un libro, ma che poi, complice anche l’entusiasmo di Electa, ha fatto sia un libro che una mostra. Scenario? Gli spazi monumentali del Foro romano e del Palatino, del Tempio di Venere e Roma e della Vigna Barberini, insomma l’Area Archeologica Centrale di Roma dove mai, prima d’ora, l’arte contemporanea aveva tentato dialoghi e sinergie con l’archeologia. Lo statement della mostra ce lo racconta Trione nel video, nell’anteprima fotografica che invece proponiamo buona parte dei diciassette gli artisti chiamati a confrontarsi con luoghi e monumenti diversi, presentando opere pressoché tutte, giocoforza, realizzate per l’occasione. Dai maestri dell’arte povera – Kounellis, Pistoletto, Paolini – a protagonisti della transavanguardia come Paladino; da figure isolate – Parmiggiani (significativamente presente con due lavori), Longobardi, Albanese, Beecroft – a grandi fotografi come Jodice Biasiucci; da voci “mistiche” – Botta, Pietrosanti – a personalità lontane da gruppi e da tendenze come Aquilanti; da autori post-informali come Colin a giovani quali ZimmerFrei, Alis/Filliol e Barocco. Dopo l’inaugurazione la palla dovrà necessariamente passare alla Soprintendenza e al Ministro: molte opere sembrano fatte apposta per restare in modalità fissa nel percorso dei Fori (quella di Jannis Kounellis, le foto di Jodice e magari anche i dischi di Mimmo Paladino sebbene siano un lavoro non pensato, come invece è, per dialogare con la mole del Colosseo). Sarebbe una bella sfida da cogliere per il ministro Massimo Bray…

  • VeneXia

    Sono d’accordo con l’appello: alcune opere dovrebbero rimanere in loco. Sarebbe il caso!!!

  • andrea bruciati

    una mostra di tendenza? mi sembra una iniziativa reazionaria che coglie la staticità del ‘classico’ e non l’avverto assolutamente come propositiva e contemporanea, nonostante vi siano alcune opere di indubbio interesse

  • anna valeriani

    infantili. 2.000 anni di citazioni, ripetute in tutto il pianeta … sembra nessuno riesca a conoscere le civiltà greco-romana … Cosa? restino ? Fortunatamente a Roma non
    resta niente. Il paragone frantuma persino le religioni … anche fanatiche ….

  • Valentina

    video-SPEECH

  • Angelov

    Roma: c’è sempre uno scorcio o una breve visione, visti di sfuggita, prima di lasciare questa città, e andartene da essa, che ti rimane come attaccato addosso, proprio una molecola di nostalgia.

  • Nicola

    Post-Classicismo ??? Le vostre opere vanno spostate. Voi non avete sentito il bisogno di Ricollegavi “alla Classicità siete del tutto scollegati da essa e dalla Memoria che ci hanno lasciato i Nostri Patres , da quella collina il Palatino è nata tutta la struttura europea il nostro modo di vivere, di festeggiare e di Pregare ,le vostre opere ubicati in luoghi SACRI come il Tempio di Venere e della Dea Roma sono un insulto a tutta nostra civiltà e al Classicismo , ma quale dialogo , e qui cito l’intervistato del video “entrano dentro gli spazi di Archeologia e non la invadano ma avviano un dialogo stringente problematico sempre incerto con quello che era l’antica Roma “più che dialogo un oltraggio.
    Sono totalmente sconfortato e penso che nessun Storico o Archeologo che si rispetti possa accettare uno scempio del genere ,io non sono nessuno dei due.

  • sandro

    La civiltà classica ha trasmesso al mondo un eterno messaggio di bellezza i cui principi si fondano sull’armonia delle forme, l’equilibrio delle proporzioni,la materializzazione ideale di concetti e categorie filosofiche.
    Sono rimasto profondamente desolato nel vedere la “Venere con gli stracci” collocata in un contesto che nulla ha a che fare con lei. Ritengo un insulto alla cultura
    e alla civiltà l’idea di offrire spazi cosi prestigiosi ed unici a tali “opere”. Non intendo giudicare quell’opera in sé,è chiaro che la trovo molto discutibile, ma non è questo il punto. Il fatto che ritengo grave e oltraggioso è la gestione cosi stravagante di luoghi che meritano un assoluto rispetto e credo che coloro che hanno concepito questo progetto o lo hanno reso possibile,debbano essere rimossi dai loro incarichi. Trovo profondamente patetiche le inutili acrobazie dialettiche con le quali il curatore della mostra tenta di dare una giustificazione all’iniziativa. Fortunatamente per lui l’imperatore Adriano ( grande cultore d’arte e costruttore del tempio di Venere e Roma) non può avere voce in capitolo, chissà cosa avrebbe pensato vedendo quel mucchio di stracci…