Valentino omaggia Jan Vermeer. Un genio del made in Italy veste il prossimo autunno/inverno con la poesia del maestro fiammingo. E l’Italia trionfò sulle passerelle di Parigi

Il fascino discreto del made in Italy. Tutto l’inconfondibile appeal di una tradizione creativa che unisce classicità e innovazione, rigore manifatturiero e vocazione sperimentale, amore per il dettaglio, esattezza formale e straordinaria cultura iconografica. È l’Italia che il mondo guarda con ammirazione, ancora capace di tracciare una sintesi felice tra spirito imprenditoriale, qualità artigianale e sensibilità […]

Valentino, collezione autunno/inverno 2013-2014

Il fascino discreto del made in Italy. Tutto l’inconfondibile appeal di una tradizione creativa che unisce classicità e innovazione, rigore manifatturiero e vocazione sperimentale, amore per il dettaglio, esattezza formale e straordinaria cultura iconografica. È l’Italia che il mondo guarda con ammirazione, ancora capace di tracciare una sintesi felice tra spirito imprenditoriale, qualità artigianale e sensibilità artistica. E la moda resta, in tal senso, tra i migliori fiori all’occhiello da esibire sui palcoscenici internazionali. Esemplare l’ultima sfilata di Valentino, nei giorni della fashion week parigina: collezione autunno/inverno 2013, un gioiello assoluto, per livello qualitativo e  per la capacità di rimarcare un profilo identitario forte, autorevole. La moda italiana, così come ci piace raccontarla.

Jan Vermeer, Ragazza addormentata, 1656
Jan Vermeer, Ragazza addormentata, 1656

Intanto c’è l’arte, in sottofondo. I due direttori creativi della maison, Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, hanno tirato fuori il meglio di sé, lasciandosi trasportare dalle suggestioni della pittura fiamminga secentesca. Un omaggio a Jan Vermeer. Delle cui scene d’interni la collezione restituisce l’anima, in termini di geometrie, di atmosfere, di preziosità decorative, catturandone quella singolare sospensione tra luce e penombra, quell’equilibrio tra severità ed eleganza. Non una trasposizione pretestuosa – come spesso accade – ma un’operazione di rilettura e rievocazione, tanto nostalgica quanto calata nell’attualità.
Ed ecco esili creature virginali scivolare lungo la passerella, i volti incorniciati da morbide trecce, sospese in una perfetta parentesi temporale: schizzate fuori dalla tela o pronte per finirci dentro, straniate nella soglia che separa seduzione metropolitana e ricercatezza d’epoca. Tagli eccellenti, linee essenziali ma sinuose e una femminilità piena di grazia regale. Questo era ed è, ancora, lo stile Valentino, tra perfezione delle architetture sartoriali, equilibrio dei dettagli e la classicità di filati pregiatissimi.

Valentino, collezione autunno/inverno 2013-2014
Valentino, collezione autunno/inverno 2013-2014

A ricordare le stanze incantate di Vermeer ci sono i tessuti, bouquet floreali disegnati nei blu oltremare e nei porpora sfarzosi; e poi le stole d’ermellino, le cappe e i mantelli, i boustier cesellati come intarsi di vecchie argenterie o come damaschi borghesi; gli abiti-vestaglia, a coprire la silhouette per intero: quelli neri e austeri, memorie di conventi o di collegi, nel gioco candido dei colletti inamidati e dei polsini severi; oppure quelli blu, bianchi, rossi e celesti, svaporati come nuvole, nella minuzia dei ricami e nell’essenzialità dei modelli. Tutto così retrò, tutto così contemporaneo.
Unico colore che manca è il giallo, protagonista assoluto della tavolozza cromatica vermeeriana, impalpabile quando diventa luce,  sontuoso quando si fa panneggio. Un errore? Piuttosto, una scelta.  Libera interpretazione, con tanto di filtro e di lettura critica. L’anima più severa e insieme più eterea di Vermeer si è fatta abito, privilegiando il decoro e il cesello alle giustapposizioni cromatiche, l’oscurità e i mezzi toni alle concentrazioni radiose, la sapienza costruttiva a quella luministica.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.